Le parole di Trump sulla possibile fine del conflitto in Iran hanno acceso i mercati nella giornata di oggi, mercoledì 1° aprile 2026. Il rinnovato ottimismo su una possibile de-escalation della guerra in Iran, giunta alla quinta settimana, ha dato una forte spinta alle Borse europee e asiatiche. Il rimbalzo c’è, ed è visibile. Ma chi guarda i grafici con un po’ di distacco fatica a chiamarla inversione di tendenza. Almeno per ora.

S&P 500: rimbalzo tecnico in un trend ribassista

Il future sull’S&P 500 (GX1) segna oggi 23.506 punti, in rialzo di 150 punti (+0,68%) rispetto alla chiusura precedente. Il dato viene dopo una sessione di Wall Street particolarmente positiva: martedì le azioni statunitensi hanno chiuso nettamente al rialzo, con l’S&P 500 in guadagno del 3% e il Nasdaq Composite in salita del 3,5%, sull’onda dei report che indicavano l’apertura del presidente iraniano Pezeshkian a una fine delle ostilità regionali.

Detto questo, il grafico Bloomberg di lungo periodo racconta qualcosa di più complesso. Da gennaio 2026, l’indice ha perso progressivamente quota, scendendo dai massimi di 25.641 punti toccati il 13 gennaio fino al minimo del 23 marzo a 22.057 punti. La media mobile a 200 giorni si attesta oggi attorno a quota 24.087, sensibilmente al di sopra dei prezzi correnti, il che è storicamente un segnale di debolezza strutturale.

Il canale ribassista in cui è intrappolato l’indice appare ancora intatto. Il rimbalzo odierno porta i prezzi verso la parte mediana del canale, ma la resistenza superiore si trova probabilmente ancora lontana, attorno ai 24.000–24.200 punti. Senza una rottura decisa di quell’area, il recupero potrebbe rivelarsi solo un pullback tecnico all’interno di un trend ancora negativo. Del resto, i futures statunitensi hanno aperto la giornata di mercoledì in leggero ribasso, una pausa dopo il forte rally, con Trump che ha sì espresso ottimismo sulla fine del conflitto, ma Teheran che ha ribadito di non cercare un cessate il fuoco bensì una fine totale della guerra, con garanzie.

Il livello chiave da monitorare nel breve termine è l’area 23.350 (ex chiusura di giugno 2024), attorno alla quale si addensano supporti tecnici rilevanti.

DAX: struttura tecnica deteriorata ma resiliente

Il DAX (GX1) mostra un grafico per certi versi simile a quello dell’S&P 500, con la differenza che l’indice tedesco aveva costruito un trend rialzista di lungo periodo molto più solido prima del cedimento di inizio 2026. Dopo aver toccato i massimi storici attorno a 25.500 punti a gennaio, l’indice ha avviato una correzione piuttosto brusca, accelerata dal conflitto mediorientale e dalle sue ripercussioni sull’economia europea.

L’OCSE ha rivisto al ribasso le stime di crescita per l’Eurozona nel 2026, portandole allo 0,8% dall’1,2% precedente, citando proprio la guerra in Iran come principale fattore di rallentamento. Per un’economia come quella tedesca, molto esposta all’energia importata e alle esportazioni globali, si tratta di un elemento tutt’altro che trascurabile.

Oggi il DAX mostra un rialzo in linea con il resto dell’Europa. Il future si trova però ancora all’interno di un canale ribassista di breve periodo, delimitato da massimi decrescenti. La media mobile si trova in una zona di pressione, e il pattern tecnico suggerisce che probabilmente ci vorrà più di una giornata di euforia per parlare di cambio di tendenza. Un possibile obiettivo di recupero si colloca attorno ai 24.000 punti, mentre il supporto più critico resta intorno ai 22.000–22.200 punti.

FTSE MIB: il più brillante d’Europa oggi, ma con un pregresso pesante

Piazza Affari si conferma la piazza europea più reattiva nelle fasi di risk-on. Il FTSE MIB è l’indice europeo più brillante della giornata. Il future sul FTSE MIB (ST1) quota in mattinata 44.710 punti, in rialzo del 23,2% rispetto ai minimi recenti, ma ancora a notevole distanza dai massimi di 47.720 punti toccati il 27 febbraio.

Il grafico Bloomberg di lungo periodo mostra chiaramente come l’indice milanese abbia goduto di un trend rialzista poderoso dal 2024 al febbraio 2026, all’interno di un canale ascendente ben definito. La rottura di quel canale, avvenuta in modo netto nelle ultime settimane, ha proiettato i prezzi verso il basso con velocità preoccupante. Il minimo del 25 aprile (data di riferimento storica nel grafico) si colloca attorno ai 36.360 punti, un livello che probabilmente il mercato non vorrà rivedere facilmente.

Oggi l’indice si trova in una fase di recupero, ma tecnicamente si trova ancora al di sotto della trendline di supporto del canale rialzista rotto. La media a 240 giorni si posiziona attorno a 42.581 punti, ben al di sopra delle quotazioni attuali. Questo differenziale suggerisce che il mercato potrebbe avere ancora bisogno di tempo — e forse di ulteriori catalizzatori positivi — per consolidare un recupero strutturale.

Il contesto macro: un’equazione ancora aperta

Il vero driver di tutto resta la guerra. Trump ha rinnovato le speranze di una possibile de-escalation, il petrolio ha risposto con un calo di circa il 4%, con Brent e WTI che trattano sotto i 100 dollari al barile. Un petrolio sotto quella soglia sarebbe una boccata d’ossigeno importante per le economie europee, da mesi sotto pressione per l’aumento dei costi energetici.

Tuttavia, come nota Capital Economics, le speranze di de-escalation hanno dato slancio ai mercati, ma gli effetti della guerra, in molti casi, persisterebbero anche se il conflitto dovesse concludersi a breve. È una considerazione che vale la pena tenere a mente: anche in uno scenario di pace, la ripresa economica non sarebbe automatica né immediata.

Sul fronte americano, i dati preliminari di S&P Global indicano che l’attività economica USA ha rallentato a marzo, con il PMI Composito Flash sceso a 51,4, il livello più basso in 11 mesi, mentre le pressioni inflazionistiche si sono intensificate, con i costi di input in aumento al ritmo più rapido degli ultimi 10 mesi.

Conclusione

Il quadro odierno è quello di un rimbalzo guidato dalla speranza, più che dai fondamentali. I mercati probabilmente stanno prezzando uno scenario di de-escalation progressiva, ma la strada verso un recupero stabile dei livelli pre-conflitto appare ancora lunga e incerta. Gli investitori farebbero bene a non confondere un rimbalzo — pur significativo — con la fine di una fase ribassista che, tecnicamente, sembra ancora aperta su tutti e tre i principali indici analizzati.