Il bilancio della settimana in numeri
| Mercato | Livello a venerdì 18 settembre | Variazione settimanale |
|---|---|---|
| Ftse Mib | 51.545 punti | -1,8% circa |
| Dow Jones | 51.682,64 punti | -1,7% |
| S&P 500 | 7.650,50 punti | -0,1% |
| Nasdaq Composite | 26.522,55 punti | +0,7% |
| Treasury 10 anni | 5,01% circa | Sopra il 5% per la prima volta dal 2007 |
| BTP 10 anni | 4,43% | +9 punti base nella sola seduta di venerdì |
| OAT francese 10 anni | 4,56% | +12 punti base nella sola seduta di venerdì |
| Brent | 103,87 dollari al barile | -1,2% |
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Lunedì, la scossa sui semiconduttori
Nel fine settimana precedente l’apertura, i vertici di alcune delle principali società che sviluppano i modelli di intelligenza artificiale più avanzati hanno sostenuto pubblicamente la necessità di rallentare il ritmo di sviluppo, per introdurre maggiori tutele. Il CEO di Anthropic, Dario Amodei, ha proposto di rallentare senza fermarsi, e la posizione è stata condivisa da Sam Altman di OpenAI e da Elon Musk. Altman ha anche escluso una quotazione di OpenAI nel 2026.
Il mercato ha letto la notizia soprattutto come un possibile rischio per la spesa in infrastrutture di calcolo, che negli ultimi anni ha sostenuto buona parte del rally azionario. Lunedì 14 settembre l’indice dei semiconduttori di Filadelfia ha perso quasi il 6%, la peggior seduta da inizio luglio, e Nvidia ha ceduto il 3,4%.
Il Nasdaq Composite, però, ha chiuso la giornata con un calo contenuto allo 0,56%, dopo essere arrivato a perdere l’1,3% in mattinata. A frenare la discesa sono stati software e sicurezza informatica, comparti che gli investitori hanno probabilmente visto come beneficiari di un’AI più regolata. Fino a venerdì CrowdStrike ha guadagnato intorno al 14% dall’inizio della settimana.
Da mercoledì il tema diventa il costo del denaro
La Fed alza i tassi per la prima volta dal 2023
Mercoledì 16 settembre il FOMC ha votato all’unanimità, 12 a 0, un rialzo di 25 punti base, che porta i Fed Funds nella forchetta tra il 3,75% e il 4%. È il primo aumento da luglio 2023. Il dot plot indica che 16 partecipanti su 18 si aspettano almeno un altro rialzo entro fine anno, e quattro ne considerano possibili due.
Il presidente Kevin Warsh ha riconosciuto che la banca centrale non può fermare da sola gli shock di prezzo su beni come il petrolio, ma ha rivendicato il compito di evitare che l’inflazione si allarghi al resto dell’economia. Lo stesso giorno le vendite al dettaglio di agosto sono salite dell’1,2%, contro lo 0,8% atteso: un consumatore ancora solido lascia alla Fed, con ogni probabilità, meno ragioni per fermarsi.
BCE, Bank of Japan e Bank of England
Il 16 settembre è entrato in vigore anche il rialzo deciso dalla BCE il 10 settembre: il tasso sui depositi sale al 2,50%, quello sulle operazioni di rifinanziamento principali al 2,65%. Venerdì 18 la Bank of Japan ha portato il tasso di riferimento all’1,25%, il livello più alto dal 1995, con due voti contrari su nove. La Bank of England ha lasciato il tasso al 3,75%, ma con tre membri su nove favorevoli a un rialzo immediato al 4%.
In pochi giorni tre delle quattro principali banche centrali hanno quindi alzato i tassi, e la quarta ha segnalato di essere vicina a farlo.
Il Treasury decennale sopra il 5%
Nel corso della settimana il rendimento del Treasury a 10 anni ha superato il 5%, livello che non si vedeva da luglio 2007, e venerdì ha chiuso intorno al 5,01%. Il Gilt britannico a 10 anni è salito al 5,29%. Per le società quotate un rendimento privo di rischio vicino al 5% alza il tasso con cui il mercato sconta gli utili futuri e rende più caro il finanziamento. È probabilmente questo il canale attraverso cui la settimana delle banche centrali è arrivata ai listini.
Perché a soffrire sono stati Dow Jones e titoli ciclici
La distribuzione delle perdite a Wall Street racconta una settimana diversa da quella iniziata lunedì. Il Dow Jones ha perso l’1,7%, terza settimana negativa consecutiva e la peggiore da marzo, mentre l’S&P 500 ha chiuso quasi invariato a -0,1% e il Nasdaq, l’indice più esposto all’AI, ha guadagnato lo 0,7%.
Trasporti, small cap, industriali e beni di consumo discrezionali segnano la quinta settimana consecutiva in calo. Sono comparti che dipendono più di altri dal credito e dalla domanda interna, e che forse risentono più della tecnologia di tassi alti e carburante caro.
Un Nasdaq in rialzo nella settimana della vendita sui chip suggerisce che il mercato abbia assorbito il tema AI in pochi giorni, mentre il rialzo dei rendimenti ha continuato a pesare fino a venerdì.
Piazza Affari: poca tecnologia, molto rischio sovrano
Milano, che nel Ftse Mib ha un peso ridotto di semiconduttori e di titoli legati all’AI, ha chiuso la settimana peggio di Wall Street, con un calo di circa l’1,8%. Venerdì il Ftse Mib ha perso l’1,60% e si è fermato a 51.545 punti, contro i 52.512 della chiusura dell’11 settembre.
Il colpo più duro è arrivato dal mercato obbligazionario. Venerdì il rendimento dell’OAT francese a 10 anni è salito di 12 punti base al 4,56% e lo spread con il Bund ha superato i 100 punti base per la prima volta da luglio 2012. Anche il BTP decennale ha risentito della pressione, con un rialzo di 9 punti base al 4,43%, mentre il decennale spagnolo ha superato il 4%. La presidente della BCE Christine Lagarde ha dichiarato di non vedere movimenti disordinati sui mercati dei titoli di Stato e ha definito il rialzo dei rendimenti un fenomeno globale.
Il rendimento del BTP resta comunque sotto quello francese di circa 13 punti base, un differenziale che probabilmente riflette le tensioni sui conti pubblici e sul quadro politico di Parigi più che una forza particolare del debito italiano.
Sul listino sono state deboli le banche e le assicurazioni, più sensibili all’andamento degli spread. Stellantis è stata il peggior titolo della settimana tra le blue chip, con un calo del 6,5% a 4,37 euro sulle indiscrezioni riguardo alla possibile cessione della quota di maggioranza in Aramis Group. In controtendenza STMicroelectronics, che venerdì saliva dopo che Nvidia ha indicato di aspettarsi il raddoppio delle vendite di chip il prossimo anno, e Diasorin, migliore della settimana con un rialzo del 6,1% dopo conti trimestrali giudicati solidi.
Proprio Diasorin uscirà dal Ftse Mib con la revisione periodica annunciata da FTSE Russell, lasciando il posto a Technoprobe. Nella settimana della vendita sui chip, l’indice principale di Milano aggiunge quindi un titolo del comparto dei semiconduttori.
Inflazione ed energia alla base della stretta
Il dato definitivo di agosto conferma l’inflazione dell’Eurozona al 3,2%, dal 2,9% di luglio, con l’Italia esattamente in media al 3,2%. A spingere è l’energia, salita del 14,3% su base annua, mentre l’inflazione core è scesa al 2,4% dal 2,5%.
Il Brent ha chiuso venerdì a 103,87 dollari al barile, in calo dell’1,2% nella settimana ma ancora in rialzo del 55,8% su base annua. Il lieve ribasso settimanale è arrivato dopo i dati sui flussi sauditi attraverso lo Stretto di Hormuz, saliti a circa 2,8 milioni di barili al giorno negli ultimi sei giorni contro i 700.000 di agosto. Il livello del greggio resta comunque il principale motivo per cui le banche centrali, con buona probabilità, non hanno ancora finito di alzare i tassi.
Cosa potrebbe muovere i mercati nelle prossime settimane
La nuova settimana si apre oggi senza riunioni di banche centrali maggiori, e la seduta di Wall Street, che riapre alle 15:30 ora italiana, dovrebbe restare legata soprattutto all’andamento dei rendimenti e del petrolio. I primi scambi europei potrebbero risentire della tensione sui titoli di Stato francesi registrata venerdì.
Venerdì mattina i future sui Fed Funds prezzavano una probabilità intorno al 55% di un nuovo rialzo già il 28 ottobre e una probabilità vicina al 90% entro la riunione del 9 dicembre. Le prossime riunioni di Bank of Japan e Bank of England sono in calendario rispettivamente il 29 e 30 ottobre e il 5 novembre, mentre il 15 ottobre arriveranno le vendite al dettaglio americane di settembre.
Sul fronte europeo il punto più delicato resta probabilmente la Francia: la discussione sulla legge di bilancio 2027 potrebbe riaprire le tensioni politiche e, secondo alcuni analisti, spingere lo spread francese verso i 120 o 130 punti base in caso di mozione di sfiducia contro il governo. Per l’AI, invece, il mercato sembra aver ridimensionato il timore iniziale, anche perché gli stessi promotori del rallentamento hanno precisato di non chiedere uno stop allo sviluppo. Con rendimenti vicini ai massimi da quasi vent’anni, la variabile più importante per i portafogli nelle prossime settimane sarà forse il costo del denaro più che la tecnologia.
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Le informazioni contenute in questo articolo hanno finalità esclusivamente informative e non costituiscono consulenza finanziaria, sollecitazione al pubblico risparmio o raccomandazione di investimento. I rendimenti passati non sono indicativi di quelli futuri. Prima di prendere qualsiasi decisione di investimento è opportuno valutare il proprio profilo di rischio, eventualmente con il supporto di un professionista.