Nella seconda seduta della settimana i listini europei accelerano grazie alla ripresa dei negoziati tra Washington e Teheran e al ruolo sempre più centrale della Cina come mediatore. Ma il contesto resta fragile: Hormuz non è ancora libero, le trimestrali americane entrano nel vivo e domani MPS tiene la sua assemblea decisiva.

Martedì mattina positivo per le principali Borse europee. Il DAX di Francoforte guida i rialzi con un +1% a quota 23.981 punti, seguito dal FTSE MIB di Milano a +0,51% a 47.771 punti, mentre il FTSE 100 di Londra avanza in modo più contenuto a +0,24%, fermandosi a 10.609 punti. Numeri incoraggianti, che però vanno contestualizzati con attenzione: il verde di stamattina nasce probabilmente da una combinazione di fattori diplomatici e tecnici, non da una ritrovata certezza strutturale sui mercati.

La mossa della Cina cambia il quadro diplomatico

Il vero catalizzatore di questa mattina sembra essere la ripresa delle trattative tra Stati Uniti e Iran. La ripresa delle trattative tra Usa e Iran ad Islamabad ha fatto tornare il sereno sulle Borse europee, che a dire il vero si erano poco scomposte anche nella seduta di lunedì, scommettendo già sul fatto che lo stop ai negoziati del fine settimana fosse più che altro una mossa tattica.

A dare ulteriore spinta all’ottimismo è l’ingresso in campo di Pechino. Il presidente cinese Xi Jinping ha presentato una proposta in quattro punti per promuovere la pace e la stabilità in Medio Oriente nel corso di un incontro con il principe ereditario di Abu Dhabi, Khaled bin Mohamed bin Zayed Al Nahyan. Una mossa che gli investitori hanno probabilmente accolto come un segnale concreto di volontà di de-escalation — anche se, vale la pena ricordarlo, la diplomazia in questa crisi ha già deluso più di una volta.

Ieri Wall Street ha tenuto, Hormuz resta il nodo centrale

La giornata di lunedì aveva già offerto qualche segnale positivo. Ieri sera Wall Street ha chiuso in rialzo, con il rendimento dei Treasury a dieci anni in lieve calo al 4,28%, snobbando il fermo dei transiti nello stretto di Hormuz e puntando tutto su un imminente accordo Usa-Iran.

Eppure, le Borse europee nella seduta di lunedì avevano comunque chiuso in modo complessivamente contenuto, con il FTSE MIB che aveva terminato in calo dello 0,17%, dopo che il blocco militare statunitense del traffico marittimo in entrata e uscita dai porti iraniani era entrato in vigore. Il rialzo di stamattina potrebbe quindi essere letto, almeno in parte, come un rimbalzo tecnico rispetto a quella seduta.

Il nodo strutturale resta aperto. Anche se venisse firmata un’intesa di pace, occorrerà tempo prima che i commerci riprendano e i centri di produzione di greggio e gas tornino a marciare a pieno ritmo: secondo i massimi esperti del settore, il valore del greggio rimarrà attorno ai 90 dollari al barile nel corso del 2026.

Trump contro Papa Leone XIV: uno scontro senza precedenti

Nelle ultime ore un’altra notizia ha fatto il giro del mondo, e probabilmente non è destinata a migliorare il clima diplomatico internazionale già abbondantemente teso. Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha dichiarato apertamente di non essere “un grande fan” di Papa Leone XIV, definendolo “una persona molto liberale” e “un uomo che non crede nella lotta alla criminalità”.

L’attacco è arrivato dopo che il Pontefice aveva apertamente criticato la condotta americana nel conflitto con l’Iran. Leone XIV aveva definito l’ultimatum di Trump a Teheran “inaccettabile”, e aveva stigmatizzato quello che ha chiamato “il delirio di onnipotenza che attorno a noi si fa sempre più imprevedibile e aggressivo”. La risposta di Trump non si è fatta attendere, e ha assunto toni piuttosto insoliti anche per i suoi standard. Il presidente ha affermato: “Papa Leone è debole sulla criminalità e pessimo per la politica estera. Leone dovrebbe essere grato perché, come tutti sanno, è stato una sorpresa scioccante. Se non fossi alla Casa Bianca, Leone non sarebbe in Vaticano”.

Leone XIV ha risposto con una certa compostezza: “Non ho paura dell’amministrazione Trump”, ha detto il Papa ai giornalisti sul volo verso Algeri, aggiungendo che non intende smettere di alzare la voce contro la guerra.

Sul piano dei mercati, questo scontro è probabilmente destinato a restare sullo sfondo nel brevissimo termine. Tuttavia, rappresenta un ulteriore segnale della crescente difficoltà degli Stati Uniti nel gestire i rapporti con attori internazionali anche molto diversi tra loro — e potrebbe, forse, contribuire a rendere ancora più scivoloso il terreno dei negoziati con l’Iran, nei quali il peso della credibilità diplomatica americana gioca un ruolo tutt’altro che secondario.

Le trimestrali americane: la vera cartina di tornasole

Questa settimana è anche quella in cui le grandi banche statunitensi aprono la stagione dei conti del primo trimestre 2026. Sono attese le trimestrali di Blackrock, JPMorgan, Citigroup e Wells Fargo martedì, Morgan Stanley e Bank of America mercoledì, con Netflix e Bank of New York che chiuderanno giovedì. Goldman Sachs ha già aperto le danze con numeri solidi — ricavi a 17,2 miliardi nel primo trimestre, +14% — ma è la lettura complessiva del sistema bancario americano che dirà probabilmente molto sulla tenuta dell’economia reale in questo contesto complicato.

Se le trimestrali deludessero, soprattutto sul fronte delle guidance prospettiche, il nervosismo sui mercati potrebbe tornare rapidamente.

MPS: domani l’assemblea che rinnova il CDA

Sul fronte domestico, è difficile non notare l’avvicinarsi di un appuntamento delicato per Piazza Affari. Nei prossimi giorni terrà banco la stagione assembleare delle banche: focus in particolare su Banca MPS, con la sfida tra l’ex amministratore delegato Luigi Lovaglio e la lista del CDA che propone Fabrizio Palermo per la guida della banca. L’assemblea è convocata per domani, mercoledì 15 aprile.

Il Tesoro, stando a quanto riportato da Milano Finanza, ha confermato di non voler partecipare alla nomina dei nuovi organi amministrativi, in linea con la posizione espressa dalla premier Meloni. Una scelta che potrebbe lasciare campo aperto agli altri grandi soci nella definizione degli equilibri di governance — con potenziali ripercussioni sul titolo nei prossimi giorni.

BCE, Fed e l’incognita energia

La settimana sarà ricca di interventi da parte dei membri della BCE e della Fed, giudicati importanti dagli analisti per capire il loro posizionamento nell’attuale contesto di mercato e geopolitico. Sul fronte valutario, l’euro si è stabilizzato nei confronti del dollaro in area 1,1661.

Per quanto riguarda i tassi, le aspettative di mercato restano orientate verso ulteriori tagli della Fed nel corso del 2026 — ma la situazione energetica, ancora tutt’altro che normalizzata, rappresenta un fattore di rischio inflazionistico che potrebbe spingere le banche centrali verso un approccio più prudente del previsto.

Conclusione: ottimismo giustificato, ma con riserva

I rialzi di questo martedì mattina hanno una spiegazione concreta — la diplomazia si è rimessa in moto e Wall Street ha tenuto. Ma chi conosce i mercati sa bene che in settimane come questa, con così tante variabili aperte in contemporanea, il quadro può cambiare rapidamente. Hormuz, le trimestrali e l’assemblea MPS sono tre incognite che nelle prossime 48 ore potrebbero ridisegnare il sentiment degli investitori in modo significativo.