I mercati europei aprono la seduta con un timido segno positivo, mentre l’attenzione degli investitori resta concentrata su tre fronti caldi: l’andamento dei titoli di Stato, l’instancabile corsa dei semiconduttori e le crescenti divergenze interne al gruppo dei Magnifici 7. Sullo sfondo, la decisione di Donald Trump di sospendere l’attacco previsto contro l’Iran sta alleggerendo parzialmente la pressione sul fronte geopolitico, anche se la cautela resta la parola d’ordine.

Apertura europea positiva, ma il sentiment resta fragile

I future sull’Eurostoxx50 viaggiano in rialzo dello 0,14% in avvio di seduta, segnale di un’apertura prudente ma costruttiva per le principali piazze del Vecchio Continente. Il driver principale resta la notizia diffusa nelle ultime ore: il presidente americano ha confermato di aver congelato l’operazione militare contro Teheran prevista proprio per oggi, dopo che il Pakistan ha veicolato a Washington una proposta di pace iraniana. Secondo quanto riportato da Milano Finanza, Trump ha parlato di una «possibilità molto buona» di un accordo sul nucleare, con Qatar, Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti che avrebbero giocato un ruolo chiave nel convincere la Casa Bianca a frenare.

Il sollievo, però, potrebbe rivelarsi temporaneo. I futures statunitensi mostrano un atteggiamento più guardingo: il Dow Jones cede lo 0,18% e l’S&P 500 lo 0,26%, segnale che Wall Street probabilmente preferisce attendere conferme concrete prima di scommettere su una de-escalation duratura. Il petrolio, dopo aver superato la soglia psicologica dei 110 dollari, sembra ora intenzionato a ritracciare, ma resta su livelli che continuano ad alimentare i timori inflazionistici.

Bond sotto stress: Treasury vicini ai massimi annuali, BTP al 3,96%

Sul mercato obbligazionario la tensione resta palpabile. Il rendimento del Treasury USA a 10 anni oscilla intorno al 4,60-4,61%, in pausa dopo la corsa delle ultime sedute ma ancora vicino ai massimi degli ultimi dodici mesi. Il BTP decennale italiano si attesta al 3,96%, dopo l’estensione delle perdite registrata lunedì sui titoli di Stato globali.

La dinamica è chiara, anche se forse non definitiva: l’impennata dei costi energetici legata alla crisi mediorientale sta alimentando le aspettative di inflazione, e di conseguenza i mercati stanno rivedendo al ribasso le loro scommesse sui tagli dei tassi. Secondo lo strumento FedWatch del CME citato da Milano Finanza, gli operatori prezzano ora oltre il 50% di probabilità di un rialzo Fed entro dicembre — uno scenario impensabile fino a poche settimane fa, quando il consenso parlava ancora di tagli. Trading Economics segnala invece una probabilità implicita intorno al 40% per un ulteriore rialzo di 25 punti base. La forchetta è ampia, ma il messaggio probabilmente è univoco: la finestra per l’allentamento monetario si è ristretta.

Sul fronte BCE la situazione appare ancora più sbilanciata. I mercati danno all’80% la possibilità di un rialzo già il mese prossimo, con tre rialzi complessivi prezzati entro fine anno. Christine Lagarde, in una dichiarazione recente, ha riconosciuto che i costi energetici elevati hanno deviato l’Eurozona dalla traiettoria economica di base, pur senza preannunciare mosse immediate. L’Italia, in quanto economia più gas-dipendente d’Europa, resta particolarmente esposta: il gas naturale copre il 38% del mix energetico nazionale.

Proprio sulle implicazioni di questo nuovo scenario tassi-inflazione ci siamo soffermati a lungo nel webinar di ieri. Se non hai potuto seguirlo dal vivo, ti consigliamo di recuperare la registrazione: molte delle dinamiche che vediamo muoversi stamattina erano già sul tavolo: clicca qui

Semiconduttori: forte la domanda AI, ma le valutazioni iniziano a pesare

Il settore dei chip continua a essere il cuore pulsante del rally tecnologico, ma sta mostrando qualche crepa. TSMC e ASML hanno entrambe pubblicato trimestrali solide nelle scorse settimane, confermando una domanda di chip per l’intelligenza artificiale ancora robusta. Eppure, secondo quanto riportato da CNBC, entrambi i titoli hanno reagito con cali post-earnings, un segnale che le aspettative del mercato sono ormai talmente alte da rendere difficile sorprendere positivamente.

I numeri raccontano comunque una storia interessante. ASML, secondo i dati disponibili su Investing, ha chiuso il mese di aprile con un guadagno YTD del 20,9%, sostenuta da un backlog vicino ai 39 miliardi di euro. Nvidia ha chiuso l’anno fiscale 2026 con ricavi a 215,9 miliardi di dollari (+65%), trainata dal segmento data center cresciuto del 75%. Le valutazioni, tuttavia, iniziano a essere uno scoglio: l’indice PHLX Semiconductor ha esteso la sovraperformance rispetto all’S&P 500 al margine più ampio degli ultimi dodici mesi, e non è da escludere che si possa assistere a prese di profitto nelle prossime settimane.

Magnifici 7: la frattura interna si allarga

Il vero tema dei prossimi mesi, probabilmente, sarà la crescente disomogeneità all’interno del club dei sette big tecnologici. I dati aggiornati al 17 maggio (fonte Motley Fool su rilevazioni Bloomberg) mostrano un gruppo collettivamente in rialzo dell’8,8% da inizio anno, leggermente sopra l’S&P 500 a +8,1%. Ma la media, in questo caso, nasconde più di quanto riveli.

Alphabet domina la classifica con un +28,4% YTD, beneficiando della rinnovata fiducia degli investitori nelle sue capacità AI dopo l’accoglienza positiva dell’ultima versione di Gemini. All’opposto della classifica troviamo Microsoft, in calo del 16,2% — la performance peggiore del gruppo. Nel mezzo, le altre big arrancano a velocità diverse. I Magnifici 7 rappresentano ancora il 34,8% dell’intero S&P 500, ma il loro contributo agli utili dell’indice si sta erodendo: secondo Bloomberg Intelligence, la crescita degli utili attesa per il 2026 è del 18%, il ritmo più lento dal 2022, contro il 13% atteso per le altre 493 società dell’indice.

Quello che fino a un anno fa era un vantaggio competitivo schiacciante sta diventando, forse, un margine più sottile di quanto i prezzi attuali sembrino suggerire.

Cosa aspettarsi nelle prossime sedute

Lo scenario è probabilmente questo: i mercati continueranno a muoversi su tre binari intrecciati — geopolitica mediorientale, traiettoria dei tassi e tenuta degli utili tech. Una conferma effettiva della tregua USA-Iran potrebbe innescare un rimbalzo significativo sui bond e ridare slancio al risk-on, mentre un’eventuale escalation rimetterebbe in moto la spirale petrolio-inflazione-tassi che ha caratterizzato le ultime settimane. Sul fronte corporate, la prossima trimestrale di Nvidia sarà probabilmente lo spartiacque per capire se il tema AI ha ancora benzina sufficiente per sostenere le valutazioni attuali.

L’invito, come spesso accade in fasi così cariche di variabili, è alla selettività. Forse, più che mai.

Categories:

Tags: