A metà pomeriggio Piazza Affari prosegue la sua marcia in territorio positivo, con il FTSE MIB a quota 48.577 punti (+0,46%), in linea con il tono prevalentemente costruttivo dei listini del Vecchio Continente. Il DAX di Francoforte sale dello 0,48% a 24.517, mentre il CAC 40 di Parigi mette a segno il rialzo più convinto, +0,64% a 8.033 punti. Più cauto il FTSE 100 di Londra (+0,11% a 10.342), mentre lo SMI svizzero resta praticamente piatto (-0,02% a 13.363).

Lo sguardo degli operatori è però già rivolto oltre Atlantico. Wall Street, che riaprirà alle 15:30 ora italiana, viene dalla chiusura negativa di ieri: l’S&P 500 aveva ceduto lo 0,67% a 7.354 punti, il Dow Jones era arretrato dello 0,65% a 49.364 e il Nasdaq 100 aveva perso lo 0,61% a 28.819. Tuttavia, i future di preapertura raccontano una storia diversa e suggeriscono un rimbalzo: Dow Jones a +0,25%, S&P 500 a +0,39% e Nasdaq 100 a +0,64%. Un segnale che, probabilmente, indica un riposizionamento dei portafogli in vista dell’evento di giornata.

L’elefante nella stanza si chiama Nvidia

C’è probabilmente una ragione molto precisa dietro la divergenza tra l’Europa, che si muove con una certa serenità, e Wall Street, che invece appare nervosa: questa sera, dopo la chiusura dei mercati americani, Nvidia pubblicherà i risultati del primo trimestre dell’esercizio fiscale 2027. La conference call è attesa intorno alle 23:00 ora italiana, ed è verosimilmente l’appuntamento più rilevante dell’intera stagione delle trimestrali statunitensi.

Secondo il consensus raccolto da Bloomberg e Visible Alpha, gli analisti si attendono ricavi nell’ordine dei 78,5–78,8 miliardi di dollari, con un EPS rettificato intorno a 1,76–1,77 dollari. Si tratterebbe di una crescita anno su anno superiore al 78% sui ricavi e di oltre il 118% sull’utile per azione. Numeri che, in qualsiasi altro contesto, sarebbero straordinari, ma che per Nvidia – come riportato da FinanzaOnline e Investing – rappresentano ormai una sorta di nuova normalità.

Il punto più delicato, forse, non è tanto il dato del trimestre appena chiuso, quanto la guidance per il secondo trimestre e i commenti sulla domanda di chip Blackwell e Rubin, oltre alla tenuta dei margini lordi. Le stime di IG citano un movimento implicito nel mercato delle opzioni di circa l’8,5%, che tradotto in valore di mercato significherebbe potenzialmente bruciare o creare nell’ordine di 400 miliardi di dollari di capitalizzazione in una sola seduta. Goldman Sachs e Morgan Stanley restano costruttive, mentre Wedbush parla apertamente di uno scenario in cui Nvidia potrebbe superare “agevolmente” le attese. Il rischio, tuttavia, è il classico “buy the rumor, sell the news”: il titolo è arrivato a questo appuntamento con un guadagno del 19% da inizio 2026 e una capitalizzazione che si aggira intorno ai 5,4 trilioni di dollari.

Mercati emergenti e Asia in ordine sparso

La fotografia degli indici globali completa il quadro. Lo Shanghai Composite cede lo 0,18% a 4.162 punti, mentre il Topix giapponese paga il pegno più alto, con un -1,53% a 3.792 punti. Anche il MSCI Emerging Markets è in calo dello 0,69% a 1.627, mentre il MSCI World limita le perdite a -0,10% (4.713 punti). La debolezza asiatica potrebbe essere collegata in parte alla cautela diffusa nel comparto tecnologico globale, in attesa proprio del verdetto Nvidia.

Lo sfondo geopolitico: Iran, Hormuz e petrolio

Come riportato negli ultimi giorni da Milano Finanza, sullo scenario continua a pesare la vicenda dello Stretto di Hormuz e delle tensioni Usa-Iran. Il presidente Trump aveva rinviato l’azione militare per lasciare spazio a un possibile accordo sul nucleare, e questa parziale distensione sembra aver contribuito al raffreddamento del prezzo del petrolio nelle ultime sedute. Resta tuttavia un contesto delicato: bastano poche dichiarazioni per riportare il Brent in fiamme, e una nuova fiammata energetica avrebbe probabilmente effetti immediati sui rendimenti obbligazionari e, di riflesso, sulle valutazioni azionarie, in particolare nel comparto growth.

Cosa aspettarsi nel finale di seduta

Le prossime ore potrebbero essere caratterizzate da volumi relativamente contenuti e da una certa indecisione: storicamente, le sedute che precedono le trimestrali Nvidia tendono a registrare un “effetto attesa”, con gli operatori restii a prendere posizioni nette. È probabile che l’Europa chiuda mantenendo l’impostazione positiva costruita in mattinata, mentre Wall Street potrebbe oscillare in un range relativamente ristretto fino alla campanella di chiusura. Il vero giudizio del mercato arriverà solo domani mattina, quando le piazze finanziarie reagiranno ai numeri di Jensen Huang.

In sintesi: una seduta che, almeno fino a questa fase del pomeriggio, sembra raccontare due mondi diversi. Da una parte un’Europa che probabilmente sta scontando una rotazione settoriale, in cui banche, energetici e industriali stanno facendo da traino. Dall’altra una Wall Street che, in attesa dell’evento dell’anno, sceglie verosimilmente la prudenza. Tra qualche ora sapremo se l’ottimismo o il timore avevano ragione.