Pomeriggio del 23 aprile 2026 – I mercati europei affrontano una giornata a due velocità. Dopo i nuovi massimi storici toccati il giorno precedente da S&P 500 e Nasdaq, i futures americani virano in rosso e trascinano l’Europa su toni più prudenti. A pesare sono soprattutto le trimestrali deludenti di due colossi del tech e il greggio che non molla la presa sopra i 100 dollari, con lo Stretto di Hormuz ancora bloccato e i negoziati tra Washington e Teheran fermi.

Piazza Affari: Milano in calo, ma STM è la stella della seduta
Nel primo pomeriggio il FTSE MIB cede circa lo 0,2%, oscillando in un range ristretto tra i 47.500 e i 47.900 punti. Il FTSE Italia All Share e gli altri indici principali seguono la stessa traiettoria, con movimenti contenuti che fanno pensare a una seduta di assestamento più che a un vero ripiegamento.
Il protagonista assoluto è STMicroelectronics, che strappa un rialzo superiore al 7%, portandosi oltre quota 40 euro. Il gruppo franco-italiano dei semiconduttori ha pubblicato i conti del primo trimestre 2026 segnando un calo di ricavi e marginalità, ma i numeri si sono rivelati migliori rispetto alle stesse indicazioni del management. Un dato che probabilmente conferma come il ciclo dei chip stia imboccando – con una certa cautela – la strada della ripresa nei segmenti chiave.
Bene anche Stellantis, che avanza di oltre un punto percentuale. Il gruppo ha comunicato vendite in crescita del 6,8% a marzo, con 184.842 vetture immatricolate in Europa e una quota di mercato nell’Unione Europea risalita al 16%. Il titolo beneficia inoltre del traino di Renault, in guadagno di circa il 3% a Parigi sulla scia di una trimestrale accolta bene dal mercato.
Sul fronte opposto, pesante la seduta di DiaSorin, che cede quasi il 4% scivolando a 60 euro. A zavorrare il titolo è il profit warning della rivale francese BioMérieux (-16% a Parigi), che ha tagliato le stime 2026 citando una stagione respiratoria più debole e un mercato sfavorevole alle nuove installazioni. L’azienda francese ora prevede una crescita organica tra il 3% e il 5%, contro il precedente 5%-7%. Segno rosso anche per Moncler (-2,7%).
Tra le indicazioni degli analisti, Jefferies ha alzato il target price di Saipem da 5,10 a 6 euro (buy confermato), Goldman Sachs ha limato l’obiettivo su EssilorLuxottica da 265 a 260 euro dopo i conti, e BNP Paribas Exane ha declassato Prada a neutral (Dati raccolti da Finanza Report e Soldi Online).
Wall Street: IBM e ServiceNow affondano, il tech trema
La notte americana ha probabilmente acceso un primo campanello d’allarme sul sentiment tech. IBM perde circa il 7% nel premercato dopo aver battuto le stime sugli utili (1,91 dollari per azione contro il consensus di 1,81) ma deluso chi si aspettava una revisione al rialzo della guidance annuale. Pesa anche l’assenza, inconsueta, di aggiornamenti sulla metrica interna del “generative AI book of business”, che a fine 2025 Big Blue aveva quantificato in 12,5 miliardi di dollari. Dati raccolti da CNBC e Sherwood News.
Ancora peggio per ServiceNow, giù di oltre il 13% dopo una trimestrale che ha battuto utili e ricavi ma ha mostrato una crescita delle subscription in rallentamento. Un segnale che il mercato sta probabilmente interpretando come la conferma di una pressione strutturale sul modello SaaS tradizionale, in un anno già complicato: il titolo era reduce da un ribasso di circa il 34% da inizio 2026.
A completare il quadro, Tesla inizialmente in rialzo su conti migliori del previsto ha poi girato in calo del 3% dopo che Elon Musk ha avvertito che le spese in conto capitale aumenteranno “sostanzialmente”. Bene invece Texas Instruments e Comcast, entrambe premiate dopo risultati sopra le attese. Fuori dal coro Lockheed Martin, che arretra dopo aver mancato le stime su utili e ricavi.
Il dato di contesto è comunque solido: secondo CNBC, degli 87 titoli dell’S&P 500 che hanno già riportato, l’81% ha battuto le stime sugli utili e il 76% quelle sui ricavi. Un quadro che suggerisce come, al netto della volatilità settoriale, la stagione delle trimestrali resti probabilmente più robusta di quanto il rosso odierno potrebbe far pensare.
Petrolio e geopolitica: il Brent non molla i 100 dollari
Il vero elefante nella stanza resta il greggio. Il Brent si muove sopra i 103 dollari al barile in progresso dell’1% circa, mentre il WTI si mantiene in area 94-96 dollari. La corsa delle ultime sedute è alimentata dallo stallo nei colloqui tra Stati Uniti e Iran, con lo Stretto di Hormuz ancora largamente bloccato e la Repubblica Islamica che ha ribadito di non voler riaprire il passaggio finché prosegue l’attività di intercettazione della Marina americana.
Secondo le stime riportate da Trading Economics, l’impatto sul mercato fisico sarebbe già significativo: si parla di una distruzione di domanda vicina ai 4-5 milioni di barili al giorno, pari a circa il 5% dell’offerta globale, con l’Asia come area più esposta. Numeri che, se confermati, potrebbero tenere la pressione sui prezzi ancora a lungo.
American Airlines ha già tagliato la guidance 2026 proprio per il rincaro del carburante legato al conflitto, fotografando un effetto a catena che probabilmente si estenderà ad altri settori nelle prossime settimane.
BCE: attesa per il 30 aprile, tassi probabilmente fermi
Sul fronte monetario, l’appuntamento che quasi tutto l’universo finanziario europeo sta segnando in calendario è la riunione BCE del 30 aprile 2026. Le aspettative del mercato convergono su un mantenimento dei tassi per la settima volta consecutiva, con il tasso sui depositi che dovrebbe restare al 2%.
Le parole di Christine Lagarde del 20 aprile hanno probabilmente rafforzato questa lettura: la presidente ha invitato i governi dell’area euro a evitare stimoli fiscali eccessivi per contrastare il caro energia, ricordando come misure simili nel 2022 avessero contribuito all’impennata dei prezzi. Un messaggio che suona come un avvertimento preventivo: se gli aiuti saranno troppo generosi, Francoforte potrebbe essere costretta a tornare sui propri passi e riaprire il capitolo dei rialzi.
Secondo le rilevazioni di MilanoFinanza, i mercati scontavano di recente una probabilità attorno al 25% di una stretta già ad aprile, con un totale di due rialzi previsti entro fine anno. Lo scenario base della BCE vede l’inflazione dell’area euro al 2,6% nel 2026 con una crescita dello 0,9%.
Sul fronte macro di giornata, segnale positivo dal Regno Unito: il PMI composito di aprile è salito a 52 punti, riportando l’attività economica in territorio di espansione.
Cosa guardare nelle prossime ore
Il pomeriggio potrebbe restare condizionato da tre variabili principali: l’evoluzione della seduta americana dopo la pesante correzione del tech, eventuali nuovi segnali dal fronte Iran con il Brent che resta la bussola dei mercati, e le trimestrali ancora in arrivo, che probabilmente daranno indicazioni utili sulla tenuta complessiva dell’earning season. Per Piazza Affari, la tenuta di STMicroelectronics e del comparto oil&gas potrebbe fare da argine nel caso in cui Wall Street confermasse il tono negativo.