La seduta di Wall Street ha evidenziato una divergenza piuttosto netta tra i principali indici americani.

Da una parte il recupero di Nasdaq Composite e S&P 500, sostenuti soprattutto dai grandi titoli tecnologici; dall’altra la debolezza del Dow Jones Industrial Average, che ha continuato a riflettere le tensioni legate al quadro geopolitico.

Il contesto resta dominato dall’escalation del conflitto tra Iran, Stati Uniti e Israele, che ha avuto un impatto immediato sui prezzi delle materie prime energetiche e quindi sulle aspettative macroeconomiche globali.

Petrolio ai massimi dal 2024

Il primo segnale è arrivato dal mercato energetico.

Il WTI Crude Oil ha raggiunto circa 81 dollari al barile, livello che non si vedeva dal 2024, mentre anche il Brent Crude Oil si mantiene su valori elevati.

Il movimento sembra riflettere soprattutto il premio per il rischio geopolitico legato alla possibile instabilità dei flussi energetici globali.

Il punto più sensibile resta lo Stretto di Hormuz, uno dei passaggi strategici per il commercio mondiale di energia.

Da qui transitano infatti tra 17 e 20 milioni di barili di petrolio al giorno, circa il 20% della produzione mondiale.

Eventuali tensioni o minacce alla sicurezza di questo corridoio energetico potrebbero quindi generare forti reazioni nei prezzi del petrolio e nelle aspettative inflazionistiche globali.

La curva del petrolio segnala un forte premio per il rischio

Un elemento interessante arriva dalla struttura della curva dei futures sul petrolio.

Il mercato si trova attualmente in forte backwardation, cioè con i prezzi a breve molto più alti rispetto alle scadenze future.

In questo momento:

  • il WTI spot si muove intorno a 81 dollari
  • i futures con scadenza tra 6 e 7 mesi quotano circa il 15% in meno

Questa differenza potrebbe indicare che il mercato non considera necessariamente strutturale il livello attuale dei prezzi, ma piuttosto che incorpora un premio temporaneo legato al rischio geopolitico.

Alla scadenza dei futures il prezzo non scenderà automaticamente: l’evoluzione dipenderà probabilmente da come e per quanto tempo proseguiranno le tensioni in Medio Oriente.

Perché il Dow Jones soffre più degli altri indici

La divergenza tra gli indici americani sembra legata soprattutto alla loro composizione.

Il Dow Jones è più esposto a:

  • aziende industriali
  • settori ciclici
  • società sensibili ai costi energetici e al commercio globale

Il rialzo del petrolio e l’incertezza macro potrebbero quindi pesare maggiormente su queste aziende.

Al contrario:

  • il Nasdaq è dominato dai titoli tecnologici
  • lo S&P 500 ha una forte componente growth

Questi settori risultano generalmente meno sensibili ai costi energetici, e questo potrebbe aver contribuito al recupero pomeridiano degli indici americani.

In sostanza, il mercato statunitense ha recuperato terreno grazie ai big tech, mentre le società più cicliche sono rimaste sotto pressione.

Europa più esposta allo shock energetico

La situazione appare ancora più delicata in Europa.

Oltre al petrolio, infatti, sta salendo anche il prezzo del gas naturale europeo, rappresentato dal TTF Natural Gas Futures.

Questo potrebbe pesare più sull’economia europea rispetto a quella americana perché:

  • l’Europa dipende maggiormente dalle importazioni energetiche
  • molti settori industriali sono più energivori
  • il gas ha un ruolo centrale nel sistema energetico del continente

Gli Stati Uniti, grazie alla forte produzione domestica di petrolio e gas, risultano invece meno sensibili a questi shock energetici.

Non sorprende quindi che molte borse europee abbiano chiuso in concomitanza con il momento di maggiore debolezza degli indici americani, evidenziando una certa fragilità rispetto a Wall Street.

La strategia geopolitica dietro le tensioni energetiche

Dal punto di vista geopolitico, alcuni analisti ritengono che l’obiettivo di Teheran possa essere quello di colpire indirettamente l’economia globale.

Non potendo competere militarmente con Stati Uniti e Israele in uno scontro diretto, l’Iran potrebbe puntare a generare instabilità nei mercati energetici, colpendo così:

  • l’economia globale
  • i Paesi del Golfo
  • e soprattutto le economie più dipendenti dalle importazioni energetiche.

Il punto per i mercati

Il quadro attuale suggerisce quindi alcune dinamiche interessanti:

  • Wall Street continua a essere sostenuta dai titoli tecnologici
  • il Dow Jones sembra riflettere maggiormente i timori macro
  • l’Europa appare più vulnerabile agli shock energetici

Se le tensioni dovessero ridursi, il premio geopolitico sul petrolio potrebbe diminuire rapidamente.
Se invece la situazione dovesse protrarsi nel tempo, energia e inflazione potrebbero tornare a rappresentare una variabile centrale per i mercati finanziari globali.