Apertura euforica per le Borse europee: Milano guida i rialzi con un +1,51% in attesa della firma sul cessate il fuoco nello Stretto di Hormuz. Crolla il Brent, banche in spolvero.

L’aria che si respira a Piazza Affari questa mattina è quella delle grandi occasioni. Alle 9:15 il FTSE MIB segna 49.912 punti con un guadagno dell’1,51%, a un soffio da quella soglia psicologica dei 50.000 punti che il listino milanese non ha mai oltrepassato in modo stabile nella sua storia. Un livello che, salvo capovolgimenti improvvisi nelle prossime ore, potrebbe verosimilmente essere violato già nella seduta odierna.

A muovere i mercati è una notizia che gli operatori attendevano da settimane: il possibile accordo di pace tra Stati Uniti e Iran. Il Segretario di Stato americano Marco Rubio, parlando da Nuova Delhi, ha dichiarato che sul tavolo c’è “un accordo abbastanza solido” che riguarda la riapertura dello Stretto di Hormuz e l’avvio di negoziati sul nucleare iraniano. Una svolta che, almeno sulla carta, metterebbe fine a un conflitto iniziato lo scorso 28 febbraio.

L’Europa accelera, Wall Street pronta a seguire

Il movimento è corale su tutte le piazze del Vecchio Continente. Il DAX di Francoforte avanza dell’1,01% a 25.140 punti, il CAC 40 di Parigi guadagna l’1,02% a 8.198 punti, mentre lo SMI svizzero sale dello 0,91% a 13.626 punti. Più cauto il FTSE 100 di Londra, che si limita a un comunque positivo +0,69%, probabilmente per il peso del comparto petrolifero nel suo paniere.

I future americani anticipano un’apertura tonica per Wall Street: l’S&P 500 viene scambiato a 7.473 punti (+0,37%), il Dow Jones segna 50.580 punti (+0,58%) e il Nasdaq 100 si attesta a 29.482 punti (+0,42%). Indicazioni che lasciano presupporre una giornata costruttiva anche oltreoceano, dove gli investitori sembrano voler scommettere sulla diplomazia.

Asia in festa, MSCI Emerging vola

Le piazze asiatiche hanno già chiuso in netto rialzo: il TOPIX giapponese ha guadagnato l’1,29% a 3.943 punti, mentre lo Shanghai Composite è salito dello 0,96% a 4.153 punti. Particolarmente significativo il balzo dell’MSCI Emerging Markets, che segna +1,43% a 1.710 punti — un segnale che il risk-on globale sta probabilmente premiando soprattutto i mercati più sensibili al ciclo delle materie prime e al commercio internazionale.

Crolla il petrolio: Brent vicino ai 97 dollari

Il vero contraltare del rally azionario è il tonfo del greggio. Secondo i dati di ANSA e Reuters, il Brent perde oltre il 5,5% scendendo a 97,78 dollari al barile, mentre il WTI cede circa il 5,87% a 90,93 dollari. Anche il gas naturale sulla piazza TTF di Amsterdam apre in forte ribasso, scontando l’ipotesi di una riapertura imminente di quel corridoio energetico che convoglia circa il 20% del commercio mondiale di petrolio via mare.

È un movimento che gli analisti stavano probabilmente aspettando: come ricorda Rystad Energy in un’analisi citata da diverse testate finanziarie, la fine del “premio di guerra” sui prezzi del greggio era considerata uno scenario probabile non appena si fosse profilata una vera svolta diplomatica.

Piazza Affari, il rebus dei titoli oil

Sul listino milanese il quadro settoriale potrebbe rivelarsi più articolato di quanto suggerisca il dato aggregato. Le banchesono storicamente le grandi beneficiarie di scenari come questo: già nelle precedenti fasi di disgelo, Equita aveva sottolineato come l’allentamento delle tensioni geopolitiche tendesse a favorire il settore finanziario italiano, con UniCredit e Intesa Sanpaolo a trainare l’indice. Una dinamica che potrebbe ripetersi nelle prossime sedute, anche se sarà fondamentale attendere la conferma ufficiale dell’accordo.

Sull’altro fronte, Eni e i titoli oil service come Saipem e Tenaris potrebbero subire pressioni significative dal crollo del Brent. È quello che gli operatori chiamano l’effetto rebalancing: ciò che fa bene al sistema nel suo complesso non sempre premia tutti i settori in modo uniforme.

Cautela d’obbligo: l’accordo non è ancora firmato

Nonostante l’entusiasmo dei mercati, è probabilmente saggio mantenere un atteggiamento prudente. Lo stesso Donald Trump, secondo quanto riportato dal Sole 24 Ore, ha dichiarato di aver chiesto ai suoi negoziatori di “non affrettarsi a concludere un accordo, perché il tempo gioca a nostro favore”. E secondo fonti dell’amministrazione USA citate da Axios, restano ancora dettagli “da definire”, mentre la natura “lenta e opaca” del sistema decisionale iraniano potrebbe verosimilmente ritardare la firma di qualche giorno.

Inoltre, secondo una fonte vicina alle Guardie Rivoluzionarie iraniane citata da Tasnim, Teheran sarebbe ancora “profondamente diffidente verso gli Stati Uniti”, e lo Stretto di Hormuz al momento resta formalmente chiuso. Il nodo dello sblocco dei beni iraniani congelati all’estero — stimati in oltre 100 miliardi di dollari secondo fonti citate da Al Jazeera — è un altro tassello che potrebbe complicare il percorso.

Cosa monitorare nelle prossime ore

L’evoluzione della seduta dipenderà probabilmente da tre fattori. Primo: eventuali comunicazioni ufficiali da Washington o Teheran sull’accordo, attese verosimilmente in giornata. Secondo: la tenuta del FTSE MIB sopra la soglia tecnica dei 49.800 punti, che secondo le indicazioni di Milano Finanza aprirebbe ulteriori spazi di crescita verso quota 50.000. Terzo: la reazione di Wall Street all’apertura del pomeriggio, che potrebbe consolidare o invertire il movimento europeo.

📊 Segui l’aggiornamento live nel pomeriggio

La giornata è solo all’inizio e i prossimi movimenti potrebbero essere decisivi. Tra la possibile firma dell’accordo USA-Iran, l’apertura di Wall Street e la reazione dei titoli oil al crollo del Brent, lo scenario può cambiare rapidamente. Per questo nel pomeriggio ritorniamo con un aggiornamento live e chi vuole capire come si sta posizionando il mercato in tempo reale farà bene a tornare su queste pagine nel pomeriggio: l’analisi aggiornata aiuterà probabilmente a distinguere ciò che è rumore di breve termine da ciò che potrebbe diventare un trend strutturale.

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La fotografia del momento

Per ora il messaggio dei mercati è chiaro: gli investitori stanno scommettendo che la diplomazia vinca sulle armi. Una scommessa che, se confermata, potrebbe segnare l’inizio di una nuova fase per i listini globali. Se invece dovesse rivelarsi prematura, il contraccolpo sarebbe verosimilmente altrettanto rapido del rally di oggi.