Il caso Stellantis continua a tenere banco a Piazza Affari. Il titolo del gruppo guidato da Antonio Filosa resta inchiodato poco sopra quota 6,4 euro, a un passo dai minimi toccati a marzo in area 5,30 euro. Un movimento di per sé modesto, ma che fotografa un quadro che da mesi non riesce a invertire la rotta.
Per avere un’idea di quanto sia profonda la frattura basta guardare ai numeri: la capitalizzazione è scesa intorno ai 19 miliardi di euro e il rapporto prezzo/utili risulta negativo, segnale di un esercizio chiuso in perdita (dati Investing). Il fatturato annuo, sempre secondo le rilevazioni di Investing, mostra una contrazione superiore al 23%. In altre parole, il mercato sta ancora aspettando prove concrete prima di concedere fiducia.
Un anno horribilis che parte da lontano
La discesa di Stellantis non è una novità delle ultime settimane. Dai massimi storici di marzo 2024, sopra i 27 euro, il titolo ha perso circa due terzi del proprio valore nell’arco del biennio 2024-2025. Le cause, ormai note, sono più d’una: magazzini saturi negli Stati Uniti, una scommessa sull’elettrico rivelatasi probabilmente troppo aggressiva rispetto alla domanda reale, e il calo costante delle vendite di Jeep sul mercato americano.
A pesare sui conti sono arrivate poi le svalutazioni straordinarie annunciate a febbraio 2026, per un totale che ha sfiorato i 22 miliardi di euro — buona parte legata a piattaforme per veicoli a batteria ormai poco competitive (fonte: TraderLink, su dati societari). Numeri che spiegano da soli perché il bilancio 2025 si sia chiuso in profondo rosso.
Sul fronte commerciale il confronto resta impietoso. Tra il 2021 e il 2024 le vendite globali del gruppo sono calate di oltre il 12%, mentre negli Stati Uniti la flessione ha superato il 27%, con la quota di mercato scivolata dall’11,6% all’8% e il gruppo retrocesso dal quarto al sesto posto (dati riportati da MarketScreener). Nel primo trimestre 2026, secondo le rilevazioni di settore, le consegne mondiali si sono fermate intorno a 1,2 milioni di unità, ancora in calo sul 2024.
La trimestrale che non è bastata
Eppure non tutto è negativo, ed è qui che la lettura si fa più sfumata. I conti del primo trimestre 2026, diffusi il 30 aprile, hanno sorpreso in positivo: reddito operativo rettificato a circa 960 milioni di euro (quasi triplicato su base annua) e ricavi netti a 38,1 miliardi, in crescita del 6%, sopra le stime degli analisti (fonti: Reuters, Yahoo Finance). Filosa ha parlato di un “costante miglioramento del flusso di cassa”.
La reazione di Borsa, però, è stata gelida: il titolo è arrivato a cedere fino al 10% in giornata, perché gli investitori si sono concentrati su ciò che mancava — il dividendo ancora sospeso e l’assenza di una data certa per il suo ripristino (fonte: CNBC). Un segnale che, forse, racconta meglio di qualsiasi altro lo stato d’animo del mercato.
Dazi USA: il macigno che condiziona tutto
Il vero nodo, oggi, si chiama Stati Uniti. Le tariffe del 25% sui veicoli importati continuano a gravare sui margini, e per Stellantis il conto stimato nel 2026 si aggira intorno a 1,6 miliardi di euro netti. Il gruppo ha chiesto a più riprese all’amministrazione Trump di rivedere i dazi sui veicoli prodotti in Canada e Messico conformi all’accordo USMCA, la cui revisione dovrà concludersi probabilmente entro luglio. La posta in gioco è alta: i concorrenti asiatici, ricorda Stellantis, possono esportare con una tariffa fissa più bassa, intorno al 15%.
Non aiuta nemmeno il contesto della domanda elettrica negli USA, raffreddata dal taglio degli incentivi federali: nel 2025 la quota di vendite retail di auto a batteria è scesa al 6,6%, contro l’11,2% dell’anno precedente. Uno scenario che, almeno nel breve, difficilmente cambierà segno senza un sostegno esterno, come un eventuale taglio dei tassi.
Il piano FaSTLAne 2030 e la mossa francese
Per provare a voltare pagina, il 21 maggio Filosa ha presentato il piano FaSTLAne 2030: 60 miliardi di euro di investimenti in cinque anni, oltre 60 nuovi modelli, l’obiettivo di un flusso di cassa positivo entro il 2027 e 6 miliardi di risparmi annui entro il 2028. Solo quattro marchi — Jeep, Ram, Peugeot e Fiat — sono stati promossi a “globali”, e il 60% degli investimenti andrà al Nord America. La prima reazione del mercato, va detto, è stata fredda: il titolo arrivò a cedere oltre il 5% in giornata, per poi chiudere a -2% intorno ai 6,3 euro.
L’ultimo tassello è arrivato proprio ieri: Stellantis ha confermato un investimento di oltre 1 miliardo di euro nello stabilimento di Mulhouse, in Francia, per tre nuovi modelli Peugeot elettrici e ibridi del segmento C dal 2029, sulla nuova piattaforma STLA One (fonte: Reuters). Una mossa che rafforza il fronte europeo, ma che — non senza polemiche — lascia ancora una volta l’Italia fuori dalle nuove produzioni.
Il giudizio degli analisti, intanto, resta diviso: il consenso raccolto da Investing è sostanzialmente “Neutrale”, con 9 raccomandazioni di acquisto e 3 di vendita e un prezzo obiettivo medio a dodici mesi intorno ai 7,8 euro. Tradotto: c’è chi scommette sul rimbalzo e chi preferisce attendere. Probabilmente, prima di esporsi, la maggior parte del mercato vuole vedere i fatti.