Wall Street apre in calo: la Fed attende, il petrolio scende ma non rassicura

Le borse americane aprono questo pomeriggio con il segno meno. L’S&P 500 cede circa lo 0,47% a quota 6.684, il Dow Jones arretra dello 0,75% a 46.642 e il Nasdaq 100 lascia sul terreno lo 0,43% a 24.673. Nulla di drammatico, ma il segnale è abbastanza chiaro: i mercati sembrano preferire la cautela a qualsiasi slancio, almeno finché la Federal Reserve non apre bocca.

Il quadro europeo non è molto più incoraggiante. Il FTSE MIB cede lo 0,42% a 44.698, il DAX perde lo 0,70% a 23.564 e persino il CAC 40 — che sembrava tenere — scivola di qualche decimale. L’eccezione, curioso notarla, arriva dall’Asia: il TOPIX guadagna il 2,49% e lo Shanghai Composite sale dello 0,32%, quasi a suggerire che, almeno per ora, la narrativa del rischio geopolitico colpisce più duramente le piazze occidentali.

Il petrolio: una discesa da leggere con cautela

Il greggio WTI cede il 3,3%, mentre il Brent arretra del 2% rivedendo la soglia dei 101 dollari al barile. La causa principale è probabilmente una notizia tutto sommato positiva: l’Iraq ha raggiunto un accordo per riprendere le esportazioni tramite l’oleodotto verso il porto di Ceyhan, in Turchia. Un segnale di allentamento della pressione sull’offerta, certo — ma sarebbe forse avventato parlare di svolta. La riapertura dell’oleodotto, secondo le stime di Bloomberg, potrebbe comunque solo parzialmente riequilibrare i numeri pre-guerra.

Il contesto resta, insomma, fragile. I media statali iraniani hanno confermato la morte di Ali Larijani, segretario del Consiglio Supremo di Sicurezza Nazionale e figura chiave nella leadership del paese durante la guerra. L’Iran ha promesso di rispondere agli attacchi alle proprie infrastrutture energetiche, e ogni escalation potrebbe rapidamente ribaltare la direzione dei prezzi. Il Brent ha già guadagnato oltre il 40% dall’inizio del conflitto — un calo di due punti percentuali in un pomeriggio non cambia il quadro strutturale.

La Fed: la mossa è quasi certa, il messaggio no

L’altro grande protagonista della giornata è la Federal Reserve, che conclude oggi il suo meeting di marzo. La decisione sembra quasi garantita: nessun taglio, tassi fermi. Ma i possibili segnali che Powell potrebbe lanciare sulla traiettoria futura dei tassi saranno probabilmente la vera chiave di lettura della serata.

La decisione del FOMC sarà resa pubblica alle 14:00 ora di New York, seguita dalla conferenza stampa di Powell alle 14:30 — che sarà, quasi certamente, una delle ultime prima della scadenza del suo mandato a maggio. Secondo Paolo Zanghieri, senior economist di Generali Investments, il comunicato metterà probabilmente in evidenza la tensione tra i rischi inflazionistici derivanti dallo shock petrolifero e i segnali di indebolimento del mercato del lavoro.

Oltre alla decisione sui tassi, oggi viene pubblicato anche il dot plot aggiornato. Le proiezioni non dovrebbero riservare grandi sorprese: la Fed potrebbe ritoccare leggermente al rialzo le stime su crescita e inflazione, ma il consenso sembra orientato verso la conferma di un solo taglio nel 2026.

In sintesi

Wall Street è probabilmente in una fase di attesa più che di vera correzione. I dati macro reggono, ma il contesto geopolitico e l’incertezza sulla politica monetaria rendono difficile qualsiasi rally convincente nel breve. Il dato da tenere d’occhio questa sera è meno il numero sui tassi — già scontato — e più il tono con cui Powell leggerà questo momento storico: un’economia solida, un petrolio ancora alto, un’inflazione che non demorde e un presidente che lo vorrebbe già fuori da tempo.

Categories:

Tags: