Stamattina alle 12 le borse europee restano in forte calo, con un clima di avversione al rischio alimentato da tensioni geopolitiche e preoccupazioni sui tassi e sulla crescita. L’Italia però è il mercato più penalizzato: il FTSE MIB cede intorno al 4%, peggiore dell’andamento di Francia, Germania e Regno Unito, che viaggiano intorno al 3%

Europa vs Stati Uniti: future in chiaroscuro

I future sui principali indici americani mostrano un quadro meno violento rispetto all’Europa: Dow Jones e S&P 500 futuri scendono, ma con percentuali sensibilmente inferiori alle piazze continentali, segnalando che il peso dell’escalation nel Golfo e dei rischi fiscali pesano più sui mercati europei che su quelli Usa. In questo contesto, le borse europee appaiono più sensibili alle variazioni di tassi, debito pubblico e costi energetici, mentre Wall Street resta relativamente più resiliente, anche se prudente.

Italia, il mercato più debole d’Europa

Tra le grandi piazze, Milano è quella che perde di più: il FTSE MIB è intorno ai 45.000 punti, in calo del 4% circa, con banche e utility tra i settori più colpiti. Mentre Francia, Germania e Regno Unito cedono intorno al 3%, il gap negativo dell’indice italiano sul resto d’Europa è chiaro e conferma le preoccupazioni sui conti pubblici, sul debito e sulla capacità del sistema bancario di reggere uno scenario di tassi alti e shock geopolitici.

Petrolio a +7% e pressione sui mercati

L’escalation in Iran ha spinto il prezzo del petrolio in forte rialzo: il Brent segna un aumento di circa il 7% rispetto ai livelli precedenti, avvicinandosi ai 78–80 dollari al barile. Questo balzo sui costi energetici alimenta la paura di un ulteriore rincaro per famiglie e imprese europee, di un nuovo ciclo di pressione inflazionistica e di una BCE costretta a mantenere una linea più rigida sui tassi, con riflessi diretti sui mercati azionari e obbligazionari.

Quanto può correggere l’Eurostoxx?

Sul quadro a un anno l’Eurostoxx 50 resta inserito in un canale rialzista ben definito.
In quest’ottica, una correzione del 3-4% dai livelli attuali rientrerebbe pienamente nella fisiologia del trend, senza comprometterne la struttura.

Solo discese più profonde, accompagnate da aumento strutturale della volatilità e rottura dei supporti dinamici, inizierebbero a mettere in discussione l’impostazione costruttiva di medio periodo.

In altre parole: al momento parliamo di normale respirazione del mercato, non di inversione.