Milano, 13 aprile 2026 — Una giornata che probabilmente rimarrà negli appunti di molti investitori, non tanto per le percentuali — tutto sommato contenute — quanto per quello che si muove sotto la superficie. Il FTSE MIB è in linea con gli altri listini europei ma con una composizione interna che racconta storie molto diverse tra loro.
Il contesto: Hormuz al centro di tutto
Il catalizzatore di questa sessione è ormai noto: il fallimento dei colloqui di pace tra Stati Uniti e Iran a Islamabad nel weekend ha aperto la strada all’annuncio di Trump, che ha ordinato il blocco navale dello Stretto di Hormuz a partire dalle 16 italiane di oggi. Attraverso quello stretto passa circa il 20% del petrolio mondiale, e i mercati — prevedibilmente — non hanno aspettato che il blocco diventasse operativo per reagire.
Il WTI è salito dell’8,11% a 104,4 dollari al barile, il Brent si è attestato a 101,83 dollari, mentre il gas naturale sulla piazza TTF di Amsterdam ha segnato un balzo del 9% a circa 47,6 euro al megawattora. Numeri che probabilmente inizieranno a farsi sentire nelle prossime bollette degli italiani.
Chi ha guadagnato e chi ha perso a Milano
La lettura del listino è in questo caso quasi didattica. I titoli dell’energia e della difesa hanno beneficiato direttamente dello scenario geopolitico: ENI ha guadagnato circa il 2%, Leonardo ha segnato un +2% nelle ore centrali, Saipem e Tenaris si sono mosse in territorio positivo. Chi produce o estrae petrolio, in un contesto in cui il greggio vola, tende naturalmente ad apprezzarsi.
Sul lato opposto, la pressione si è concentrata su due comparti in particolare. Il lusso è forse il settore che ha pagato il prezzo più alto: Brunello Cucinelli ha ceduto circa il 3,3%, Moncler ha perso il 2,2%. Il ragionamento è abbastanza lineare: un dollaro più forte (oggi l’euro è scivolato a 1,1688) e uno scenario di rallentamento economico globale non sono probabilmente il terreno migliore per chi vende borse e cappotti da migliaia di euro.
Le banche hanno anch’esse mostrato segni di debolezza: UniCredit e Mediobanca hanno ceduto intorno al 2%, una dinamica che potrebbe riflettere timori su un eventuale deterioramento del quadro macroeconomico, con tassi che restano alti e uno spread che nel frattempo è risalito.
Lo spread torna a salire
Proprio lo spread BTP-Bund merita un capitolo a parte. Durante la giornata si è allargato fino a circa 79-80 punti base, con il rendimento del decennale italiano che è salito al 3,86% e quello tedesco al 3,06% (fonte: ANSA). Non si tratta di numeri allarmanti in assoluto, ma la direzione è quella da monitorare: in un contesto di tensione geopolitica e incertezza energetica, i titoli di stato italiani tendono a soffrire più di altri. Per ora la situazione sembra sotto controllo, ma un’ulteriore escalation a Hormuz potrebbe probabilmente rimettere pressione sul differenziale.
Il confronto con gli altri listini europei

Rispetto ai principali mercati del Vecchio Continente, Piazza Affari ha tutto sommato limitato i danni. Il DAX tedesco sta perdendo lo 0,95% — penalizzato forse dalla sua forte componente industriale ed export-oriented — mentre il CAC 40 francese sta cedendo lo 0,78% e il FTSE 100 londinese, storicamente più difensivo grazie alla sua esposizione energetica, sta registrando il calo più contenuto: -0,45%.
Oltreoceano, anche Wall Street ha aperto in rosso: S&P 500 a -0,37%, Dow Jones a -0,80% e NASDAQ 100 a -0,34%. La settimana inizia peraltro con il via alla stagione delle trimestrali americane, con i big del credito in prima fila — un elemento che potrebbe muovere i mercati nelle prossime sessioni.
Cosa aspettarsi nelle prossime ore
Il quadro, almeno a breve termine, sembra destinato a rimanere incerto. Tutto dipenderà probabilmente dall’evoluzione della crisi nello Stretto di Hormuz: se il blocco navale dovesse protrarsi o aggravarsi, è ragionevole attendersi ulteriore pressione su gas e petrolio, con effetti a cascata sull’inflazione europea e sulla capacità della BCE di mantenere una politica monetaria distensiva.
Per Piazza Affari, lo scenario più probabile nelle prossime sedute è quello di una volatilità elevata, con il listino conteso tra i titoli energetici — che potrebbero continuare a sostenere l’indice — e la debolezza strutturale di lusso, banche e automotive, con Stellantis che ha già mostrato segni di cedimento oggi. Il FTSE MIB, pur avendo una composizione che lo rende forse meno fragile di altri in questo contesto, non sembra al riparo da ulteriori correzioni qualora la geopolitica dovesse peggiorare.
