Una giornata pesante per i titoli dell’intelligenza artificiale
La seduta di giovedì 5 novembre ha cancellato in poche ore il rally del giorno precedente. Il Nasdaq Composite ha perso 1.421 punti chiudendo a 24.315, il peggior risultato giornaliero dall’aprile 2025, mentre il Nasdaq 100 ha lasciato sul terreno il 6,36%. L’indice si trova ora circa l’11,9% sotto il massimo storico di 27.722 punti toccato il 6 ottobre: una discesa oltre il 10% dal picco è, per convenzione, una correzione.
Il colpo più duro lo hanno incassato i produttori di chip e le società che costruiscono l’infrastruttura dell’AI. Nvidia ha perso circa il 9%, AMD oltre il 17% e l’indice dei semiconduttori di Filadelfia è sceso di più del 12%. In calo anche CoreWeave, che noleggia potenza di calcolo in cloud, e GE Vernova, che fornisce energia ai data center.
| Indice | Chiusura 5 novembre | Variazione | Punti |
|---|---|---|---|
| Nasdaq Composite | 24.315,00 | −5,52% | −1.421,52 |
| Nasdaq 100 | 26.629,81 | −6,36% | −1.807,36 |
| S&P 500 | 7.353,73 | −4,36% | −334,89 |
| Dow Jones | 51.523,06 | −3,44% | −1.833,06 |
| S&P 500 equal weight (ETF RSP) | n.d. | −2,89% | n.d. |
La tabella scorre lateralmente per mostrare tutte le colonne.
L’S&P 500 ha ceduto il 4,36%, la peggior seduta dall’aprile 2025, e tutti gli undici settori hanno chiuso in rosso. Il dato che però merita attenzione è un altro: la versione equal weight dell’indice, dove ogni titolo pesa allo stesso modo, ha perso “solo” il 2,89%. Segno che il grosso del danno si è concentrato nei pesi massimi della tecnologia.
Il voto di metà mandato ha cambiato il clima sui data center
Il paradosso della settimana è che le elezioni di metà mandato erano state accolte con entusiasmo. Mercoledì il Dow Jones era salito di 1.569 punti (+3%), la miglior seduta dall’aprile 2025, dopo la netta affermazione dei democratici. Ventiquattro ore dopo il mercato ha cambiato lettura.
Molti dei candidati democratici vincenti avevano fatto campagna contro l’impatto dei grandi data center su bollette elettriche, consumo d’acqua e territori, anche in Stati che ospitano molte di queste strutture come Texas e Ohio. Gli investitori, probabilmente, hanno iniziato a prezzare un rischio che fino a pochi giorni fa sembrava lontano: regole più severe e tempi più lunghi per l’espansione dell’infrastruttura AI. Non a caso OpenAI ha presentato in giornata nuove linee guida per i propri data center, con l’impegno a pagare tutta l’elettricità e le infrastrutture utilizzate e a predisporre un piano per l’acqua in ogni sede.
Va detto che i fondamentali di lungo periodo dei titoli AI non cambiano in una notte. Il voto, forse, ha fatto da detonatore a un nervosismo che già c’era: il Nasdaq aveva chiuso ottobre in calo di circa il 5%, con i dubbi sulla redditività degli enormi investimenti nell’intelligenza artificiale che tornavano ciclicamente.

Il trend partito nel 2022 resta in piedi
Guardando il grafico dal minimo di ottobre 2022, quando il Nasdaq toccò 10.088 punti, l’indice si muove all’interno di un canale rialzista molto regolare. Da quel punto, anche dopo il crollo di giovedì, il guadagno resta del 144% circa, pari a un ritmo medio di oltre il 22% l’anno.
La discesa delle ultime settimane ha riportato i prezzi verso la parte centrale di questo canale, ma non ne ha ancora rotto la linea inferiore. In termini tecnici, quindi, si tratta per ora di una correzione dentro una tendenza positiva e non di un’inversione. Naturalmente il quadro potrebbe cambiare se la pressione in vendita dovesse proseguire nelle prossime sedute.

La pendenza è cambiata con l’intelligenza artificiale
Allargando ancora l’orizzonte emerge un dettaglio interessante. Dal 2015 il Nasdaq ha seguito un canale rialzista più dolce; a partire dal 2023, con l’esplosione dell’intelligenza artificiale generativa, la pendenza è diventata molto più ripida e i prezzi si sono spostati in un secondo canale, più inclinato.
Anche così, il bilancio degli ultimi dodici anni circa è notevole: dai livelli di 5.000 punti l’indice ha guadagnato oltre il 400%, cioè circa il 14% annuo. Un risultato ben superiore al rendimento storico di lungo periodo dell’azionario americano, che si colloca indicativamente intorno al 9% annuo.
Proprio questo scarto aiuta a leggere la fase attuale. Quando un mercato corre per anni sopra la propria media storica, è probabile che prima o poi attraversi periodi di riallineamento. Questo non significa che il ciclo dell’AI sia finito, ma suggerisce che la parte più ripida della salita potrebbe lasciare spazio a ritmi più contenuti e a una volatilità maggiore.

L’ampiezza del mercato è il segnale da seguire adesso
Se c’è un indicatore che oggi vale la pena osservare con attenzione, è la linea avanzate/declinate cumulativa dell’S&P 500. In parole semplici, misura giorno dopo giorno quanti titoli salgono e quanti scendono, sommando i saldi nel tempo. Se la linea sale, significa che il rialzo è sostenuto da tante azioni e non solo da pochi giganti.
Al momento la linea si trova intorno a 104.000, vicinissima al massimo registrato il 14 agosto 2026 e molto lontana dal minimo di ottobre 2022 (83.553). Il messaggio è abbastanza chiaro: finora il ribasso sembra concentrato nella parte tecnologica del listino, mentre la struttura del resto del mercato appare ancora solida.
C’è però un’avvertenza. Nella seduta di giovedì le vendite si sono allargate: oltre 400 titoli dell’S&P 500 hanno chiuso in calo, e non è un caso che diversi gestori abbiano notato come la debolezza della tecnologia abbia iniziato a trascinare il mercato nel suo complesso. Una giornata isolata pesa poco su un indicatore cumulativo; diverse sedute consecutive con questa ampiezza negativa, invece, potrebbero piegare la linea. In quel caso la correzione smetterebbe probabilmente di essere un affare del solo settore tech e le cose potrebbero complicarsi parecchio.

Il VIX sale ma resta lontano dai picchi
L’indice della volatilità implicita, il VIX, è balzato intorno a 26 punti, il livello più alto da marzo. Il salto è evidente, considerato che la media dell’ultimo anno è di circa 18.
Detto questo, per ora non si vede un’ondata di panico generalizzato. Il picco di quest’anno resta quello di fine marzo, a 31 punti, e storicamente le fasi di stress acuto hanno spinto l’indicatore ben oltre i 30. Un VIX a questi livelli segnala soprattutto che gli investitori stanno pagando di più per proteggersi, una reazione comprensibile dopo una seduta del genere.

Il Nasdaq si è fermato sul 50% del rialzo
Dal punto di vista tecnico c’è un livello che molti operatori stanno guardando. Prendendo il rialzo partito dal minimo di fine marzo (20.690 punti) fino al record del 6 ottobre (27.722 punti), il ritracciamento del 50% cade a 24.206 punti. La chiusura di giovedì a 24.315 si trova appena sopra.
| Livello di Fibonacci | Nasdaq Composite | Distanza dalla chiusura del 5 novembre |
|---|---|---|
| Massimo del 6 ottobre (100%) | 27.722,75 | +14,0% |
| 76,4% | 26.063,08 | +7,2% |
| 61,8% | 25.036,34 | +3,0% |
| 50% | 24.206,50 | −0,4% |
| 38,2% | 23.376,66 | −3,9% |
| 23,6% | 22.349,92 | −8,1% |
| Minimo di fine marzo (0%) | 20.690,29 | −14,9% |
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Il 50% non è un numero magico, ma è una zona dove spesso i compratori tornano a farsi vedere, almeno temporaneamente. Se il livello dovesse tenere, è plausibile un tentativo di rimbalzo verso l’area dei 25.000 punti, dove passa il 61,8%. Una rottura netta al ribasso, invece, aprirebbe probabilmente la strada verso il 38,2%, intorno a 23.400 punti.
Il rumore politico e i prossimi appuntamenti
A complicare il quadro c’è la politica. Il presidente Donald Trump, parlando dallo Studio Ovale, è tornato a mettere in dubbio la regolarità del voto americano, affermando che le elezioni nel Paese sarebbero truccate in misura difficile da immaginare, senza specificare a quale consultazione si riferisse. Nelle stesse ore ha attribuito il calo della Borsa agli elettori democratici.
Si tratta di un copione già visto, che con buona probabilità accompagnerà i prossimi mesi. Per i mercati, più delle dichiarazioni, conteranno probabilmente i fatti concreti: le prime iniziative del nuovo Congresso, le eventuali indagini parlamentari e le mosse sul fronte delle regole per l’energia e i data center.
Nel frattempo dopo la chiusura i future su S&P 500 e Nasdaq 100 hanno continuato a scendere, in vista del rapporto sul mercato del lavoro americano di oggi. Un dato molto lontano dalle attese, in un senso o nell’altro, potrebbe aggiungere volatilità a un mercato già nervoso.
Cosa può significare per chi investe
Mettendo insieme i pezzi, il quadro sembra quello di una correzione concentrata, almeno per ora. Il trend di lungo periodo del Nasdaq è intatto, l’ampiezza del mercato americano resta vicina ai massimi e il VIX, pur in salita, non segnala ancora un panico diffuso. Allo stesso tempo il settore che ha trainato i listini negli ultimi tre anni sta probabilmente entrando in una fase in cui i prezzi dovranno fare i conti con un contesto politico meno favorevole.
Per chi ha portafogli molto esposti alla tecnologia americana, magari attraverso ETF sul Nasdaq 100 o sull’S&P 500 ponderato per capitalizzazione, questo potrebbe essere il momento di verificare quanto pesino effettivamente pochi titoli sul totale. I due segnali da monitorare nelle prossime sedute restano la tenuta dell’area dei 24.200 punti e, soprattutto, l’andamento della linea avanzate/declinate: finché resta vicina ai massimi, la correzione ha buone probabilità di restare confinata al comparto tech.
Imparare a leggere i segnali del mercato
Giornate come quella di giovedì mostrano quanto sia utile saper distinguere tra un movimento che riguarda pochi titoli e uno che coinvolge l’intero mercato. Noi ci occupiamo proprio di questo: insegniamo a ragionare in modo trasversale, a capire perché certi prodotti vengono proposti in certi momenti e quali indicatori guardare quando la volatilità sale. Lo facciamo con lezioni registrate e appuntamenti live, pensati per chi vuole affrontare i mercati con metodo e restare un passo avanti.
Questo articolo ha finalità esclusivamente informative ed educative e non costituisce consulenza finanziaria personalizzata né sollecitazione all’investimento. I rendimenti passati non sono indicativi di quelli futuri. Prima di prendere qualsiasi decisione di investimento è opportuno valutare la propria situazione con un professionista qualificato.