Dopo aver archiviato la vigilia in rialzo di circa l’1,8%, Piazza Affari riparte in avanti anche stamattina: intorno alle 9:10 il FTSE MIB guadagna lo 0,70% e si spinge verso quota 52.800 punti, in area record, con l’intera Europa in territorio positivo. E lo fa in una seduta particolare, con Wall Street chiusa per l’Independence Day e i volumi destinati con ogni probabilità a restare sottili. Intanto la storia sotto la superficie resta la stessa: capitali che ruotano fuori dai semiconduttori, e un listino “senza tech” come quello milanese che, quasi per rovescio, ne esce vincente.

Milano chiude la vigilia a un passo dai record

La seduta di giovedì 2 luglio si è chiusa con Piazza Affari tra le migliori d’Europa. Il FTSE MIB ha guadagnato circa l’1,8%, riportandosi in area 52.500 punti dopo aver oscillato tra un minimo di 51.558 e un massimo di 52.716 punti, secondo le rilevazioni di Borsa Italiana e Teleborsa. È un livello che riporta l’indice a ridosso dei massimi storici toccati a metà giugno, un dettaglio che vale la pena tenere a mente prima di leggere la seduta odierna.

Il traino è arrivato quasi per intero da due comparti. La difesa ha corso con Fincantieri in progresso di quasi il 7% e Leonardo oltre il 6%, mentre tra i bancari ha brillato UniCredit, in rialzo di circa il 4%. Bene anche A2A (attorno al 3,5%) e Inwit. In fondo al listino, invece, movimenti contenuti ma indicativi: Nexi ha ceduto circa l’1,5%, Tenaris poco più dell’1%, mentre STMicroelectronics ha chiuso poco sotto la parità, in linea con la debolezza dell’intero comparto europeo dei semiconduttori. Prysmian ha limato attorno allo 0,7%.

La miccia è stata macroeconomica. Come riportano Reuters e Teleborsa, il dato sull’occupazione statunitense di giugno è uscito ben al di sotto delle attese, con 57mila nuovi posti nel settore non agricolo contro i circa 114mila stimati, e un tasso di disoccupazione sceso al 4,2% dal 4,3%. Un numero debole che ha spinto gli operatori a ridimensionare le scommesse su un rialzo dei tassi Fed già a luglio: secondo le stime citate da Teleborsa, la probabilità è scivolata sotto il 20%, dal 33% precedente alla pubblicazione. Per un listino a forte peso bancario e ciclico come quello milanese, è un carburante quasi ideale.

Il paradosso del listino “vecchio”: perché Milano sale mentre il Nasdaq arretra

Qui sta il punto più interessante della giornata, e probabilmente la chiave per capire le prossime sedute. Mentre Milano festeggiava, oltreoceano la fotografia era tutt’altro che uniforme. Il Dow Jones ha aggiornato il proprio record storico con un progresso dell’1,14% a quota 52.900 punti, sostenuto dai settori tradizionali, mentre il Nasdaq 100 ha ceduto l’1,61% e lo S&P 500 ha chiuso sostanzialmente piatto, poco sotto i 7.483 punti. Sono i valori che i terminali continuano a mostrare anche stamattina: con Wall Street chiusa, restano di fatto congelati alla chiusura di giovedì. A pesare, per la seconda seduta consecutiva, è stato il comparto dei semiconduttori: come documentano CNBC e Yahoo Finance, l’indice di settore ha subito vendite pesanti, con cali a doppia cifra su nomi come Teradyne e KLA e ribassi significativi su Micron, AMD e Applied Materials. Anche Tesla ha ceduto circa il 7%, nonostante consegne trimestrali migliori delle attese.

Il filo conduttore, secondo diversi analisti citati dalle testate americane, non è tanto la fine del ciclo dell’intelligenza artificiale quanto una sua “rivalutazione”: dopo mesi in cui il tema ha spinto indistintamente l’intero settore tech, il mercato sembra ora distinguere con più attenzione tra società capaci di trasformare le aspettative in profitti e società la cui valutazione sconta già uno scenario molto ottimistico. È una rotazione, più che una rotta.

Ed è proprio in questa rotazione che si annida il paradosso di Piazza Affari. Il listino milanese è storicamente povero di grandi nomi tecnologici e ricco di banche, utility, energia, difesa e industria. Una composizione a lungo considerata un handicap strutturale rispetto agli indici americani a trazione tech. Nel momento in cui i capitali escono dal trade dell’AI per cercare rifugio in settori più “concreti”, quella stessa arretratezza si trasforma, almeno temporaneamente, in un vantaggio. Milano, in altre parole, funziona quasi da anti-Nasdaq. È plausibile che finché durerà questa fase di prese di profitto sul tech globale, i listini a impronta più tradizionale possano continuare a comportarsi relativamente meglio, anche se sarebbe imprudente considerarlo un movimento a senso unico.

Il caso più emblematico è tutto italiano e si chiama STMicroelectronics. Il titolo è stato tra i migliori del semestre a Piazza Affari, con una corsa impetuosa da inizio anno, salvo poi conoscere sedute violente durante i sell-off del comparto (una settimana fa aveva perso oltre l’8% in un solo giorno, secondo i dati di mercato). STM incarna alla perfezione il momento del settore: una storia industriale solida, ben posizionata sui trend globali, ma con una valutazione che riflette già molto ottimismo. Il suo comportamento nelle prossime settimane sarà probabilmente uno degli indicatori più affidabili di quanto la rotazione sia destinata a durare.

Difesa e banche, i due motori di Piazza Affari

Il rally della difesa non è nato dal nulla. Come riporta Milano Finanza, un’intervista del ministro della Difesa Guido Crosetto ha fornito nuove indicazioni sulla traiettoria della spesa militare italiana, con il Paese che si colloca al 2,8% del PIL considerando anche le spese per la sicurezza. Secondo la lettura di Mediobanca Research citata dalla testata, le dinamiche di spesa saranno chiarite a settembre con il Documento programmatico di bilancio, e l’aumento previsto per il 2026 dovrebbe rappresentare più un limite massimo che un punto di partenza. A dare ulteriore spinta al comparto ha contribuito anche il riacutizzarsi delle tensioni geopolitiche, con un nuovo pesante attacco russo su Kiev.

Sul fronte bancario, UniCredit resta osservata speciale. Al di là della singola seduta, il settore del credito continua a muoversi sullo sfondo del risiko che accompagna Piazza Affari ormai da mesi, con operazioni straordinarie e movimenti su singoli istituti che periodicamente riaccendono l’interesse degli operatori. È un tema che, con ogni probabilità, tornerà a fare notizia con la ripresa piena dell’attività dopo la pausa estiva americana.

Oggi l’Europa senza la bussola americana

Il vero elemento distintivo della giornata odierna è di calendario. Oggi, venerdì 3 luglio, i mercati statunitensi (Borsa e obbligazionario) restano chiusi per l’osservanza dell’Independence Day, dato che il 4 luglio cade di sabato. La conferma arriva dai calendari ufficiali di NYSE e Nasdaq: gli scambi riprenderanno regolarmente lunedì 6 luglio.

Cosa significa nel concreto. Senza la seduta americana, l’Europa si ritrova priva del suo abituale punto di riferimento pomeridiano, quello che di norma imprime la direzione nella seconda parte della giornata. È lecito attendersi volumi più sottili del consueto e movimenti potenzialmente più erratici con il passare delle ore. Eppure, almeno nelle prime battute, il Vecchio Continente sembra tutt’altro che disorientato: intorno alle 9:10 gli indici viaggiano compatti in territorio positivo, con Milano in prima fila. Il FTSE MIB sale dello 0,70% verso quota 52.795 punti, il DAX di Francoforte avanza dello 0,85%, il CAC 40 di Parigi dello 0,44% e lo SMI svizzero dello 0,18%. A sorprendere è soprattutto Londra, con il FTSE 100 in progresso di oltre il 2%, il migliore tra i grandi listini europei.

A dare una mano è arrivato anche il tono costruttivo dell’Asia nella notte, con Tokyo in progresso (l’indice Topix ha guadagnato oltre l’1%) e la Borsa di Shanghai in lieve rialzo. La domanda, semmai, si è già in parte rovesciata rispetto a ieri sera: non tanto se Piazza Affari riuscirà a difendere i livelli della vigilia, quanto se saprà consolidare un nuovo allungo costruito quasi interamente sulle proprie gambe. È probabile che l’assenza del riferimento americano si faccia sentire soprattutto nel pomeriggio, quando i volumi tendono a diradarsi ulteriormente e i movimenti rischiano di diventare meno affidabili. Prudenza, quindi, nel leggere gli scostamenti di una seduta comunque atipica.

Spread, tassi e petrolio: il quadro di fondo

Sul mercato obbligazionario, lo spread tra BTP e Bund si è mosso di recente in un intervallo compreso tra circa 77 e 79 punti base, con il rendimento del decennale italiano nei pressi del 3,6%. Un livello che resta storicamente contenuto e che riflette anche un miglioramento delle prospettive di crescita: Prometeia, come riportato da Milano Finanza, ha rivisto al rialzo la stima sul PIL italiano 2026, portandola allo 0,7% dallo 0,4% di marzo, sulla base di un primo trimestre migliore delle attese e della ripresa degli investimenti legati al PNRR.

Sul capitolo tassi, il quadro resta articolato. Negli Stati Uniti il presidente della Fed Kevin Warsh ha spostato di recente l’attenzione sulle possibili conseguenze disinflazionistiche di medio periodo legate all’intelligenza artificiale, un accenno che diversi osservatori hanno letto come un riconoscimento implicito che lo scenario del 2026 è diverso da quello degli anni precedenti. In Europa, la maggior parte degli economisti continua ad attendersi una BCE ferma a luglio, con l’ipotesi di un intervento rinviata a dopo l’estate. Sul valutario, l’euro resta scambiato in area 1,14 dollari.

Capitolo materie prime: il petrolio ha proseguito la discesa, con il WTI tornato in area 67-68 dollari al barile, sui livelli precedenti alle tensioni in Medio Oriente. Il rientro dello shock energetico è uno dei fattori che ha contribuito a raffreddare le aspettative di inflazione, con effetti indiretti anche sulle valutazioni dei titoli energetici di Piazza Affari.

Cosa guardare oggi

In sintesi, la seduta odierna si gioca su pochi ma chiari fattori di attenzione. Il primo è la tenuta dei nuovi massimi: dopo il balzo di ieri e l’ulteriore allungo di stamattina, capire se Milano riesce a consolidare in area record o se rientra parzialmente dirà molto sulla solidità del movimento. Il secondo è il comportamento dei comparti guida, difesa e banche in testa, che nelle giornate a bassa liquidità tendono ad amplificare i movimenti. Il terzo, più strutturale, è l’evoluzione della rotazione fuori dal tech: STMicroelectronics resta il termometro più immediato per il mercato italiano.

Con Wall Street chiusa, la giornata potrebbe comunque rivelarsi interlocutoria, quasi una parentesi in attesa della ripresa piena di lunedì. Ma è proprio nelle sedute apparentemente vuote che a volte si misura la reale forza di un listino: il fatto che Milano, nelle prime ore, riesca a spingersi sui massimi senza l’appoggio americano è già di per sé un segnale di una certa robustezza. Resta da vedere se la tenuta reggerà fino alla campana, e sarebbe imprudente trarre conclusioni definitive da una singola mattinata. Ma il messaggio che arriva dall’avvio di seduta è, con ogni probabilità, più incoraggiante di quanto ci si potesse attendere alla vigilia.


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