Il titolo Microsoft ha perso oltre il 20% a giugno e si avvia al calo mensile più pesante da dicembre 2000. Eppure i conti non c’entrano: l’azienda batte le stime da otto trimestri di fila. A spaventare il mercato è la cifra che dovrebbe garantirle il futuro, ovvero i quasi 190 miliardi di dollari di investimenti in data center per l’IA. Apple sceglie la strada opposta e scarica i rincari sui consumatori. Intanto anche il tema spaziale corregge con violenza. I valori citati sono riferiti alla chiusura del 25 giugno e ai dati Bloomberg disponibili.
Fondamentali da prima della classe, titolo da incubo

C’è qualcosa di profondamente controintuitivo nella vicenda Microsoft di questo mese. Sulla carta è una macchina quasi perfetta: il fatturato è cresciuto tra il 16% e il 18% su base annua per otto trimestri consecutivi e gli utili hanno superato le attese di Wall Street in ogni singola occasione. Nell’ultima trimestrale la divisione cloud Azure ha messo a segno una crescita del 40% a cambi costanti e i ricavi legati all’IA viaggiano su un ritmo annualizzato vicino ai 37 miliardi di dollari, in aumento di oltre il 120% rispetto a un anno prima. Sono numeri che, normalmente, accompagnano un titolo verso nuovi massimi.
E invece il mercato sta facendo l’esatto contrario. Secondo i dati Bloomberg, l’azione ha chiuso il 25 giugno a quota 357,3 dollari, dopo aver toccato un massimo a 555,45 lo scorso 31 luglio. Come riportato da Benzinga e Marketdash, la perdita superiore al 20% accumulata a giugno proietta il titolo verso il calo mensile più marcato da dicembre 2000, in piena resa dei conti delle dot-com. Da inizio anno il ribasso supera il 24%, ed è verosimile che si tratti del peggiore avvio d’anno dai tempi di quella bolla. Sul grafico di lungo periodo, il titolo sta probabilmente testando il bordo inferiore del canale rialzista che lo accompagna da quasi un decennio, in un’area che alcune letture tecniche collocano intorno ai 340 dollari. È un livello che molti operatori guardano con attenzione, perché tiene insieme la psicologia del valore di lungo termine e la struttura tecnica del titolo.
La domanda, allora, è una sola: perché un’azienda che fa tutto bene viene punita così?
Il meccanismo che si autoalimenta
La risposta sta in una parola sola, capex, ovvero la spesa per investimenti in infrastrutture fisiche. Per Microsoft significa una cosa precisa: data center per l’intelligenza artificiale. E qui i numeri diventano vertiginosi. La spesa in conto capitale ha raggiunto i 38 miliardi di dollari nell’ultimo trimestre e, secondo le stime di Bank of America riprese da più fonti, l’esborso del 2026 dovrebbe avvicinarsi ai 190 miliardi. Per dare un’idea della scala, è una cifra superiore al fatturato annuo della maggior parte delle società dell’S&P 500.
Il problema, probabilmente, non è la cifra in sé ma il meccanismo che innesca. Più data center si costruiscono, più si mette sotto pressione la catena di fornitura di chip e memorie. I prezzi salgono, e per costruire la stessa capacità servono ancora più capitali. È un cane che si morde la coda. Un dato lo rende plastico: di quei 190 miliardi, circa 25 sarebbero attribuibili non a nuova capacità ma semplicemente al rincaro di GPU e memorie. In altre parole, una fetta consistente della spesa serve solo a pagare di più le stesse componenti. È lo stesso super-ciclo della memoria che sta arricchendo produttori come Micron, visto però dall’altro lato del bilancio, quello di chi quella memoria la deve comprare.
Le conseguenze sui conti sono concrete. La spesa per investimenti è salita del 63% su base annua, mentre il flusso di cassa libero è sceso del 10%. Bank of America fotografa la situazione con una formula che fa riflettere: il capex dei grandi operatori cloud è passato dal 70% del flusso di cassa operativo del 2025 a quasi il 100% nel 2026. Tradotto, resta pochissimo per remunerare gli azionisti tramite dividendi e riacquisti di azioni proprie. Va detto, per onestà, che Microsoft affronta tutto questo da una posizione di forza rara: circa 100 miliardi di utile netto annuo e uno dei pochissimi rating AAA al mondo. Non è una scommessa a debito come altre storie più fragili del comparto. Ma neppure la qualità, in questa fase, la sta mettendo al riparo.
Apple, la strada opposta: il conto lo paga il consumatore
Se Microsoft ha scelto di assorbire i costi dell’IA dentro il proprio bilancio, Apple ha imboccato la direzione contraria, e il mercato non l’ha presa bene. Il titolo ha ceduto circa il 6% dopo l’annuncio di una serie di rincari sui prodotti, motivati esplicitamente con l’aumento dei costi di memoria e storage legati alla domanda per l’intelligenza artificiale.
I numeri dei nuovi listini, secondo quanto comunicato, raccontano un riposizionamento netto verso l’alto: il MacBook Air sale di 200 dollari a 1.299, il MacBook Pro base aumenta di 300 dollari a 1.999, il MacBook Neo entry level cresce di 100 dollari a 699. Sul fronte tablet, l’iPad Air rincara di 150 dollari a 749 e l’iPad Pro di 200 dollari a 1.199. È una mossa che racchiude un dilemma interessante: trasferire i costi sul cliente protegge i margini nell’immediato, ma rischia di raffreddare la domanda se il consumatore decide che il salto di prezzo è eccessivo. Il fatto che il titolo sia sceso lascia intendere che, almeno per ora, gli investitori temano più il secondo scenario che apprezzare la difesa della redditività.
Lo spazio che scende dalla stratosfera

La stessa logica di prese di profitto sui temi più speculativi si legge in modo plastico nell’ETF VanEck Space Innovators. Secondo i dati Bloomberg, lo strumento ha chiuso il 25 giugno a 75,20, dopo aver toccato un massimo a 121,26 lo scorso 27 maggio. La correzione dai vertici sfiora dunque il 40%, con un calo concentrato di circa il 25% nelle ultime dieci sedute. È il classico comportamento dei temi a forte componente narrativa: salgono più degli altri quando il sentiment è euforico e scendono più degli altri quando il vento gira.
Da un punto di vista puramente tecnico, l’area intorno ai 65 rappresenta una zona che alcuni osservatori indicano come potenzialmente interessante, perché coincide con la parte bassa del canale rialzista di medio periodo dello strumento. Resta, va sottolineato, una lettura grafica e non una certezza: in fasi di volatilità come questa i supporti possono essere violati con facilità, e il giudizio finale spetta sempre alla valutazione del singolo investitore e al suo profilo di rischio.
La rotazione nascosta: i soldi non spariscono, cambiano tasca
C’è però una chiave di lettura che probabilmente conta più dell’allarme. Quei capitali che escono dalle grandi società tecnologiche non stanno evaporando: stanno semplicemente cambiando destinazione. Mentre il paniere delle Magnifiche Sette, misurato dall’ETF dedicato, perde circa il 6% da inizio anno, l’indice dei semiconduttori tracciato dall’ETF iShares ha guadagnato circa il 94% nello stesso periodo. È la dimostrazione che il mercato non sta abbandonando l’intelligenza artificiale, ma sta riprezzando chi, all’interno della filiera, ne cattura davvero il valore.
Vale qui una vecchia frase attribuita a Jeff Bezos, secondo cui il margine di un’azienda è l’opportunità di un’altra. Ogni miliardo che gli operatori cloud sottraggono ai propri margini per costruire data center finisce nelle casse di chi quei data center li fornisce: produttori di memorie e semiconduttori, sistemi di raffreddamento, reti ottiche, infrastrutture elettriche. Letta così, la fase attuale somiglia meno a uno scoppio della bolla e più a una rotazione violenta all’interno dello stesso tema, dai grandi spenditori verso i grandi fornitori. Una distinzione che, per chi investe, fa probabilmente tutta la differenza del mondo.
Cosa guardare adesso
Il vero spartiacque, nei prossimi mesi, sarà la traiettoria dei margini. Se Microsoft riuscirà a dimostrare che la crescita dei ricavi di Azure inizia ad assorbire i costi dell’infrastruttura, stabilizzando o migliorando la redditività del cloud, il titolo avrà una via di recupero credibile, anche perché diversi analisti mantengono obiettivi di prezzo ben superiori ai livelli attuali. Se invece i margini continueranno a comprimersi mentre il capex resta elevato, la pressione difficilmente si allenterà. L’appuntamento da cerchiare in rosso è la prossima trimestrale, attesa verso fine luglio, primo vero banco di prova del rapporto tra spesa e monetizzazione.
La domanda di fondo, in fondo, è sempre la stessa che agita l’intero comparto: gli enormi investimenti nell’IA produrranno ritorni proporzionati alle aspettative, e in quali tempi? Microsoft, con i suoi fondamentali solidi e il suo bilancio blindato, è probabilmente il miglior laboratorio per cercare una risposta. Il fatto che persino un’azienda così venga punita racconta quanto, in questo momento, il mercato sia disposto a pagare per la promessa del futuro: poco, almeno finché quel futuro non inizia a vedersi nei numeri.
I valori citati sono riferiti alla chiusura del 25 giugno 2026 e ai dati Bloomberg disponibili al momento della redazione; le quotazioni possono variare nelle sedute successive. Questo articolo ha finalità esclusivamente informative e non costituisce in alcun modo consulenza finanziaria, sollecitazione al pubblico risparmio o raccomandazione personalizzata all’investimento. Ogni riferimento a livelli tecnici o di prezzo rappresenta una lettura di mercato e non un invito all’acquisto o alla vendita. Le decisioni di investimento restano di esclusiva responsabilità del lettore. Fonti consultate: Bloomberg, Bank of America, Benzinga, Marketdash, Investing.com, CNBC.