Dopo le forti oscillazioni degli ultimi giorni, i mercati iniziano a dare un primo segnale chiaro: lo shock iniziale legato allo scoppio del conflitto è stato quasi completamente riassorbito, almeno negli Stati Uniti.

Come avevamo evidenziato nei precedenti aggiornamenti, la prima reazione dei mercati è stata una rapida esplosione della volatilità, con vendite diffuse sugli asset rischiosi e un forte aumento della domanda di coperture. Un comportamento tipico nelle fasi di improvvisa incertezza geopolitica.

La seduta americana di ieri però racconta una storia diversa.

L’indice S&P 500 ha chiuso esattamente sul livello della chiusura di venerdì sera, cioè prima dello scoppio del conflitto. In pratica, nel giro di poche sedute Wall Street ha completamente annullato il ribasso iniziale.

Ancora più significativo il movimento del Nasdaq Composite, che si trova addirittura sopra i livelli pre-conflitto, segnale di una propensione al rischio che negli Stati Uniti è tornata rapidamente.

Il quadro resta invece più debole in Europa: indici come lo Euro Stoxx 50 e il FTSE MIB rimangono ancora sotto i livelli di venerdì, segno che il mercato europeo continua a scontare un rischio geopolitico percepito come più diretto.

Un altro elemento coerente con questa lettura arriva dagli indici di volatilità. Dopo l’impennata registrata all’inizio della settimana, sia il VIX negli Stati Uniti sia il VSTOXX in Europa sono tornati rapidamente su livelli molto più bassi.

Il calo della volatilità indica che il mercato sta progressivamente riducendo la domanda di coperture contro forti ribassi, come se il rischio percepito nei primi giorni fosse stato in parte ridimensionato.

A rafforzare il ritorno della propensione al rischio è arrivato anche il movimento delle criptovalute. Il Bitcoin ha registrato un forte rimbalzo del +7,7%, recuperando rapidamente parte delle perdite accumulate nella fase di panic selling iniziale.

Nel complesso, dopo la prima fase di shock, i mercati stanno iniziando a comportarsi come spesso accade dopo eventi geopolitici improvvisi: forte volatilità immediata, seguita da un rapido riassorbimento se l’evento non si trasforma in un’incertezza prolungata.

Ed è esattamente questo il segnale che, almeno per ora, sta arrivando da Wall Street.

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