Dopo il sell-off globale che ha travolto i chip, i futures provano a stabilizzarsi e Seul recupera terreno. Ma il rimbalzo è fragile: la giornata di mercoledì 24 giugno ruota tutta attorno ai conti di Micron, attesi a mercati chiusi. Un report che dirà se la correzione è stata solo tecnica o l’inizio di qualcosa di più profondo.

Un rimbalzo che sa di tregua armata

Le Borse arrivano alla seduta di mercoledì 24 giugno con i nervi tesi, ma con qualcosa che assomiglia a un sospiro di sollievo. Dopo due giornate di vendite pesanti sul comparto tecnologico, l’Asia ha provato a voltare pagina: il Kospi sudcoreano, epicentro del crollo, ha recuperato oltre il 3% dopo aver bruciato circa il 10% nella seduta precedente — quella che, secondo Reuters, è stata la quinta peggiore caduta giornaliera della sua storia. A trainare il rimbalzo sono stati proprio i nomi che il giorno prima erano stati massacrati: Samsung Electronics in progresso di oltre l’8%, SK Hynix in rialzo di circa il 3-4%, dopo che entrambe avevano lasciato sul terreno oltre il 12% martedì.

Più cauto il resto dell’area: il Nikkei giapponese ha chiuso sostanzialmente piatto (-0,3% circa), mentre i tecnologici cinesi e di Hong Kong — da Tencent ad Alibaba, da Xiaomi a Baidu — hanno tentato il recupero. Un quadro che, più che un’inversione di tendenza, sembra una stabilizzazione: gli operatori tirano il fiato in attesa del verdetto che conta.

Futures interlocutori in attesa del verdetto

Anche oltreoceano il segnale è di pausa più che di ripartenza convinta. I futures sul Nasdaq 100 viaggiano in territorio positivo (+0,6% circa), quelli sull’S&P 500 in moderato rialzo (+0,2%), mentre i contratti sul Dow Jones restano leggermente sotto la parità. Un assetto contrastato che fotografa bene l’incertezza del momento: il mercato non sa ancora se quanto accaduto sia una sana correzione o il primo scricchiolio di un edificio costruito troppo in fretta.

A fornire qualche indizio rassicurante è il pre-mercato dei titoli più colpiti: Micron e SanDisk, dopo i tonfi a doppia cifra di martedì, sono stati scambiati in rialzo di circa l’1% nelle contrattazioni after-hours. Sul fronte materie prime, l’oro arretra — i futures cedono circa l’1,4% in area 4.090 dollari l’oncia — segnale che la fuga verso i beni rifugio, almeno per ora, sembra rientrare. Anche il petrolio resta sotto pressione, con il Wti poco sopra i 73 dollari e il Brent intorno ai 77, complici i progressi nei colloqui tra Stati Uniti e Iran che hanno allentato la tensione sullo Stretto di Hormuz.

Per le Borse europee, dopo il rosso di martedì, è plausibile un avvio in recupero in scia al rimbalzo asiatico e ai futures americani. Resta però un’apertura da maneggiare con prudenza: il sentiment può cambiare rapidamente nel giro di poche ore.

Cosa è successo davvero: il trade più affollato del mondo si è inceppato

Per capire la giornata di oggi bisogna ricostruire quella di ieri. Martedì 23 giugno Wall Street ha archiviato una seduta pesante: il Nasdaq Composite ha ceduto il 2,21% a quota 25.587 punti, l’S&P 500 ha perso l’1,44% a 7.365, mentre il Dow Jones ha limitato i danni (-0,09%) grazie alla rotazione verso i titoli difensivi. L’indice della paura, il VIX, è balzato di quasi il 13% sopra quota 19.

Nel mirino, ancora una volta, i semiconduttori. Micron è arretrata di oltre l’11%, SanDisk ha perso circa il 13%, Taiwan Semiconductor il 5%, mentre l’ETF VanEck Semiconductor (SMH) ha lasciato sul terreno il 6,5%. Una frana che dall’Asia si è propagata all’Europa, dove l’indice Stoxx 600 Tech ha perso circa il 3%.

Il punto più interessante — e probabilmente quello più sottovalutato — è che dietro questo crollo non sembra esserci stato alcun catalizzatore fondamentale. Gli analisti di Mps lo hanno detto chiaramente: verosimilmente siamo di fronte a “una classica correzione dettata da un set-up tecnico-tattico non favorevole”, ovvero da un posizionamento e da un sentiment diventati eccessivi. La conferma arriva dai numeri: secondo il sondaggio di giugno di Bank of America tra i gestori di fondi, l’80% degli intervistati ha indicato la posizione lunga sui semiconduttori come il trade più affollato del mercato — un livello record. Quando tutti sono dalla stessa parte della barca, basta poco per farla oscillare. E quando l’investitore tech Dan Niles ha annunciato di aver ridotto le sue posizioni nel settore, parlando di un “dosso” in arrivo per il tema dell’intelligenza artificiale, l’innesco ha trovato terreno fertile.

STMicroelectronics, il termometro italiano del settore

A Piazza Affari il barometro della tempesta porta un nome ben noto: STMicroelectronics. Il colosso italo-francese dei chip ha chiuso la seduta di ieri in profondo rosso, intorno ai 64-66 euro, con un calo compreso tra circa il 5% e oltre il 7% a seconda delle rilevazioni tra il listino di Milano e quello di Parigi. Un arretramento che va però inquadrato nella giusta prospettiva: il titolo arrivava da una corsa straordinaria, con un progresso vicino al 200% da inizio anno e i massimi storici sfiorati a inizio giugno sopra i 69 euro. In altre parole, parte di queste vendite ha tutta l’aria di essere realizzo di profitti dopo un rally fuori scala, più che un ripensamento sulla solidità del business.

Sul fronte fondamentale, del resto, la storia di STM resta legata a doppio filo proprio al tema che ha scatenato le vendite: l’intelligenza artificiale. Equita ha recentemente alzato del 52% il prezzo obiettivo, portandolo a 76 euro, stimando ricavi da data center e AI per circa 1 miliardo di dollari nel 2026, destinati a raddoppiare oltre i 2 miliardi nel 2027 e a toccare i 5 miliardi nel 2028. Il FTSE MIB, nel complesso, ha interrotto ieri una striscia di sette rialzi consecutivi cedendo l’1,08% a quota 52.224 punti, appesantito oltre che da STM anche da Stellantis (-6,7% dopo i deludenti dati sulle immatricolazioni europee) e da Avio, penalizzata di riflesso dalle performance negative di SpaceX.

Stasera il verdetto: perché Micron è la chiave di tutto

Tutto, dunque, converge su un appuntamento: i conti del terzo trimestre fiscale di Micron, in uscita stasera a mercati americani chiusi. Le attese sono altissime — forse troppo. Il consenso degli analisti stima ricavi intorno ai 34,7 miliardi di dollari e un utile per azione vicino ai 20 dollari, mentre il titolo è arrivato a guadagnare oltre il 240% da inizio anno, superando la soglia dei mille miliardi di capitalizzazione. Il mercato delle opzioni, segnala MarketScreener, sta prezzando un movimento di circa il 17% in una direzione o nell’altra dopo la pubblicazione: numeri che lasciano pochissimo margine all’errore.

Il vero nodo, probabilmente, non saranno i ricavi o gli utili, ma la guidance. Gli investitori vogliono sapere se la domanda di memorie ad alta larghezza di banda (HBM) — il cuore dell’infrastruttura per l’AI — continuerà a crescere nella seconda metà dell’anno. È esattamente il punto che quest’anno ha tradito ASML e Broadcom: entrambe avevano battuto le stime, ma con previsioni giudicate troppo prudenti, scatenando vendite. Micron rischia di trovarsi nella stessa trappola, in un mercato che ormai pretende non solo di “battere”, ma di “battere e alzare”.

Vista da un’altra angolazione, però, c’è anche una lettura più costruttiva: con un posizionamento già così scarico dopo due giorni di vendite, la soglia per deludere potrebbe essersi paradossalmente abbassata. Se Micron confermerà che il ciclo di investimenti sull’intelligenza artificiale è ancora intatto, il report potrebbe trasformarsi da minaccia in stabilizzatore per l’intero comparto.

Conclusioni: una giornata sospesa

La seduta di oggi, con ogni probabilità, sarà di attesa più che di tendenza. Il rimbalzo asiatico e i futures in recupero suggeriscono che la fase più acuta del panico potrebbe essere alle spalle, ma sarebbe imprudente cantare vittoria prima del verdetto della sera. Micron non è soltanto un’azienda di memorie: è diventata, suo malgrado, il referendum sull’intera narrativa dell’AI che ha sostenuto i mercati per tutto il 2026. La risposta, questa volta, non arriverà dai grafici, ma dai numeri. E il margine di errore, va detto, sembra ridotto al minimo.


Il presente articolo ha finalità esclusivamente informative e non costituisce in alcun modo consulenza finanziaria, sollecitazione al pubblico risparmio o raccomandazione personalizzata all’investimento. I mercati finanziari comportano rischi e le performance passate non sono indicative dei risultati futuri. Si invita a effettuare le proprie valutazioni e, se necessario, a rivolgersi a un consulente abilitato.

Fonti: Reuters, CNBC, MarketScreener, Investing.com, Il Sole 24 Ore – Radiocor, Milano Finanza, QuiFinanza, Bank of America, Equita.