Pomeriggio del 24 aprile 2026 — I futures americani si muovono in territorio positivo nell’ultima seduta della settimana, spinti da una trimestrale Intel sopra le attese e da segnali distensivi sul fronte geopolitico. Sullo sfondo, il petrolio arretra dopo giorni di tensioni, mentre Procter & Gamble offre un’altra lettura incoraggiante sul consumatore americano.
Futures USA: Nasdaq in testa, Dow in leggero rosso
A poco più di mezz’ora dall’apertura di Wall Street, il quadro dei futures appare misto ma con una componente tech decisamente dominante. I future sull’S&P 500 salgono dello 0,30% a quota 7.165 punti, mentre quelli sul Nasdaq 100 volano dell’1,18% a 27.250,50 punti, trainati proprio dall’onda lunga di Intel. In controtendenza il Dow Jones, che cede lo 0,16% a 49.413 punti, frenato probabilmente da alcune rotazioni settoriali. Il Russell 2000, termometro delle small cap, guadagna lo 0,34%.
Il VIX scende del 2,28% attorno a quota 18,87, un segnale che il nervosismo degli ultimi giorni potrebbe iniziare a rientrare, anche se il livello resta sopra la media storica. Il rendimento del Treasury a 10 anni si muove attorno al 4,32%, mentre l’oro cede marginalmente a 4.718 dollari l’oncia e il Bitcoin si attesta sui 78.090 dollari.
La settimana si chiude con il segno meno per i principali indici: secondo i dati CNBC, S&P 500 e Dow si avviano probabilmente verso un calo settimanale dello 0,3% circa, mentre il Nasdaq limita i danni a circa lo 0,1%.
Intel: la sorpresa che cambia la narrazione sul chip
Il protagonista assoluto del pre-market è Intel, che sale di circa il 20% dopo una trimestrale che ha superato nettamente le attese. Il colosso di Santa Clara ha riportato ricavi per 13,58 miliardi di dollari nel primo trimestre 2026, contro i 12,42 miliardi stimati dagli analisti interpellati da LSEG. L’utile rettificato per azione si è attestato a 0,29 dollari, a fronte di stime che si fermavano a un misero centesimo.
Secondo quanto riportato da CNBC e Reuters, si tratta del sesto trimestre consecutivo in cui l’azienda batte le proprie guidance. Particolarmente forte il segmento Data Center e AI, cresciuto del 22% su base annua, mentre Intel Foundry ha segnato un +20% sequenziale. L’amministratore delegato Lip-Bu Tan ha parlato di “domanda senza precedenti di silicio” legata al ruolo crescente della CPU nell’era dell’intelligenza artificiale.
Forse ancora più significativa la guidance per il secondo trimestre: ricavi attesi tra 13,8 e 14,8 miliardi di dollari, con un EPS di 0,20 dollari, ampiamente sopra i 9 centesimi previsti dal consenso. Un segnale che la ristrutturazione avviata negli ultimi trimestri potrebbe essere realmente più avanti di quanto il mercato avesse prezzato. Da inizio anno il titolo Intel aveva già guadagnato oltre l’80%, dopo il +84% messo a segno nel 2025.
Procter & Gamble: volumi in crescita, ma pesano tariffe e commodity
Sul fronte dei beni di consumo, Procter & Gamble ha riportato ricavi trimestrali per 21,24 miliardi di dollari, in crescita del 7% anno su anno e sopra i 20,5 miliardi attesi dal consenso LSEG. L’utile rettificato per azione è stato di 1,59 dollari contro 1,56 attesi. Il dato forse più interessante riguarda i volumi, cresciuti del 2%: è la prima volta in un anno che la multinazionale di Cincinnati registra una crescita dei volumi a livello aggregato, un indicatore che viene tipicamente letto come un segnale sulla salute del consumatore.
Non mancano però le note di cautela. La società ha rivisto al rialzo l’impatto stimato delle commodity (circa 150 milioni di dollari di headwind after-tax) e delle tariffe, quantificate in circa 400 milioni di dollari after-tax per l’anno fiscale 2026, per un impatto complessivo di circa 0,25 dollari per azione. Nel pre-market il titolo guadagnava circa il 4%, secondo CNBC.
Petrolio in calo: l’Iran vola a Islamabad, torna speranza sui negoziati
Il capitolo geopolitico resta centrale e continua probabilmente a guidare il sentiment più di qualsiasi indicatore macro. I futures sul Brent scendono dello 0,42% a 104,63 dollari al barile, mentre il WTI cede l’1,15% a 94,75 dollari, secondo i dati riportati da CNBC.
Il catalizzatore è un’indiscinzione di Reuters, che cita fonti governative pakistane: il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi è atteso a Islamabad in serata e i colloqui con la delegazione americana dovrebbero tenersi a breve. Una notizia che si somma all’annuncio del presidente Trump sull’estensione di tre settimane del cessate il fuoco tra Israele e Libano, comunicata ieri sera via Truth Social.
Il conflitto USA-Israele con l’Iran, in corso dal 28 febbraio, ha spinto i prezzi del petrolio su di circa il 50% rispetto ai livelli pre-guerra, con Brent che in alcune sessioni ha superato i 107 dollari. Qualsiasi progresso diplomatico si traduce immediatamente in pressione ribassista sul greggio e, di riflesso, in una boccata d’ossigeno per gli asset rischiosi.
Cosa guardare nel pomeriggio
L’attenzione degli operatori si sposta ora sul dato finale del sentiment dei consumatori dell’Università del Michigan, in uscita nel pomeriggio. Sullo sfondo resta il nodo Fed: le attese del mercato, come segnalato anche da Investing.com e MarketScreener, restano probabilmente orientate verso un taglio dei tassi entro l’estate, ma molto dipenderà dalla traiettoria dell’inflazione energetica, che è a sua volta ostaggio della crisi mediorientale.
Il mix è insolito: da un lato una trimestrale tech che rilancia il tema AI senza passare dai soliti nomi (Nvidia e compagnia), dall’altro un petrolio che sembra voler cedere terreno. Se i colloqui di Islamabad producessero risultati concreti nel fine settimana, lunedì Wall Street potrebbe aprire con un tono ben diverso. È uno scenario che, per ora, i futures sembrano prezzare solo parzialmente.