Wall Street arriva a una delle sedute più dense del trimestre con i conti di Alphabet e Amazon a sostenere il sentiment, mentre il Brent oltre i 119 dollari e l’attesa per la BCE tengono l’Europa sulle spine

I mercati globali si presentano all’appuntamento di giovedì 30 aprile con un mix che raramente si è visto così concentrato in una sola seduta: trimestrali da record dei colossi tecnologici americani, petrolio sui massimi dal 2022, una decisione sui tassi della Banca Centrale Europea e i dati preliminari sul PIL del primo trimestre dell’Eurozona. Una combinazione che, con ogni probabilità, finirà per orientare la direzione delle borse anche nelle prossime settimane.

Big Tech: Alphabet e Amazon convincono, Meta paga le ambizioni AI

Le trimestrali di Alphabet, Microsoft, Meta e Amazon, pubblicate ieri sera dopo la chiusura di Wall Street, raccontano una storia di luci e ombre. Secondo i dati riportati da CNBC e InvestmentNews, Alphabet ha probabilmente messo a segno il colpo più convincente: ricavi che hanno superato le attese, una crescita di Google Cloud del 20% anno su anno e un utile netto trimestrale balzato dell’81% a 62,57 miliardi di dollari. Il CEO Sundar Pichai ha ammesso che le entrate del cloud sarebbero potute essere ancora più alte se l’azienda non fosse stata “compute constrained”, segnale forse rassicurante sulla domanda di infrastrutture AI. La società ha anche alzato le previsioni di capex per l’anno fino a 190 miliardi di dollari.

Microsoft ha riportato ricavi per 82,9 miliardi (+18%) e un utile netto in crescita del 23% a 31,8 miliardi. Il dato che probabilmente catalizzerà l’attenzione degli analisti è il run rate annuale del business AI, che ha superato i 37 miliardi di dollari segnando un +123% anno su anno secondo le dichiarazioni del CEO Satya Nadella.

Meno brillante invece la performance di Meta: nonostante un beat su ricavi (56,31 miliardi) ed EPS adjusted (7,31 dollari contro i 6,79 attesi), il titolo ha ceduto circa il 7% nell’after-hours. La causa è da ricercare verosimilmente nell’aggiornamento al rialzo della guidance di capex per il 2026, ora compresa tra 125 e 145 miliardi di dollari rispetto alla precedente forchetta 115-135 miliardi. Una scelta che il management ha giustificato con i maggiori prezzi delle componenti e gli investimenti aggiuntivi sui data center, ma che il mercato sembra aver letto come un ulteriore peso sui margini.

Per Amazon l’attenzione resta concentrata sulla crescita di AWS, che si stima debba superare il 25% per dimostrare di non perdere terreno rispetto a Microsoft Azure nella corsa all’AI infrastructure.

Petrolio: Brent sopra 119 dollari, è il massimo da giugno 2022

Il vero protagonista delle ultime ore è però il greggio. Secondo i dati di CNBC e Reuters, il Brent ha toccato in mattinata i 126,10 dollari al barile sulla scia di indiscrezioni di Axios secondo cui il Comando Centrale degli Stati Uniti starebbe per presentare al presidente Trump piani per una possibile azione militare contro l’Iran. Il contratto di giugno è salito di oltre il 6,8%, mentre il WTI ha superato quota 110 dollari.

L’innesco è duplice: da un lato il rifiuto di Trump alla proposta iraniana di riaprire lo Stretto di Hormuz fino al raggiungimento di un accordo nucleare più ampio, dall’altro le indicazioni che la Casa Bianca starebbe preparando il terreno per un blocco navale di lunga durata. Il presidente americano avrebbe incontrato i vertici delle major petrolifere proprio per discutere come mitigare l’impatto di un blocco che potrebbe protrarsi per mesi. Goldman Sachs stima che le esportazioni attraverso Hormuz siano scese al 4% dei livelli normali, in quella che l’Agenzia Internazionale dell’Energia ha definito “la più grande interruzione di approvvigionamento nella storia”.

A pesare ulteriormente, l’annuncio dell’uscita degli Emirati Arabi Uniti dall’OPEC+ a partire dal 1° maggio, mossa che probabilmente indebolirà la capacità del cartello di controllare i prezzi. Per il consumatore americano l’effetto è già visibile: il prezzo medio della benzina ha raggiunto i 4,23 dollari al gallone secondo AAA, massimo degli ultimi quattro anni.

BCE: tassi probabilmente fermi, ma è la conferenza di Lagarde a contare

Alle 14:15 di oggi è atteso l’annuncio sui tassi della Banca Centrale Europea. Il consenso di mercato si orienta su un mantenimento del tasso sui depositi al 2% e del tasso principale al 2,15%, sesta riunione consecutiva di “hold”. L’istituto di Francoforte si trova in una posizione delicata: da un lato l’inflazione di marzo è risalita al 2,6% nell’Eurozona, spinta interamente dai prezzi energetici, dall’altro la crescita continua a deteriorarsi, con il governo tedesco che ha già tagliato a metà le proprie stime di PIL 2026 (allo 0,5%).

Secondo quanto riportato da Euronews e CNBC, le attese degli economisti BNP Paribas indicano che l’eventuale stretta monetaria potrebbe slittare alla riunione di giugno, con un possibile rialzo di 25 punti base che porterebbe il tasso principale al 2,25%. Il discorso di Christine Lagarde sarà probabilmente il momento chiave: ogni parola sulla durata della “fase di attesa” verrà analizzata in dettaglio dagli investitori.

Macro Eurozona: una mattinata di dati cruciali

L’agenda di oggi è particolarmente densa. Il PIL del primo trimestre della Francia è già uscito invariato congiunturalmente e in crescita dell’1,1% anno su anno. In mattinata sono attesi anche i dati su Germania (vendite al dettaglio, disoccupazione, PIL Q1), Spagna e Italia (PIL Q1 e disoccupazione di marzo). Alle 11 toccherà al PIL aggregato dell’Eurozona insieme all’inflazione preliminare di aprile, dato che potrebbe orientare in modo significativo le scelte BCE delle prossime settimane.

Negli Stati Uniti, alle 14:30 ora italiana, sono attesi i dati su PCE e core PCE di marzo, l’indicatore d’inflazione preferito dalla Fed, oltre alla prima stima del PIL del primo trimestre.

Piazza Affari: apertura in rosso, occhi sui petroliferi

Per la borsa italiana si profila una giornata complessa. I futures di Wall Street si muovono in territorio negativo (-0,57% sul Dow Jones, -0,20% sull’S&P 500) e i Treasury a 10 anni hanno toccato il massimo da un mese al 4,43%. Secondo Milano Finanza, il dollaro guadagna terreno superando i 160 yen.

Sul listino milanese Stellantis ha probabilmente sorpreso in positivo con un utile operativo rettificato del primo trimestre quasi triplicato a 960 milioni di euro, ben oltre il consenso degli analisti fermo a 568 milioni. Bene anche Prysmian, che ha confermato la guidance 2026 e ha visto Citi ribadire il rating buy con target price a 113 euro. I titoli energetici (Eni, Saipem, Tenaris) potrebbero beneficiare ancora una volta della spinta del petrolio, mentre il settore industriale e il lusso restano probabilmente i più esposti a un eventuale storno.

Cosa aspettarsi nelle prossime ore

La probabilità che oggi si registri un’elevata volatilità appare elevata. Le variabili in gioco sono molteplici: la reazione dei tecnologici dopo le trimestrali, la traiettoria del petrolio in caso di ulteriori escalation nel Golfo, il tono di Lagarde alla conferenza stampa, la prima lettura del PIL americano. Secondo il CME FedWatch, dopo la decisione della Fed di ieri i mercati prezzano ora una probabilità del 44% di un rialzo dei tassi entro aprile 2027, in netto aumento rispetto all’8% di prima dell’annuncio. Morgan Stanley, citata da Milano Finanza, ha posticipato al 2027 la previsione del primo taglio Fed.

Il quadro complessivo suggerisce che il mese di maggio potrebbe aprirsi con un sentiment di mercato fortemente condizionato da due fattori: la sostenibilità dei massicci capex sull’AI da parte dei tecnologici e l’evoluzione della crisi mediorientale. Per gli investitori europei, in particolare, la risposta di Lagarde potrebbe rappresentare la prima vera bussola in un contesto di stagflazione ormai sempre più tangibile.