Le nuove tariffe USA al 25% su auto e camion europei riscrivono gli equilibri del comparto. Stellantis tiene grazie alla produzione americana, mentre Ferrari, BMW, Mercedes e Volkswagen finiscono nel mirino delle vendite. Sullo sfondo, una trimestrale che racconta una storia diversa.

Una giornata complicata per Piazza Affari

Il FTSE MIB apre la settimana con il segno meno e si conferma probabilmente tra i peggiori listini europei. L’epicentro delle vendite è il comparto automotive, scosso dall’annuncio del presidente USA Donald Trump che ha confermato l’innalzamento dei dazi su auto e autocarri importati dall’Unione Europea al 25%, con effetto già a partire dalla prossima settimana.

Secondo quanto riportato da Ansa, il comparto auto in Europa ha registrato una flessione complessiva attorno all’1,5% nelle prime ore di contrattazione, con un andamento però tutt’altro che uniforme tra i singoli titoli.

Stellantis sorprende: tiene la posizione mentre i concorrenti cedono

Il dato forse più interessante è la tenuta di Stellantis, che si muove in territorio sostanzialmente piatto contro un settore in netto calo. Le tedesche, invece, pagano il conto più salato: secondo Ansa, Porsche cede attorno al 2,5%, BMW lascia sul terreno circa l’1,8%, mentre Mercedes arretra dell’1,5% e Volkswagen dell’1,1%. Ferrari scende attorno all’1%, mentre Renault è probabilmente l’unica grande casa europea in territorio positivo.

La ragione di questa apparente immunità di Stellantis è strutturale. Come spiegato dal presidente di Anfia (Associazione Nazionale Filiera Industria Automobilistica), Roberto Vavassori, il gruppo ha una limitata esposizione diretta all’export auto verso gli USA: il canale Chrysler che passava per Melfi si è ormai prosciugato, e oggi la quasi totalità della produzione destinata al mercato americano è realizzata localmente. Antonio Filosa, l’AD nominato nel giugno 2025, ha del resto spostato il quartier generale operativo a Detroit, segnando una scelta industriale chiara.

Di fatto, i dazi al 25% potrebbero rappresentare paradossalmente un assist competitivo per Stellantis sul mercato USA: chi produce in Europa pagherà di più, chi produce in America non avrà oneri aggiuntivi. Un vantaggio relativo che il mercato sembra aver iniziato a prezzare.

La Motor Valley sotto pressione: Ferrari e Lamborghini i nomi più esposti

Il quadro cambia decisamente quando si guarda al lusso italiano. Secondo le stime di Anfia citate da Milano Finanza, Ferrari e Lamborghini hanno entrambe un’esposizione sul mercato americano di circa il 20% delle vendite, e producono interamente in Italia. Per loro lo sconto della “produzione locale USA” non è un’opzione.

Le ricadute potrebbero non fermarsi alle due icone della Motor Valley. C’è anche tutta la componentistica italiana, che vanta un surplus commerciale di circa 1,2 miliardi di euro verso la Germania. Se le esportazioni di auto premium tedesche dovessero rallentare, l’effetto a catena sui fornitori italiani sarebbe probabilmente inevitabile.

Il numero che fa paura: 39 miliardi di export a rischio

Il punto chiave è che gli Stati Uniti rappresentano il primo mercato di export per l’auto europea in valore, con un giro d’affari vicino ai 39 miliardi di euro, secondo i dati riportati da Milano Finanza. Una stretta tariffaria di queste dimensioni potrebbe tradursi in un aumento dei prezzi al consumatore americano fino a 10.000 dollari per veicolo, con effetti potenzialmente significativi sulla domanda finale.

La lobby tedesca VDA sta già spingendo apertamente per una de-escalation e per il ritorno al tavolo negoziale. Sul fronte politico europeo, Bernd Lange, presidente della commissione commercio internazionale del Parlamento UE, ha definito la mossa di Trump “inaccettabile” e ha bollato Washington come “partner inaffidabile”.

La trimestrale di Stellantis: numeri migliori del previsto, ma il mercato non festeggia

Vale la pena ricordare che, appena pochi giorni fa, Stellantis ha presentato una trimestrale che è andata oltre le attese degli analisti. I dati comunicati il 30 aprile parlano di:

  • Ricavi netti: 38,1 miliardi di euro (+6% su base annua)
  • Utile netto: 377 milioni di euro (contro una perdita di 387 milioni nel Q1 2025)
  • Utile operativo rettificato (AOI): 960 milioni di euro, +194% su base annua
  • Margine AOI: 2,5% (dallo 0,9% precedente)
  • Consegne globali: 1,361 milioni di unità (+12%)

Il Nord America è stato il vero motore del trimestre: vendite a +6% in un mercato che ha invece perso il 6%, con il marchio Ram in crescita di circa il 20% – la migliore performance dal 2023.

Nonostante questi numeri, il titolo è stato penalizzato in Borsa. Il motivo? Probabilmente il margine quasi azzerato in Europa allargata (AOI sceso da 292 a 8 milioni, margine allo 0,1%) e un free cash flow industriale ancora negativo per 1,9 miliardi, anche se in miglioramento del 37% sul primo trimestre 2025.

L’incognita Iran e il caro-petrolio

Il quadro è complicato da un’altra variabile pesante: il conflitto in Medio Oriente. Filosa stesso, durante la call con gli analisti, ha riconosciuto che la guerra è “un fattore esterno che ha già impatti sull’industria” e che, se dovesse protrarsi, potrebbe impattare su inflazione e materie prime, diventando un problema per l’intero settore.

Il petrolio Brent, in rialzo significativo nelle ultime sedute con stime di Barclays che lo vedono possibilmente fino a 110 dollari al barile, sta già modificando la domanda: in Europa cresce l’interesse per le auto elettriche, mentre negli USA – dove i prezzi alla pompa sono saliti meno – si stanno orientando verso gli ibridi. Una dinamica che Stellantis sta cercando di intercettare con il piano dei 10 nuovi modelli previsti per il 2026.

Va anche segnalato che il gruppo ha ridotto la stima dell’impatto dei dazi USA per il 2026 da 1,6 a 1,3 miliardi di euro, anche grazie a un effetto positivo di circa 400 milioni legato ai rimborsi attesi dopo la sentenza della Corte Suprema USA che ha limitato i poteri presidenziali sui dazi imposti per emergenza economica.

L’appuntamento del 21 maggio può essere il vero spartiacque

Il prossimo passaggio chiave per Stellantis è l’Investor Day del 21 maggio ad Auburn Hills, sede storica di Chrysler. Sarà probabilmente quello il momento in cui Filosa dovrà tradurre il rimbalzo del Q1 in una traiettoria credibile di margine, soprattutto sul mercato europeo. Il piano industriale prevede 10 nuovi modelli e 6 versioni aggiornate nel corso del 2026, oltre alla conferma di una generazione di cassa industriale positiva attesa per il 2027.

Per ora, il mercato sembra aver dato a Stellantis il beneficio del dubbio rispetto alle sue concorrenti. Ma in un contesto dove le variabili geopolitiche dettano il ritmo – dazi, Hormuz, petrolio – la prudenza è probabilmente d’obbligo. La fotografia di oggi può cambiare anche rapidamente.