Mercoledì in Borsa due titoli del FTSE MIB sotto i riflettori per ragioni diverse: la paytech milanese vola sui rumor di un’offerta da 9 miliardi del private equity, mentre il colosso dell’auto si prepara a pubblicare domani i conti del primo trimestre. Per entrambi, il consenso degli analisti racconta una storia di ricavi sotto pressione e margini ancora da ricostruire.

Le sedute di Piazza Affari di queste ore raccontano due storie che, pur appartenendo a settori diversi, finiscono per intrecciarsi nel medesimo filo conduttore: la difficoltà delle grandi società italiane a tradurre i recuperi commerciali in margini operativi convincenti. Da una parte Nexi, che venerdì 6 maggio alzerà il velo sui conti del primo trimestre 2026 mentre il titolo viene scosso dall’indiscrezione di un’offerta da 9 miliardi di euro firmata CVC Capital Partners. Dall’altra Stellantis, attesa domani 30 aprile a un appuntamento finanziario che il mercato considera un vero spartiacque per il nuovo corso guidato da Antonio Filosa.

Nexi, il consenso degli analisti vede ricavi stabili ma Merchant Solutions in arretramento

Sul fronte Nexi, il consenso raccolto nelle ultime settimane indica per il primo trimestre ricavi attorno agli 815 milioni di euro, sostanzialmente in linea con lo stesso periodo del 2025. Una stabilità che, in un settore dove la crescita resta il vero indicatore di salute industriale, potrebbe non bastare a soddisfare le aspettative. Il dato più sensibile riguarda il segmento di punta del gruppo: le Merchant Solutions, che secondo i bilanci 2025 rappresentano quasi il 60% dei circa 3,6 miliardi di ricavi annuali, dovrebbero registrare un calo dell’1% rispetto al primo trimestre dell’anno precedente.

Si tratta di un arretramento contenuto, ma non irrilevante dal punto di vista narrativo. Pesano ancora gli effetti delle fusioni e acquisizioni bancarie che hanno modificato il perimetro dei contratti, oltre a un contesto macroeconomico che continua a frenare i consumi sottostanti. Per centrare la guidance di crescita dei ricavi a una cifra media nel 2028, indicata durante il Capital Markets Day, Nexi dovrà probabilmente mostrare un’accelerazione concreta nei prossimi trimestri. Il consenso attuale, fermo intorno al 3% di crescita annua, si colloca sulla parte bassa della guidance, lasciando poco margine per delusioni.

Ebitda probabilmente in calo del 2%, marginalità sotto il 47%

Sul fronte della redditività, le previsioni indicano un Ebitda intorno ai 380 milioni di euro, in flessione di circa il 2% rispetto al primo trimestre 2025. La marginalità si attesterebbe poco sotto il 47%, in calo rispetto ai livelli storici del gruppo, che nel 2025 chiudeva con un margine Ebitda del 53,1% sull’intero esercizio.

Il motivo principale è legato alla struttura dei costi. Nexi sta investendo in modo significativo sulla forza vendita, con un incremento previsto fino al 75% degli effettivi commerciali, a cui si aggiungono maggiori investimenti strategici sui prodotti. Nel primo trimestre l’aumento dei costi dovrebbe restare contenuto, attorno al 2-3%, ma il management ha lasciato intendere che la dinamica accelererà nel corso dell’anno, fino a un impatto annuale stimato intorno al 5-6%. Una scelta che pesa nel breve sui margini, ma che probabilmente punta a costruire le basi per la ripresa dei volumi.

Il rumor CVC fa volare il titolo: 9 miliardi per il delisting

Il vero scossone, però, è arrivato dall’esterno. Secondo quanto riportato dal Financial Times e ripreso dalle principali testate finanziarie italiane, CVC Capital Partners starebbe valutando un’offerta da circa 9 miliardi di euro (debito incluso) per ritirare Nexi dalla Borsa. Una cifra quasi doppia rispetto alla capitalizzazione attuale, che si aggira intorno ai 4,8-5 miliardi, con il titolo che mercoledì ha guadagnato il 6,4% in apertura di seduta, salendo sopra i 4 euro. L’ipotesi di prezzo che circola tra gli operatori è di circa 7,5 euro per azione, anche se al momento si tratta solo di indiscrezioni non confermate.

Il piano, secondo le ricostruzioni, prevedrebbe uno spezzatino del gruppo: la divisione Digital Banking Solutions, considerata strategica per le infrastrutture finanziarie nazionali, verrebbe trasferita a un investitore italiano come Cassa Depositi e Prestiti, mentre il resto delle attività resterebbe sotto il controllo del fondo per un piano di rilancio. Una struttura pensata per superare l’ostacolo del golden power governativo.

I broker, però, sono cauti. Intermonte parla apertamente di “elevata incertezza sulla credibilità dell’operazione, sulla sua esecuzione e sull’allineamento politico”, mentre Banca Akros sottolinea che qualsiasi ipotesi di delisting incontrerebbe ostacoli rilevanti senza l’allineamento di Cassa Depositi e Prestiti, oggi secondo azionista con il 19,1%. CDP, ricordano le fonti del Financial Times, non sarebbe favorevole all’uscita dal listino. Anche Equita evidenzia come il processo rimanga altamente incerto. Va considerato che CVC aveva già tentato di avvicinarsi a Nexi nel 2015 e nel 2023, senza mai arrivare a un’offerta formale.

Stellantis, domani il banco di prova per il nuovo corso Filosa

Mentre Nexi viene scossa dai rumor, l’altro grande titolo del FTSE MIB sotto i riflettori in queste ore è Stellantis. Domani, giovedì 30 aprile, il gruppo guidato da Antonio Filosa pubblicherà i risultati del primo trimestre 2026, con la conference call attesa alle 14:00 ora italiana. Si tratta di un appuntamento particolarmente delicato: dopo un 2025 chiuso con una perdita netta da 22,3 miliardi di euro, ricavi a 153,5 miliardi (-2%) e un maxi-reset da 22,2 miliardi di oneri straordinari, il mercato cerca segnali concreti di svolta.

Il dato anticipato il 15 aprile sulle consegne consolidate offre già una prima indicazione positiva: 1,361 milioni di veicoli, in crescita del 12% su base annua, con il Nord America a +17% e l’Europa allargata a +12%. Un dato che Banca Akros aveva definito “sopra le attese” e che aveva spinto il titolo del 4% nella seduta del 15 aprile, fino a 7,20 euro. Tuttavia, da allora la quotazione si è in parte sgonfiata: alla chiusura del 28 aprile STLAM viaggiava a 6,695 euro, in calo rispetto ai picchi di metà mese, con una performance da inizio anno ancora negativa di oltre il 24%.

Volumi sì, ma il vero test sono i margini

La domanda centrale per il mercato è semplice: quanto del recupero dei volumi si tradurrà davvero in redditività? Le scorte di Ram e Jeep negli Stati Uniti, secondo la stampa finanziaria americana, restano elevate, attorno rispettivamente a 115 e 130 giorni. Livelli che probabilmente continueranno a generare pressione sui listini, spingendo il ricorso agli incentivi e riducendo la libertà industriale nei mesi successivi. Il Nord America potrebbe essere il motore della ripartenza, ma anche il punto in cui il miglioramento dei volumi rischia di costare caro in termini di margine.

In Europa, la partita si gioca sui nuovi modelli della piattaforma Smart Car — Citroën C3 e C3 Aircross, Opel/Vauxhall Frontera e Fiat Grande Panda — che da soli hanno aggiunto circa 48 mila unità nel trimestre, con un balzo dell’85% su base annua. Una scommessa importante sulle auto compatte e accessibili, area cruciale del mercato europeo dove la concorrenza dei costruttori cinesi si fa sempre più aggressiva.

Sul fronte della guidance 2026, il management ha confermato l’attesa di un miglioramento dei ricavi netti a una cifra media (circa il 5%), un margine AOI a una cifra bassa e un free cash flow industriale in recupero, con un miglioramento sequenziale tra primo e secondo semestre. Il Consiglio ha però sospeso il dividendo 2026 e autorizzato l’emissione di bond ibridi fino a 5 miliardi di euro per rafforzare la struttura patrimoniale.

L’Investor Day del 21 maggio resta lo snodo decisivo

Per Stellantis, i numeri di domani saranno solo il primo capitolo di una sequenza più ampia. Il vero appuntamento è infatti l’Investor Day del 21 maggio ad Auburn Hills, dove Filosa dovrà presentare il nuovo piano industriale. Secondo indiscrezioni della stampa estera, il gruppo potrebbe concentrare maggiori risorse sui marchi più redditizi — in particolare Jeep, Ram, Peugeot e Fiat — segnando una svolta rispetto alla logica di gestione più ampia dei 14 brand del portafoglio.

I numeri di domani serviranno quindi soprattutto come premessa finanziaria del nuovo corso. Se il dato sui ricavi confermerà la traiettoria delle consegne e il management saprà mostrare disciplina sui prezzi e sulla cassa, Filosa potrà presentarsi al mercato il 21 maggio con una narrativa di ripartenza più solida. In caso contrario, le aspettative potrebbero ridimensionarsi rapidamente.

Due storie, un filo comune: ricavi, margini e fiducia

I due dossier — Nexi e Stellantis — raccontano momenti diversi della stessa partita. Nexi affronta una fase di transizione commerciale con la pressione aggiuntiva di un’operazione speculativa che potrebbe cambiare radicalmente l’assetto del gruppo. Stellantis invece deve dimostrare che il maxi-reset del 2025 sta producendo i frutti attesi, in un momento in cui il mercato non ha più pazienza per slogan di ripartenza non supportati dai numeri.

Per gli investitori, le parole chiave delle prossime settimane saranno cinque: ricavi, margini, scorte, cassa e priorità industriali. Da qui passerà la credibilità di entrambi i titoli del FTSE MIB. E, forse, anche una parte significativa dell’umore di Piazza Affari nelle prossime sedute.