3 aprile 2026 — I mercati americani hanno salutato la settimana pasquale con il segno meno. L’ultima seduta utile prima del Venerdì Santo — oggi le borse USA sono regolarmente chiuse per la festività del Good Friday — è stata giovedì 2 aprile, e la chiusura ha lasciato un sapore amaro per gli investitori.
Una seduta condizionata da petrolio e geopolitica
I principali indici azionari USA sono scivolati verso il basso durante la seduta di giovedì, con il Dow Jones Industrial Average in calo di circa 115 punti, mentre l’S&P 500 e il Nasdaq Composite si aggiravano poco sotto la parità nelle ore centrali degli scambi.
Il vero protagonista della giornata — in senso negativo per le azioni — è stato il petrolio. Il rally del greggio oltre i 100 dollari al barile ha alimentato timori inflazionistici, penalizzando in particolare i titoli tecnologici e il sentiment complessivo sul mercato azionario.
A complicare ulteriormente il quadro, le dichiarazioni di Donald Trump sul conflitto USA-Iran. Trump aveva già innescato il movimento domenica notte segnalando che, pur essendo possibili progressi per porre fine alla guerra, le azioni militari potrebbero intensificarsi nelle prossime settimane. Quella combinazione di ottimismo e minaccia ha lasciato i trader incerti su come posizionarsi rispetto al rischio.
Il risultato? La volatilità ha dominato la scena, con i mercati chiusi venerdì per il Venerdì Santo e nessuno disposto a portare rischio nel lungo weekend pasquale senza una direzione chiara sulla guerra. Difficile dargli torto, considerando il contesto.
Una settimana che nasconde segnali contrastanti
Dal punto di vista tecnico, l’S&P 500 si trova in trend ribassista, ma l’azione di prezzo di questa settimana e la sua tenuta l’hanno riportato all’interno di una zona pivot chiave compresa tra 6.483 e 6.566 punti, mantenendolo non lontano dalla media mobile a 200 giorni, posizionata attorno ai 6.644 punti.
Non mancano comunque segnali incoraggianti sul fronte europeo: Piazza Affari, pur chiudendo la giornata di giovedì con una flessione dello 0,2% a 45.625 punti, ha messo a segno nell’intera settimana un guadagno del 5,18%. Un dato che probabilmente riflette più il sollievo per la distensione temporanea del contesto commerciale globale che un vero cambio di trend strutturale.
I grafici comparativi: 2026 vs 2025 e 2026 vs 2022

Il primo grafico mette in parallelo il 2026 con il 2025, anno che si è rivelato sorprendentemente positivo per Wall Street nonostante una partenza difficile. Quello che colpisce è quanto le due traiettorie iniziali siano simili: entrambe mostrano un calo progressivo nei primi 80-100 giorni di trading, con l’indice che perde tra il 4% e il 7% rispetto ai valori di inizio anno.
La differenza, però, sta in quello che è successo dopo nel 2025: una ripresa decisa e prolungata che ha portato l’indice fino a oltre il +17% rispetto alla partenza. Se il 2026 dovesse seguire un percorso analogo, ci sarebbe spazio per un recupero significativo nella seconda parte dell’anno. È un’ipotesi da tenere sul radar, forse, ma non certo da dare per scontata: il contesto macroeconomico e geopolitico attuale è probabilmente più complesso di quello del 2025, con tensioni militari ancora irrisolte e un mercato petrolifero che potrebbe restare volatile a lungo.
Confronto 2026 vs 2022

Il secondo grafico è quello che potrebbe generare più preoccupazione. Il 2022 è stato uno degli anni peggiori per Wall Street dell’ultimo decennio, con l’S&P 500 che ha ceduto oltre il 20% nel corso dell’anno, trascinato dalla stretta aggressiva della Federal Reserve sui tassi d’interesse.
L’aspetto che molti analisti stanno osservando è che le prime settimane del 2026 sembrano ricalcare — almeno nella forma — l’inizio del 2022: un mercato che partiva da livelli elevati, qualche settimana di tenuta relativa, poi una correzione che si è fatta via via più pronunciata. Il 2022 non ha poi recuperato, e ha chiuso intorno a -20%. Ovviamente un confronto visivo tra due anni non implica che la storia si ripeterà — i mercati non funzionano così — ma è uno scenario che probabilmente merita attenzione, soprattutto se le tensioni geopolitiche dovessero deteriorarsi ulteriormente.
Cosa aspettarsi dopo Pasqua
Quando Wall Street riaprirà lunedì, gli investitori si troveranno probabilmente a fare i conti con notizie che si sono accumulate durante il lungo weekend. La situazione in Medio Oriente, le prospettive dei tassi Fed e l’andamento del petrolio resteranno verosimilmente i tre fattori dominanti.
La situazione di medio periodo dell’S&P 500 resta tendenzialmente ribassista. Tuttavia, esaminando il grafico a breve termine, ci sono elementi che potrebbero far dubitare della capacità della fase ribassista di estendersi ulteriormente. Il primo livello di resistenza si trova intorno a 6.652 punti, mentre il supporto è visto a 6.420.
In sintesi: la settimana si chiude in territorio negativo, ma con un mercato che non sembra ancora orientato a una capitolazione decisa. Quello che succederà nei prossimi giorni dipenderà quasi certamente da variabili esterne — geopolitica, Fed, energia — più che da dinamiche puramente tecniche. E in questo momento, prevedere con certezza sarebbe probabilmente una mossa avventata.
