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Nasdaq in rimbalzo dopo le elezioni di metà mandato e le Big Tech tornano a correre

In sintesi:

Il voto che ha consegnato ai democratici entrambe le camere del Congresso ha prodotto una delle sedute più forti dell'anno a Wall Street. Il dato meno scontato riguarda la tecnologia: le possibili restrizioni sui data center hanno spinto Apple, Microsoft e Amazon e affossato i produttori di chip. Il Nasdaq rimbalza ma resta, almeno per ora, dentro il canale ribassista della correzione iniziata a ottobre, mentre i multipli delle Magnifiche 7 sono tornati vicino alla parte bassa della forchetta degli ultimi dieci anni.
Cosa trovi in questo articolo

Il Nasdaq rimbalza ma resta dentro il canale ribassista

Per la nuda cronaca, il movimento di mercoledì 4 novembre è con ogni probabilità un rimbalzo tecnico e non ancora un cambio di tendenza. Il Nasdaq Composite ha chiuso a 25.736,51 punti (+1,44%), dopo il +0,8% di martedì. In due sedute l’indice ha recuperato una parte significativa del terreno perso, ma la struttura del grafico resta quella di una correzione ordinata.

I numeri della discesa aiutano a capire dove siamo. Dal massimo intraday del 6 ottobre (27.722 punti) al minimo del 2 novembre (25.146 punti) il Composite ha perso circa il 9,3%. Il Nasdaq-100, più concentrato sui grandi nomi, ha fatto peggio: lunedì ha chiuso oltre il 10% sotto il record di inizio ottobre, entrando tecnicamente in correzione.

Durante la seduta l’indice si è spinto in area 25.900 punti, cioè a contatto con la linea superiore del canale, e lì ha probabilmente trovato le prime vendite. Finché quella linea, oggi poco sotto i 26.000 punti, non verrà superata con decisione, la lettura più prudente resta quella di un rimbalzo dentro una correzione. Un superamento netto potrebbe invece aprire la strada verso i livelli di fine ottobre.

Perché i data center hanno spinto le Big Tech e affossato i chip

Il dettaglio più interessante della seduta sta nella spaccatura interna alla tecnologia. Molti candidati democratici hanno fatto campagna promettendo moratorie sulla costruzione di nuovi data center, e nelle stesse elezioni si votavano circa 50 quesiti locali in 10 Stati su limiti e divieti per queste strutture. Il mercato ne ha tratto una conclusione che a prima vista sembra controintuitiva.I grandi operatori del cloud, cioè Amazon, Microsoft e Alphabet, controllano già una quota enorme della capacità esistente. Regole più severe renderebbero più difficile l’ingresso di nuovi concorrenti e, soprattutto, potrebbero rallentare la corsa agli investimenti che negli ultimi trimestri ha preoccupato gli azionisti. Per il 2026 Amazon ha confermato spese in conto capitale per circa 220 miliardi di dollari, Alphabet intorno a 200 miliardi e Microsoft circa 170 miliardi. Meno cantieri significherebbero, forse, più profitti e più flussi di cassa.Il rovescio della medaglia è finito sui produttori di semiconduttori, che di quegli investimenti vivono. Nvidia ha perso il 3,17% e l’indice dei semiconduttori di Filadelfia il 3,13%, insieme ai titoli legati ai data center e ai cosiddetti neocloud.

Le mosse della seduta di mercoledì 4 novembre

Nostra elaborazione su dati di chiusura del 4 novembre 2026. Per Alphabet la variazione è approssimata.
Indice o titoloChiusuraVariazioneNota
Dow Jones53.356,12+3,03%Miglior seduta da aprile 2025
S&P 5007.688,62+1,58%Miglior seduta da tre mesi
Nasdaq Composite25.736,51+1,44%Fermo sotto la linea alta del canale
Nasdaq-10028.437,17+0,91%Frenato dai semiconduttori
Apple349,51 $+5,31%Nuovo massimo storico
Microsoftn.d.+6,68%Tra i migliori del listino
Amazon266,03 $+6,12%Volumi oltre il doppio della media
Alphabet (classe C)287,30 $circa +3%Uscita dalla congestione
Nvidian.d.-3,17%Pesano i timori sui data center
Petrolio WTI88,12 $-8,29%Attese di distensione in Medio Oriente

Scorri la tabella lateralmente per vedere tutte le colonne.

Tre colossi da quasi 12.000 miliardi si sono mossi come titoli speculativi

La reazione di Apple, Microsoft e Amazon merita una sottolineatura a parte. Parliamo di tre società che insieme valgono circa 11.700 miliardi di dollari, più di quattro volte il PIL italiano, e che in una sola seduta hanno guadagnato tra il 5%e quasi il 7%. Movimenti di questa ampiezza su capitalizzazioni del genere sono rari e, probabilmente, raccontano quanto il mercato fosse rimasto sottopesato su questi nomi durante la correzione.

Apple ha toccato in giornata un nuovo record a 354,33 dollari e ha chiuso a 349,51. Una parte degli operatori l’ha comprata come rifugio dentro la tecnologia, perché meno esposta alla spesa per le infrastrutture dell’intelligenza artificiale. Amazon ha scambiato oltre 93 milioni di azioni, contro una media di circa 37 milioni, segno che il riposizionamento è stato ampio e non limitato a pochi grandi ordini.

L’ampiezza del rialzo conferma che non si è trattato soltanto di tecnologia. I titoli in salita sono stati circa tre volte quelli in calo e nove settori su undici hanno chiuso in positivo. L’indice della volatilità VIX è sceso di quasi il 20% e il rendimento del Treasury a 10 anni è calato di 5 punti base, al 4,90%.

Perché Wall Street ha festeggiato la sconfitta dei repubblicani

Il messaggio che arriva dai prezzi è che gli investitori preferiscono, forse, un governo diviso. Con il Congresso in mano ai democratici e la Casa Bianca ai repubblicani, le svolte brusche di politica economica diventano più difficili, e un mercato reduce da settimane di volatilità sembra apprezzare questa forma di freno.

Il secondo motore è stato il petrolio. Il WTI ha perso oltre l’8%, scendendo intorno agli 88 dollari al barile, sull’idea che il nuovo equilibrio politico possa spingere verso una soluzione diplomatica in Medio Oriente. Meno petrolio significa meno pressione sull’inflazione e quindi, potenzialmente, più spazio per tassi più bassi. Non a caso il comparto energetico è stato il peggiore della giornata.

Le parole di Vance e la risposta di Trump

Il passaggio politico più rilevante per i mercati è arrivato dal vicepresidente JD Vance, che in un lungo post ha indicato la guerra con l’Iran come causa principale della sconfitta: «Il motivo per cui abbiamo perso è la guerra». Tra le priorità per riconquistare gli elettori ha elencato la fine del conflitto, il costo della vita e l’inflazione, l’America First e un cambiamento nel rapporto con Israele.

Donald Trump ha riconosciuto che la guerra ha pesato sul voto, ma ha difeso la decisione dicendo che la rifarebbe. Ed è qui che si gioca probabilmente la partita delle prossime settimane. A Wall Street circola da tempo l’acronimo TACO, usato per descrivere la tendenza del presidente a fare marcia indietro quando il costo economico o politico delle sue scelte diventa troppo alto. Il crollo del petrolio suggerisce che una parte del mercato stia già scommettendo su questo schema anche per il dossier iraniano. Se le dichiarazioni dovessero restare intransigenti, una parte del rimbalzo potrebbe essere messa in discussione.

I multipli delle Magnifiche 7 sono tornati sulla parte bassa della forchetta storica

Il dato più utile per chi guarda oltre la singola seduta riguarda le valutazioni. Il rapporto prezzo/utili atteso medio delle Magnifiche 7 (Apple, Microsoft, Alphabet, Amazon, Nvidia, Meta e Tesla) è sceso fino al limite inferiore dell’intervallo in cui si è mosso negli ultimi dieci anni.

Il grafico mostra che quella soglia è stata toccata in poche occasioni: nel 2016, all’inizio del 2019 e alla fine del 2022. In tutte e tre le fasi, nei mesi successivi il multiplo è tornato a salire. La parte alta della forchetta, invece, è stata raggiunta tra il 2020 e il 2021 e di nuovo tra il 2024 e il 2025.

Questo non significa che i prezzi debbano per forza risalire. Un multiplo basso può dipendere anche da utili attesi in forte crescita, oppure dal timore che quelle stime vengano riviste al ribasso. Detto questo, per la prima volta da quasi quattro anni le grandi società tecnologiche americane non sembrano più care rispetto alla propria storia. Alphabet, in particolare, tratta intorno a 15 volte gli utili, vicino ai minimi di sempre.

Alphabet esce dalla congestione dopo il crollo post trimestrale

Tra le Magnifiche 7, Alphabet presenta oggi il quadro tecnico più interessante. Il titolo si muove da maggio in un canale discendente, partito dal massimo di 404,47 dollari del 18 maggio. A fine ottobre la trimestrale ha provocato un ampio gap al ribasso, da area 320 dollari fino alla zona 275 dollari, dove il titolo ha costruito una piccola fase di congestione.

Con il rialzo di mercoledì, intorno al 3%, Alphabet è uscita da quella congestione seguendo la stessa logica del rimbalzo del Nasdaq. Se il movimento dovesse proseguire, lo spazio tecnico arriva probabilmente fino all’area 325-330 dollari, dove si trovano sia la chiusura del gap sia la linea superiore del canale ribassista. Si tratta di un potenziale di circa il 14%dai livelli attuali. Sul fronte opposto, il riferimento da tenere d’occhio è il minimo di marzo a 271,5 dollari, che coincide più o meno con il punto più basso delle ultime 52 settimane.

Gli elementi da seguire nelle prossime sedute

Il primo è il più tecnico: la linea superiore del canale del Nasdaq, poco sotto i 26.000 punti. Un superamento convincente renderebbe più credibile l’ipotesi che la correzione sia finita. Un nuovo rifiuto, al contrario, riporterebbe con ogni probabilità l’indice verso i minimi di inizio novembre.

Il secondo riguarda il petrolio e il conflitto con l’Iran. Il calo dell’8% del greggio incorpora già molta fiducia in una distensione, e le prossime dichiarazioni della Casa Bianca diranno se quella fiducia era giustificata.

Il terzo è la regolamentazione dei data center. Per i grandi operatori del cloud un rallentamento degli investimenti potrebbe tradursi in più flussi di cassa, mentre per i produttori di chip il rischio è un rallentamento degli ordini. È probabile che questa divergenza continui a dividere il settore tecnologico ancora per qualche settimana.

Imparare a leggere i mercati con metodo

Sedute come quella di mercoledì mostrano quanto un singolo evento politico possa spostare in direzioni opposte titoli dello stesso settore. Capire perché accade è il tipo di ragionamento trasversale che insegniamo nella nostra formazione.

Questo articolo ha finalità esclusivamente informative ed educative e non costituisce consulenza finanziaria, sollecitazione all’investimento o raccomandazione personalizzata. I livelli di prezzo indicati sono letture tecniche e non garanzie di andamento futuro. Le performance passate non sono indicative di quelle future. Prima di qualsiasi decisione di investimento è opportuno valutare la propria situazione con un professionista qualificato.

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