Se si guarda solo ai titoli dei giornali, questa è la settimana di Nvidia e di Jackson Hole. Se si guardano i prezzi, però, il filo che tiene insieme gli ultimi giorni è un altro: il petrolio che arretra sulle speranze di una riapertura dello Stretto di Hormuz, e con lui i rendimenti obbligazionari. È probabilmente questo movimento, più delle attese sui conti dei semiconduttori, ad aver dato respiro alle Borse tra lunedì e martedì. A Milano, intanto, il risiko bancario ha aggiunto un nuovo capitolo con la risposta del consiglio di Banco BPM all’offerta di Monte dei Paschi.
Vediamo con ordine cosa è successo, cosa ha pesato e cosa ci aspetta tra oggi e venerdì.
Piazza Affari tra dazi, banche e un rimbalzo del tech
La settimana a Milano è partita in salita. Lunedì 24 agosto il FTSE MIB ha chiuso a 52.542 punti, in calo dello 0,2%, appesantito soprattutto da Stellantis: il titolo ha lasciato sul terreno il 4,8% dopo che Donald Trump ha annunciato, via Truth Social, che dal primo gennaio 2027 i dazi su auto, camion e componentistica importati dal Canada saliranno al 50%, raddoppiando l’aliquota attuale del 25% (fonte Milano Finanza). È una misura non ancora in vigore, e che potrebbe cambiare nei mesi che ci separano dalla scadenza, ma il mercato ha scelto di prezzare subito il rischio per i tre costruttori di Detroit, Stellantis compresa, che hanno una filiera produttiva profondamente integrata tra i due Paesi.
Martedì il quadro si è invertito. Il listino principale ha recuperato lo 0,3% a 52.720 punti, trainato dal ritorno degli acquisti sui titoli tecnologici dopo il sell-off della vigilia: Prysmian è stata la migliore del paniere con un +3,32% a 121,5 euro, mentre Tenaris ha guadagnato il 2,54%. In controtendenza Eni, in calo dell’1,44%, penalizzata dal ritracciamento del greggio, e il lusso, con Moncler e Brunello Cucinelli tra i peggiori (dati Soldionline e Il Sole 24 Ore).
Nella mattinata di oggi, mercoledì 26 agosto, Milano si muove in territorio positivo con banche e lusso in evidenza, A2A migliore del listino e Eni ancora in coda. Si tratta di rilevazioni intraday, quindi da leggere con la dovuta cautela fino alla chiusura.
Sul fronte obbligazionario, lo spread BTP-Bund ha aperto a 80 punti base, uno in meno rispetto alla chiusura di martedì, e il rendimento del decennale italiano è sceso sotto la soglia del 4%, al 3,99% (fonte QuiFinanza). Un dato che, se confermato in chiusura, segnalerebbe una relativa tranquillità del mercato sul debito italiano nonostante la turbolenza sui Treasury americani di cui parleremo più avanti.
Il risiko bancario: Banco BPM risponde a Siena
Il dossier che continua a catalizzare l’attenzione a Piazza Affari è l’intreccio tra Intesa Sanpaolo, Monte dei Paschi, Banco BPM e Banca Generali. Vale la pena ricostruire i passaggi, perché la sequenza aiuta a capire le prossime mosse.
L’8 giugno Intesa Sanpaolo aveva lanciato un’offerta pubblica di acquisto e scambio da circa 30,6 miliardi di euro sulla totalità delle azioni MPS, con un corrispettivo di 1,6 azioni Intesa più un euro in contanti per ogni azione della banca senese, in un’operazione coordinata con Unipol per superare i vincoli antitrust (fonte ANSA e Intesa Sanpaolo). L’assemblea di Intesa chiamata ad approvare l’aumento di capitale al servizio dell’offerta è convocata per il 10 settembre.
Il 20 agosto il consiglio di MPS ha risposto approvando, a maggioranza, due offerte pubbliche di scambio parallele: una su Banco BPM, con un rapporto di 1,567 azioni MPS per ogni azione BPM e un controvalore implicito di circa 25,3 miliardi senza premio sui prezzi del 19 agosto, e una su Banca Generali, con un rapporto di 6,958 azioni MPS per azione e un controvalore di circa 8,7 miliardi (fonte Teleborsa). A corredo, una distribuzione straordinaria da 4 miliardi agli azionisti MPS da sottoporre all’assemblea del 29 ottobre. Il senso dell’operazione, nelle intenzioni di Siena, è costruire un’alternativa industriale all’opas di Intesa.
Martedì 25 agosto è arrivata la prima presa di posizione di Banco BPM. Il consiglio, riunito in seduta straordinaria, ha deliberato all’unanimità che l’offerta di MPS rappresenta un’operazione strutturalmente diversa dalla proposta di fusione che lo stesso Banco aveva avanzato a Siena con la lettera del 7 giugno, perché si configura come un’acquisizione e non come una fusione, e che non presenta un premio per gli azionisti di Banco BPM (fonte Milano Finanza e Soldionline). Il consiglio si è riservato di esprimere le valutazioni di competenza nei termini previsti dalla normativa. Non è un rifiuto formale, ma il tono suggerisce che la strada di Siena sia in salita.
Restano due incognite. La prima è la posizione di Crédit Agricole, primo azionista di Banco BPM con il 29,3%, che nelle scorse settimane aveva espresso dubbi sulla creazione di valore di una combinazione con MPS, secondo quanto riportato dal Corriere della Sera e ripreso da MarketScreener. La seconda è il consiglio di Generali, atteso giovedì, che dovrà valutare l’offerta sulla controllata Banca Generali. Sul mercato, Equita ha segnalato un elevato rischio di esecuzione per il progetto di MPS, che si troverebbe a gestire contemporaneamente l’integrazione di Mediobanca, l’aggregazione con BPM e l’acquisizione di Banca Generali.
Per chi investe, il punto probabilmente non è indovinare chi vincerà, ma riconoscere che il settore bancario italiano sta entrando in una fase in cui i prezzi delle azioni coinvolte incorporano scenari molto diversi tra loro. È plausibile che la volatilità sui titoli interessati resti elevata almeno fino all’assemblea Intesa del 10 settembre.
Wall Street: il sollievo arriva dai bond, non solo dai chip
Negli Stati Uniti la seduta di martedì ha chiuso in rialzo, con l’S&P 500 a 7.677,28 punti (+0,32%), il Nasdaq a 26.151,30 (+0,66%) e il Dow Jones a 53.577,40 (+0,3%), alla terza seduta positiva consecutiva (fonte CNBC). Questi sono i valori della chiusura di ieri: Wall Street riaprirà oggi alle 15:30 ora italiana.
Il rimbalzo dei semiconduttori, con Nvidia in recupero dopo sette sedute consecutive di ribasso, ha fatto notizia. Ma il vero motore, a nostro avviso, è stato il mercato obbligazionario. Il rendimento del Treasury decennale è sceso di oltre 7 punti base al 4,625%, in calo per la seconda seduta, e il trentennale si è portato al 5,20% (fonte CNBC). La discesa ha due cause che si sommano. La prima è il petrolio: il Brent ha perso oltre il 2% nella notte asiatica scendendo a 86,41 dollari, terzo calo consecutivo, dopo che l’Iran ha dichiarato di aver riavviato i colloqui con l’Oman sulla gestione dello Stretto di Hormuz, in un conflitto con gli Stati Uniti che dura ormai da quasi sei mesi (fonte Reuters). La seconda è la decisione del Tesoro americano, guidata da Scott Bessent, di ampliare i riacquisti di titoli, potendo attingere secondo CNBC al conto generale da circa 1.000 miliardi di dollari.
Questa combinazione ha un effetto collaterale interessante. Se la pressione si sposta dal mercato obbligazionario al dollaro, come suggerisce Reuters, tornano di moda gli asset considerati rifugio contro la svalutazione delle valute: l’oro ha toccato i 4.646 dollari l’oncia, poco sotto i massimi di tre mesi, e il bitcoin è salito a circa 78.700 dollari.
Non tutto è rassicurante. La fiducia dei consumatori americani ad agosto è scesa al livello più basso da sette mesi, e sul fronte retail Dick’s Sporting Goods ha perso il 30% dopo conti deludenti e un taglio delle stime, trascinando anche Walmart e Target. Un segnale che il consumatore statunitense, verosimilmente, sta iniziando a sentire il peso di inflazione e tassi.
Cosa ci aspetta: PCE, Nvidia e l’esordio di Warsh
Il calendario dei prossimi tre giorni è denso.
Oggi, prima dell’apertura di Wall Street, arriva l’indice PCE di luglio, la misura dell’inflazione preferita dalla Federal Reserve. È un dato che pesa perché i mercati monetari, secondo i dati LSEG, stanno prezzando un rialzo di 25 punti base dei tassi entro fine anno, non un taglio. Un PCE più caldo delle attese rafforzerebbe probabilmente questa lettura e riporterebbe pressione sui rendimenti.
Dopo la chiusura americana, cioè intorno alle 22:30 ora italiana, Nvidia pubblica i risultati del secondo trimestre. Il consenso, secondo Investing.com, si attesta su ricavi intorno ai 92 miliardi di dollari. Il tema, come ha osservato Charu Chanana di Saxo citata da Reuters, non è più se Nvidia batterà le stime, ma di quanto e con quale guidance. Il mercato sta cercando conferme che la spesa in infrastrutture per l’intelligenza artificiale generi ritorni adeguati, e la sequenza di sette ribassi consecutivi prima di ieri suggerisce che il margine di tolleranza per una delusione sia ridotto.
Venerdì 28 agosto, alle 16:00 ora italiana, Kevin Warsh terrà il suo primo discorso da presidente della Fed a Jackson Hole. Warsh ha sostituito Jerome Powell a maggio e finora ha adottato una comunicazione molto essenziale, arrivando a rimuovere la forward guidance dai comunicati del FOMC. Dopo la conferenza stampa di luglio, secondo Bloomberg, gli investitori avevano interpretato la sua cautela come scarsa determinazione nel riportare l’inflazione all’obiettivo, e i rendimenti a lungo termine erano saliti ai massimi da due decenni. Il rischio, per usare le parole di Goldman Sachs riprese da diverse testate, è un aumento della volatilità sul cambio euro-dollaro, che al momento si muove poco sopra 1,16. Il FOMC successivo è in agenda per il 15 e 16 settembre, con le nuove proiezioni economiche.
Come leggere il quadro
Tre osservazioni ci sembrano utili per chi investe con orizzonte di medio periodo.
La prima: il petrolio resta la variabile che sposta tutto il resto. Un greggio salito di oltre il 50% da inizio anno, secondo i calcoli di Milano Finanza, è la ragione principale per cui l’inflazione fatica a rientrare e i tassi restano alti. Ogni segnale di distensione su Hormuz tende a tradursi in rendimenti più bassi e azionario più sereno, e il contrario vale altrettanto.
La seconda: il rischio geopolitico e quello commerciale non sono spariti. Il caso Stellantis dimostra che una singola dichiarazione può cancellare in poche ore il recupero di una settimana. In portafogli diversificati come i nostri Portafogli Modello in ETF, questo tipo di esposizione a singoli titoli è per costruzione limitata.
La terza: le prossime 72 ore concentrano tre eventi (PCE, Nvidia, Warsh) che, presi insieme, potrebbero ridefinire le attese su tassi e valutazioni tecnologiche per l’autunno. Non è il momento di rincorrere i movimenti, ma forse di verificare che l’allocazione sia coerente con i propri obiettivi.
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