Mercati globali in attesa del vertice Trump-Xi tra accordi commerciali, tensioni su Iran e Taiwan e la nuova era della Federal Reserve

La giornata che si apre questa mattina è di quelle che probabilmente verranno ricordate a lungo dagli operatori finanziari. Donald Trump è atterrato ieri a Pechino accompagnato da una delegazione di pesi massimi del business americano — da Elon Musk a Tim Cook, passando per Jensen Huang di Nvidia, Larry Fink di BlackRock e i vertici di Goldman Sachs, Boeing, Apple e Meta — per un summit con Xi Jinping che potrebbe ridisegnare gli equilibri economici globali. E i mercati, almeno per ora, stanno reagendo con un cauto ottimismo.

Wall Street tocca nuovi record, ma i segnali sono contrastanti

La seduta di ieri a New York si è chiusa con il S&P 500 in rialzo dello 0,6% a 7.444 punti, nuovo massimo storico, mentre il Nasdaq Composite ha guadagnato l’1,2% sfondando quota 26.400 punti, anch’esso su livelli mai visti prima. Il Dow Jones, tuttavia, ha chiuso leggermente in calo (-0,14% a 49.693 punti), un segnale che suggerisce come il rally sia probabilmente concentrato sui titoli tecnologici e sull’intelligenza artificiale, mentre l’economia “tradizionale” mostra qualche segno di stanchezza. Dati riportati da CNBC indicano che circa due terzi dei titoli del S&P 500 hanno chiuso in territorio negativo, un dato che dovrebbe far riflettere chi guarda solo agli indici principali.

I futures europei di questa mattina segnalano un’apertura moderatamente positiva: secondo le indicazioni di IG, il FTSE MIB è atteso in rialzo dello 0,3%, in linea con il FTSE 100 di Londra, mentre DAX e CAC 40 dovrebbero aprire con un +0,5%.

Il vertice di Pechino: cosa aspettarsi davvero

Le aspettative sono altissime, forse anche troppo. Sul tavolo, secondo quanto riportato da Reuters e CNBC, ci sono diversi dossier potenzialmente esplosivi: la creazione di un board bilaterale per la gestione del commercio USA-Cina, possibili accordi sulle terre rare — cruciali per l’industria dei semiconduttori — e un probabile annuncio di acquisti cinesi di prodotti agricoli americani, in particolare soia, che potrebbe dare ossigeno agli agricoltori del Midwest dopo gli anni difficili della guerra commerciale.

La sorpresa più rilevante è probabilmente la presenza di Jensen Huang nella delegazione. Il CEO di Nvidia, il cui titolo ieri ha guadagnato oltre il 2%, potrebbe aprire la strada all’export verso la Cina di chip più avanzati, un tema su cui Washington ha mantenuto finora una linea molto restrittiva. Se così fosse, l’impatto sul comparto dei semiconduttori — che ieri ha visto Micron salire di oltre il 4% — sarebbe probabilmente significativo nelle prossime settimane.

Sullo sfondo, però, restano due nodi critici. Il primo è l’Iran: il blocco dello Stretto di Hormuz colpisce duramente Pechino, primo acquirente del greggio iraniano, e Trump potrebbe usare la leva commerciale per spingere Xi a mediare. Il secondo è Taiwan, dove qualsiasi cambio di tono americano sarà osservato al microscopio dalla diplomazia cinese. Alcuni analisti — citati da CNBC — suggeriscono che la prolungata guerra in Medio Oriente abbia probabilmente spostato il focus americano dal Pacifico, dando a Pechino una leva negoziale non trascurabile.

Warsh alla Fed: cambio di stagione a Washington

L’altra notizia destinata a pesare sui mercati nei prossimi mesi è la conferma di Kevin Warsh come nuovo presidente della Federal Reserve. Il Senato ha approvato la nomina con 54 voti favorevoli e 45 contrari, e Warsh prenderà ufficialmente il posto di Jerome Powell venerdì. È un passaggio storico: dopo otto anni di gestione Powell, l’istituzione di Washington entra in una fase nuova, probabilmente più allineata alle richieste della Casa Bianca su tassi e politica monetaria.

I dati sui prezzi alla produzione di aprile sono usciti più caldi del previsto, confermando la tendenza già emersa con l’inflazione al consumo salita al 3,8%, il livello più alto da maggio 2023. Questo scenario rende molto improbabile un taglio dei tassi nel breve termine, e probabilmente Warsh dovrà gestire una situazione più complessa di quanto i mercati stiano scontando.

Materie prime e altri segnali da monitorare

Il rame ha toccato nuovi massimi storici a inizio settimana, chiudendo a 6,46 dollari la libbra e portando il guadagno da inizio anno oltre il 13%. Un segnale che potrebbe indicare aspettative di domanda industriale solida, ma anche tensioni sulle catene di approvvigionamento. Il petrolio resta sostenuto da una tregua con l’Iran che lo stesso Trump ha definito “in terapia intensiva”, e questo continuerà probabilmente a pesare sui settori energy-intensive: le utilities del S&P 500 sono in calo di quasi il 5% da inizio maggio.

Sul fronte corporate, Cisco vola nell’after-hours dopo una trimestrale sopra le attese e l’annuncio di una ristrutturazione AI-oriented che taglierà circa 4.000 posti di lavoro, un trend che diverse big tech stanno seguendo.

Cosa fare nelle prossime ore

La giornata di oggi, 14 maggio, è probabilmente cruciale per capire la direzione di breve termine. Sul fronte macro, è atteso il dato sul PIL britannico del primo trimestre, mentre arrivano le trimestrali di National Grid, Aviva, 3i Group e Telefónica. Ma l’attenzione sarà tutta su Pechino: ogni dichiarazione, ogni gesto, ogni accordo annunciato potrà muovere i mercati in modo significativo.

Per gli investitori, forse, il messaggio è quello di sempre nelle fasi di euforia: i record sono belli da vedere, ma quando solo un terzo dei titoli sale mentre gli indici fanno nuovi massimi, qualche prudenza in più probabilmente non guasta.