Apertura cauta a Piazza Affari, Tokyo vola oltre i 60mila punti e gli investitori si preparano a una delle settimane più intense del 2026: tra trimestrali della Magnificent Seven, decisione Fed e tensioni nello Stretto di Hormuz, il margine di manovra per gli errori sembra ridotto al minimo.

La settimana che si apre oggi, lunedì 27 aprile 2026, ha probabilmente tutte le caratteristiche per essere ricordata come uno dei passaggi cruciali dell’anno. Sul tavolo degli investitori ci sono tre dossier che, presi insieme, potrebbero ridisegnare il sentiment: cinque trimestrali della Magnificent Seven, la riunione del FOMC con il penultimo intervento da presidente di Jerome Powell e un petrolio che continua a viaggiare in territorio scomodo, con il Brent che secondo il Sole 24 Ore questa mattina si muove attorno ai 106,5 dollari al barile, in rialzo dell’1,17%.

Wall Street vicina ai massimi, ma il rally è già scontato?

I dati raccolti da Soldionline raccontano una chiusura di venerdì con sfumature tutt’altro che banali: il Nasdaq ha messo a segno un nuovo massimo storico a 24.854 punti, chiudendo poi a 24.836,60 con un guadagno dell’1,63%. L’S&P 500 ha guadagnato lo 0,8% a 7.165 punti, restando appena sotto il proprio record. Il Dow Jones, invece, ha ceduto lo 0,16% a 49.230,71 punti, segnale di una rotazione che probabilmente sta premiando il comparto tecnologico a discapito dei ciclici tradizionali.

L’Asia ha aperto la settimana in modalità decisamente più aggressiva. Il Nikkei 225 ha superato quota 60mila punti, in rialzo dell’1,5% circa: un dato che, a giudicare dalla reazione dei future europei, potrebbe non bastare a trascinare il Vecchio Continente, dove gli analisti citati da Borsa Italiana si attendono un’apertura con variazioni minime. Il FTSE MIB, che venerdì aveva chiuso a 47.656 punti in calo dello 0,52%, parte oggi con uno sfondo cauto: tre società dello STAR ed Euronext Milan staccheranno la cedola, ma l’impatto sull’indice principale dovrebbe essere modesto.

La “earnings superweek”: cinque big tech in cinque giorni

È forse l’evento principale della settimana. Microsoft, Alphabet, Amazon e Meta presenteranno i conti mercoledì 29 aprile, con Apple a chiudere il poker giovedì. Reuters e Investing segnalano che queste cinque società valgono complessivamente oltre 15mila miliardi di dollari di capitalizzazione, una cifra che da sola spiega perché ogni virgola dei loro report potrebbe muovere gli indici globali.

Il dato che vale la pena tenere d’occhio è il rally pre-trimestrali: secondo CNBC, Alphabet, Amazon, Meta e Microsoft hanno guadagnato oltre il 10% solo nel mese di aprile, mentre Apple si è apprezzata di oltre il 6%. Una corsa che, se da un lato testimonia la fiducia degli investitori, dall’altro alza pericolosamente l’asticella delle aspettative. Gli analisti citati da Yahoo Finance stimano una crescita degli utili del 25% per l’intero gruppo Magnificent Seven nel 2026, contro l’11% atteso per l’S&P 493.

Il vero punto interrogativo riguarda il capex sull’intelligenza artificiale. Alphabet ha già annunciato investimenti per 175-185 miliardi di dollari nel 2026, Meta dovrebbe aggiornare la guidance dalla forchetta 115-135 miliardi, mentre per Amazon il consensus parla di un piano da 125 miliardi. Numeri impressionanti che, secondo Deutsche Bank citata da CNBC, potrebbero alimentare i timori su margini e flessibilità finanziaria nel breve termine. Microsoft, da molti considerato il “vero ritardatario” del gruppo, sarà probabilmente sotto la lente più di tutti: serve una riaccelerazione di Azure per giustificare le valutazioni attuali.

Powell e la Fed: probabilmente nessun taglio, ma le parole pesano

Mercoledì alle 20:00 ora italiana arriverà la decisione del FOMC. Il consenso degli analisti, secondo Yahoo Finance, è quasi unanime nell’attendersi tassi fermi. Si tratta della penultima riunione presieduta da Jerome Powell, e in un contesto reso più complesso dalla guerra in Iran iniziata a fine febbraio, il governatore aveva già anticipato a marzo un atteggiamento di “watch and see”.

Quello che gli operatori cercheranno di leggere tra le righe sarà soprattutto come la Fed sta valutando l’impatto inflazionistico delle tensioni energetiche. I rendimenti dei Treasury, secondo le analisi raccolte questa mattina, sono in aggressivo rialzo, con un “premio per l’instabilità” che torna a farsi sentire.

Petrolio e Iran: il convitato di pietra

Il Brent intorno ai 106 dollari è probabilmente il dato più rilevante per l’economia reale, anche più delle trimestrali tech. Trading Economics segnala che la scorsa settimana il greggio aveva messo a segno un guadagno del 14% circa, mentre il blocco navale statunitense sui porti iraniani resta in vigore e il traffico nello Stretto di Hormuz continua a essere drasticamente ridotto. Societe Generale, citata da Milano Finanza, ha alzato la stima a fine 2026 sul Brent da 65 a 80 dollari, prevedendo che le scorte torneranno alle medie quinquennali solo entro fine anno.

Sul fronte trimestrali energetiche, Exxon Mobil e Chevron riporteranno venerdì 1° maggio, fornendo probabilmente il primo vero termometro su come la guerra in Iran abbia inciso sui margini del settore.

Cosa guardare nelle prossime 48 ore

Oggi pomeriggio, alle 16:30, è atteso l’indice Fed Dallas, mentre martedì arriveranno il Case-Shiller e soprattutto la fiducia dei consumatori (atteso 89,4 punti, contro 91,8 del rilevamento precedente). Un dato in calo confermerebbe quanto il rialzo dei carburanti stia probabilmente erodendo il sentiment delle famiglie americane.

Sul fronte trimestrali italiane, Saipem ha confermato la guidance 2026 secondo quanto riportato da Soldionline, mentre UniCredit ha aggiornato il consensus degli analisti in vista del primo trimestre. Eni ha già archiviato un Q1 con un utile netto adjusted di 1,3 miliardi e un buyback incrementato del 90%, dato che probabilmente continuerà a sostenere il titolo.

In sintesi

La fotografia è quella di un mercato che, pur navigando vicino ai massimi storici, sembra sempre più dipendente da una combinazione di fattori tutt’altro che scontati: utili che devono battere stime già alte, una banca centrale costretta tra inflazione importata e crescita rallentata, e un petrolio che resta ostaggio della geopolitica. La parola d’ordine probabilmente sarà selettività: se i Big Tech delivereranno, la rotazione verso semiconduttori e infrastrutture sovrane potrebbe accelerare; in caso contrario, lo spazio per una correzione c’è tutto.