L’euforia sull’intelligenza artificiale traina l’Asia, l’Europa apre cauta in attesa dei dati macro USA e del Beige Book della Fed. Sullo sfondo, resta il nodo Iran-Hormuz.
Apertura prudente per i listini del Vecchio Continente questa mattina, dopo che Wall Street ha chiuso in territorio positivo e l’Asia ha messo a segno un’altra seduta brillante. A Milano il FTSE MIB viaggia poco sotto la parità, intorno a quota 50.386 punti (-0,38%), ma è bene ricordare che l’indice di Piazza Affari arriva da una serie di nuovi massimi: la frenata di oggi sembra, con ogni probabilità, una fisiologica presa di profitto più che un cambio di rotta.
Sulla stessa linea le altre Borse europee: Francoforte cede lo 0,66% (DAX a 24.959), Parigi lo 0,34% (CAC 40 a 8.181), mentre Londra resta sostanzialmente piatta in leggero rialzo (+0,06%) e Zurigo è praticamente invariata. Diverso il clima oltreoceano e in Asia, dove i future statunitensi indicano un avvio in moderato progresso (S&P 500 +0,13%, Dow Jones +0,45%, Nasdaq 100 +0,48%) e Tokyo continua a correre.

L’AI spinge Tokyo: il TOPIX segna il rialzo più convinto
Il dato più vistoso della seduta arriva proprio dal Giappone, dove il TOPIX guadagna l’1,83%, di gran lunga la performance migliore tra i grandi indici globali. Come sottolinea anche Il Sole 24 Ore, è ancora una volta l’intelligenza artificiale a fare da motore: la Borsa di Tokyo ha aggiornato i propri massimi spinta dai titoli tecnologici e dei semiconduttori.
È un tema che ormai tiene in piedi buona parte del rialzo azionario globale, e qui vale la pena di un piccolo richiamo alla prudenza. La domanda che molti investitori si stanno facendo — se siamo o meno di fronte a una nuova bolla in stile dot-com — non ha ancora una risposta condivisa. Alcune case d’investimento, come Amundi, ritengono che il paragone sia oggi prematuro, ma è probabile che la sensibilità del mercato a qualsiasi delusione sui conti del comparto tech resti molto alta nelle prossime settimane.
STMicroelectronics: il caso del giorno a Piazza Affari
Se c’è un titolo che racconta meglio di tutti questa fase, è STMicroelectronics. Il gruppo italo-francese ha comunicato martedì 2 giugno di aver alzato le proprie stime sui ricavi dei data center, ora attesi intorno a 1 miliardo di dollari nel 2026 contro la precedente indicazione “ben sopra i 500 milioni”. E le ambizioni guardano oltre: la società ipotizza che quei ricavi possano raddoppiare nel 2027, sostenuti dalla domanda per le infrastrutture AI.
La reazione del mercato è stata immediata. Secondo MilanoFinanza, il titolo ha chiuso in rialzo di oltre il 15% a 68,26 euro, nuovo massimo storico, con un progresso di circa il 240% in sei mesi. Un movimento impressionante, che porta la performance da inizio anno ben oltre il +180%.
Qui, però, conviene mantenere la lucidità. È interessante notare come diversi analisti restino, al momento, più cauti del mercato: i target price citati — JP Morgan a 48 euro (rating neutral), Equita a 50 euro (buy), Intermonte a 43,30 euro (neutral) — sono tutti sensibilmente al di sotto delle attuali quotazioni. Non è un segnale negativo in sé, ma suggerisce che parte degli analisti deve ancora aggiornare i propri modelli: è probabile che nelle prossime settimane vedremo una revisione al rialzo delle stime, soprattutto sul 2027. Allo stesso tempo, dopo una corsa di questa portata, un assestamento del titolo non sarebbe affatto sorprendente.
Il convitato di pietra: Iran, Hormuz e il prezzo del petrolio
Dietro l’ottimismo dei mercati resta un rischio che è bene non sottovalutare. Lo Stretto di Hormuz — da cui transita circa un quinto del petrolio mondiale via mare — è al centro di una crisi aperta dalla scorsa primavera, e la situazione resta fluida. Nei giorni scorsi si era parlato con insistenza di una bozza d’intesa tra Washington e Teheran, con l’ipotesi di una tregua e della riapertura graduale del passaggio. Tuttavia, come riportato da Euronews e dall’agenzia iraniana Tasnim, l’Iran avrebbe sospeso i negoziati indiretti con gli Stati Uniti dopo i nuovi attacchi israeliani in Libano.
Si vocifera di un possibile nuovo round di colloqui il 5 giugno, con un’intesa che potrebbe assumere la forma di un memorandum mediato dal Pakistan. Lo scenario è probabilmente più costruttivo rispetto a qualche settimana fa, ma restano clausole irrisolte. La conseguenza diretta è che il prezzo del greggio resta elevato e volatile, e ogni notizia su questo fronte potrebbe muovere rapidamente sia i petroliferi sia il sentiment generale.
Cosa guardare oggi: l’agenda macro
La giornata è densa di appuntamenti che potrebbero orientare i mercati. In Europa sono attesi gli indici PMI sui servizi di Spagna, Italia e area euro, oltre ai prezzi alla produzione. Dagli Stati Uniti arriveranno il dato ADP sull’occupazione privata, l’indice ISM dei servizi, gli ordini di beni durevoli e le scorte settimanali di greggio. In serata, occhi puntati sul Beige Book della Federal Reserve, che offrirà un quadro aggiornato sullo stato dell’economia americana.
Il vero spartiacque, però, sembra rimandato a venerdì, quando saranno pubblicati i dati sull’occupazione USA: è probabile che proprio quel report finisca per orientare le attese sulle prossime mosse della Fed in materia di tassi. Fino ad allora, il mercato potrebbe muoversi con relativa cautela.
In sintesi: giornata interlocutoria, con l’AI a fare da traino e Milano che difende i massimi. Le occasioni restano, ma forse questo è il momento di non farsi travolgere dall’entusiasmo e di tenere d’occhio i due veri fattori di rischio: la sostenibilità del rally tech e l’evoluzione del dossier iraniano.