Nella notte tra domenica e lunedì Intesa Sanpaolo ha sferrato un’offerta pubblica di acquisto e scambio sull’intero capitale di MPS, neutralizzando di fatto la proposta di fusione avanzata appena 24 ore prima da Banco BPM. La reazione di Piazza Affari è stata immediata: azioni Monte dei Paschi in rally di oltre il 12%, Mediobanca a doppia cifra, mentre il titolo Intesa paga il conto della diluizione. Si riapre, così, la seconda stagione del risiko bancario italiano.
Cosa ha messo sul piatto Intesa Sanpaolo
L’istituto guidato da Carlo Messina ha promosso un’offerta pubblica di acquisto e scambio (OPAS) volontaria e totalitaria sull’intero capitale di Banca Monte dei Paschi di Siena. Non si tratta di un’OPA tradizionale interamente in contanti, ma di una formula ibrida: per ogni 10 azioni MPS conferite, gli azionisti riceveranno 16 azioni Intesa di nuova emissione più un conguaglio cash di 10 euro. In termini unitari, il corrispettivo è pari a 1,6 azioni Intesa più 1 euro per ciascun titolo Monte dei Paschi.
Sulla base del prezzo ufficiale Intesa rilevato alla chiusura del 5 giugno (5,682 euro), il concambio valorizza implicitamente l’azione MPS a 10,091 euro, con un premio del 12,5% rispetto alla chiusura di venerdì (8,970 euro) e del 17,4% sul prezzo medio ponderato degli ultimi tre mesi (fonte: comunicato Intesa Sanpaolo, ripreso da Il Sole 24 Ore e Borsa Italiana).
In caso di adesione totale, il controvalore complessivo dell’operazione raggiunge circa 30,6 miliardi di euro, di cui circa 27,6 miliardi in azioni Intesa e circa 3 miliardi in contanti. L’efficacia dell’offerta è legata al raggiungimento di una soglia minima di adesioni pari al 66,67% del capitale, quota che consentirebbe a Intesa di blindare il controllo straordinario in assemblea.
La mossa che spiazza Banco BPM
Il tempismo non è casuale. Domenica 7 giugno Banco BPM, guidato da Giuseppe Castagna, aveva manifestato l’interesse a una fusione “tra pari” con Siena. Poche ore dopo, Intesa ha risposto con il blitz, ridisegnando di fatto gli equilibri ancor prima che il dossier BPM potesse prendere forma.
L’obiettivo strategico, probabilmente, va oltre la pura crescita dimensionale. Attraverso MPS, Intesa metterebbe le mani sulla partecipazione in Mediobanca — conquistata proprio dal Monte nell’autunno 2025 — e, indirettamente, sul 13,2% di Generali detenuto da Piazzetta Cuccia. Non a caso, Messina ha tenuto a precisare di non voler acquisire la compagnia triestina, evocando piuttosto l’ambizione di costruire una sorta di “UBS italiana” (fonte: Money.it).
L’asse con Unipol e il ruolo di BPER
L’operazione si appoggia a un accordo vincolante con il gruppo Unipol. Se l’OPAS andasse a buon fine e ottenesse tutte le autorizzazioni, Intesa cederebbe a Unipol una banca costruita attorno a una parte significativa delle attività MPS — comprensiva del marchio e di circa 635 filiali — da fondere con BPER. Una nuova realtà che, secondo le stime riferite al 2025, potrebbe contare su circa 55 miliardi di raccolta diretta e un utile netto compreso tra 400 e 460 milioni (fonte: BorsaInside). Intesa, dal canto suo, manterrebbe Mediobanca e il relativo marchio.
È plausibile che proprio questo schema a incastro spieghi perché il mercato stia già provando a individuare i potenziali vincitori della partita: BPER, almeno per ora, sembra raccogliere il consenso maggiore tra gli investitori.
La reazione di Piazza Affari
Sul listino la fotografia di metà pomeriggio è netta. Le azioni MPS guidano il FTSE MIB con un balzo di circa il 12,8% a quota 10,09 euro, allineandosi rapidamente al valore implicito dell’offerta — un comportamento tipico nelle fasi iniziali delle operazioni di M&A. Forte rialzo anche per Mediobanca, in progresso di circa l’11%, mentre BPER viene premiata dagli acquisti.
In direzione opposta si muove Intesa Sanpaolo, in calo di circa il 2% a 5,56 euro: anche in questo caso, il mercato tende a penalizzare nell’immediato il soggetto offerente per l’effetto diluizione legato all’aumento di capitale a servizio dei concambi. Banco BPM, spiazzato dalla mossa, limita i guadagni a un più contenuto +1% circa, intorno ai 13,3 euro (fonti: Soldionline, FirstOnline).
Il dato di prezzo merita una nota di trasparenza: alcuni feed automatici riportavano in mattinata MPS ancora in area 8,9 euro, valore riferito però a un aggiornamento parziale; le quotazioni in tempo reale del primo pomeriggio confermano il titolo sopra i 10 euro.
Il quadro di mercato attorno all’operazione
Il risiko bancario ha trainato l’intero indice. Intorno alle 14.30 il FTSE MIB segnava un rialzo dello 0,63% a 50.210 punti, consolidando la soglia psicologica dei 50.000 punti dopo essere partito in territorio negativo in scia alle altre piazze europee (fonte: Soldionline). Sul fronte obbligazionario, lo spread BTP-Bund si attesta poco sopra i 75 punti base, con il rendimento del decennale italiano vicino al 3,8%. L’euro ha sfiorato 1,155 dollari, mentre l’oro è tornato in area 4.350 dollari.
Cosa aspettarsi
Per i risparmiatori e i fondi che detengono azioni MPS, nell’immediato non è richiesta alcuna azione. L’offerta diventerà operativa solo dopo il via libera di Consob, BCE e Antitrust, atteso verosimilmente entro dicembre 2026. Nel frattempo Intesa ha già convocato un’assemblea straordinaria per il 10 settembre, chiamata a deliberare l’aumento di capitale a servizio dei concambi.
La partita, in ogni caso, resta tutt’altro che chiusa. Molto dipenderà dalla reazione del consiglio MPS, dall’eventuale rilancio o ritiro di Banco BPM e dalle mosse degli azionisti di riferimento. È probabile che le prossime settimane vedano ulteriori colpi di scena su un dossier che, di fatto, ha riacceso il consolidamento del settore bancario italiano.