Riunione FOMC, ultima possibile presidenza Powell, greggio in tensione e trimestrali europee: ecco cosa muove davvero i mercati questa mattina.
L’apertura di mercoledì 29 aprile 2026 mette gli investitori europei in una posizione delicata: pochi numeri sostanziosi, molta attesa. Tutto, o quasi, sembra ruotare intorno alla decisione della Federal Reserve attesa nel pomeriggio statunitense, che potrebbe rappresentare l’ultima riunione di Jerome Powell come presidente della banca centrale americana.

Piazza Affari parte cauta, occhi puntati sul petrolifero
Il FTSE MIB ha aperto la seduta in leggero calo, scambiando intorno ai 47.990 punti con una variazione pressoché piatta (-0,1%), secondo i dati di Borsa Italiana. Stesso copione per gli altri listini europei, che probabilmente stanno scontando la prudenza tipica delle giornate pre-FOMC. Le seduta precedente a Wall Street era stata già nervosa: il Dow Jones aveva tenuto (+0,19% a 49.266 punti), mentre Nasdaq e S&P 500 avevano chiuso negativi, rispettivamente a -1,26% e -0,66%.
A sostenere parzialmente Milano sono i titoli energetici. Eni ha avviato la giornata in rialzo dello 0,32% a 23,49 euro, con Saipem (+0,89%) e Tenaris (+0,48%) sulla stessa scia. Il motivo è facilmente intuibile: il greggio WTI con scadenza giugno 2026 ha superato i 100 dollari al barile, secondo quanto riportato da Soldionline e dalle quotazioni Investing.com. Sul versante opposto, Salvatore Ferragamo apre pesante con un -5,43% a 7,23 euro nel comparto MidCap.
Petrolio sopra i 100 dollari: il fattore Hormuz pesa più di tutto
Il rally del greggio è quasi certamente legato alla situazione nello Stretto di Hormuz, che resta il vero ago della bilancia per i mercati delle materie prime. Le tensioni tra Stati Uniti e Iran, dopo il fallimento dei colloqui di Islamabad, hanno mantenuto i prezzi su livelli che potrebbero continuare a pesare sull’inflazione globale.
Secondo dati riportati da Il Sole 24 Ore e MilanoFinanza nei giorni scorsi, il Brent ha toccato i 110 dollari nelle settimane recenti, con Société Générale che ha alzato la stima di fine 2026 da 65 a 80 dollari al barile. Un dettaglio che probabilmente molti analisti stanno guardando con attenzione: gli Emirati Arabi Uniti hanno annunciato l’uscita dall’OPEC e dall’OPEC+, una mossa che potrebbe ridisegnare gli equilibri produttivi nei prossimi mesi.
Nexi sotto i riflettori: assemblea, buyback mancato e l’ipotesi CVC
Capitolo a parte per Nexi, che oggi vive una giornata cruciale. Il titolo ha aperto in rialzo a Piazza Affari — secondo i dati di Borsa Italiana scambia intorno ai 3,90 euro (+0,90%) — sostenuto da un’indiscrezione che potrebbe cambiare lo scenario per il gruppo dei pagamenti digitali. Stando a quanto riportato dal Financial Times e ripreso da MilanoFinanza, il fondo di private equity CVC Capital Partners starebbe valutando un’offerta da circa 9 miliardi di euro per acquisire l’intero gruppo italiano. Un’operazione che, se confermata, rappresenterebbe probabilmente uno dei deal più importanti dell’anno sul listino milanese.
L’eventuale offerta arriverebbe in un momento delicato per il titolo, che dall’inizio del 2026 ha vissuto fasi alterne. Il ricordo del 5 marzo è ancora fresco: Nexi aveva perso quasi il 20% in una sola seduta dopo la presentazione del nuovo Piano Industriale, scivolando fino a 2,64 euro, minimo degli ultimi sei anni, secondo quanto riportato da Sky TG24. Sul mercato avevano pesato l’assenza di un nuovo programma di buyback, una svalutazione dell’avviamento da circa 3,7 miliardi (definita “tecnica” dal CEO Paolo Bertoluzzo) e dati trimestrali leggermente sotto le attese.
Oggi l’assemblea ordinaria è chiamata ad approvare il bilancio 2025 — chiuso con ricavi per circa 3,6 miliardi di euro — e soprattutto il dividendo di 0,30 euro per azione, in crescita del 20% sull’anno precedente, per un esborso complessivo di circa 350 milioni. Lo stacco cedola è previsto per il 18 maggio, con un dividend yield che ai prezzi attuali si attesta intorno al 9%, secondo dati Borsa Italiana ed Economy Magazine. La trimestrale del primo quarto 2026 arriverà invece il 6 maggio, in un contesto dove l’eventuale mossa di CVC potrebbe pesare più dei numeri stessi.
Fed: rate decision alle 20:00 italiane, lo scenario più probabile è il “no change”
L’evento centrale della giornata è ovviamente la riunione del FOMC. Stando ai dati del CME FedWatch citati da CBS News, il mercato sta scontando una probabilità del 100% che la Fed mantenga il tasso di riferimento nell’attuale fascia 3,5%-3,75%. Sarebbe il terzo stop consecutivo dopo le pause di gennaio e marzo.
L’inflazione resta probabilmente il principale ostacolo a un eventuale taglio: secondo gli analisti citati da CNBC e Morningstar, l’indice è sopra l’obiettivo del 2% da circa cinque anni, e l’impennata dei prezzi energetici dovuta al conflitto con l’Iran complica ulteriormente lo scenario. Michael Feroli di JP Morgan, in una nota ripresa da Morningstar, prevede tassi fermi per tutto il 2026 e forse un rialzo di 25 punti base nel terzo trimestre 2027 — uno scenario che fino a inizio anno sembrava difficilmente immaginabile.
Il vero punto di attenzione, a giudicare dalle anticipazioni di Reuters e CNBC, sarà la conferenza stampa di Powell. Potrebbe essere l’ultima nel ruolo di presidente: il suo mandato scade il 15 maggio, e Kevin Warsh — nominato da Trump — sembra ormai prossimo alla conferma del Senato dopo che il Dipartimento di Giustizia ha sospeso l’indagine su Powell. Resta aperta l’incognita su un’eventuale permanenza di Powell come governatore “at large” fino al gennaio 2028.
Trimestrali e M&A: focus su Kone-TKE e TotalEnergies
Sul fronte societario internazionale, due notizie meritano attenzione. Il gruppo finlandese Kone, secondo quanto riportato da Il Sole 24 Ore, ha annunciato l’acquisizione del produttore tedesco di ascensori TKE in un’operazione valutata circa 29,4 miliardi di euro: un deal che potrebbe ridisegnare il settore degli ascensori a livello globale.
TotalEnergies, dal canto suo, ha comunicato un utile sostenuto dal rialzo dei prezzi del petrolio e ha annunciato la ripresa del programma di buyback. Una notizia che probabilmente avrà ripercussioni positive sull’intero comparto oil europeo nelle prossime sedute.
In Italia, oggi è giornata di assemblee per l’approvazione del bilancio 2025 di big come DiaSorin, FinecoBank, Hera, Nexi, Recordati, Snam e Unipol. Nexi ha aperto la giornata in modo brillante, secondo Soldionline, anche se le stime degli analisti per il primo trimestre 2026 saranno comunicate solo successivamente.
Cosa guardare nelle prossime ore
La giornata probabilmente si giocherà su tre fronti: la reazione dei mercati alle parole di Powell delle 20:30 italiane, l’andamento del petrolio in funzione di eventuali sviluppi diplomatici sul fronte iraniano, e i dati settimanali sulle scorte di greggio attesi alle 16:30 negli Stati Uniti. In Italia, alle 14:30 sono attesi i dati sui nuovi cantieri residenziali di marzo 2026.
Per gli investitori, lo scenario sembra suggerire prudenza: con valutazioni elevate sui principali listini, una Fed che probabilmente resta in modalità “wait and see” e un quadro geopolitico ancora instabile, la diversificazione resta forse la mossa più ragionevole. Ma sarà la conferenza stampa di Powell, più che il comunicato ufficiale, a dare il vero segnale per le prossime settimane.