S&P 500 e Nasdaq toccano nuovi record, il petrolio si raffredda, ma il fronte commerciale UE-USA torna a scaldarsi.

La fotografia dei mercati alle 9:20

L’avvio di settimana sui listini europei è all’insegna della cautela, con un’Italia che probabilmente continua a giocare il ruolo di outsider positiva. Alle 9:20 di lunedì 4 maggio, il FTSE MIB segna +0,24% a quota 48.362, confermandosi il listino più tonico del Vecchio Continente. Dietro, il DAX tedesco avanza dello 0,18% a 24.335, mentre il CAC 40 francese cede lo 0,25% a 8.095 e lo SMI svizzero arretra dello 0,08% a 13.125. Anche il FTSE 100 di Londra è in lieve calo (-0,08% a 10.356).

Una partenza che, in sintesi, conferma il tono costruttivo di fine aprile, ma con un’attenzione maggiore alla rotazione settoriale e geografica.

Wall Street: il primo maggio è un giorno da incorniciare

Venerdì 1° maggio ha consegnato agli archivi un dato che meriterebbe più attenzione di quanta gliene venga data dai titoli di cronaca. L’S&P 500 ha chiuso a 7.230,12 punti, in rialzo dello 0,29%, segnando un nuovo massimo storico. Il Nasdaq Composite ha guadagnato lo 0,89% a 25.114,44, anch’esso a livelli mai visti prima. Il Dow Jones, in controtendenza, ha lasciato sul terreno 152,87 punti (-0,31%), fermandosi a 49.499,27. I dati, riportati da CNBC e Yahoo Finance, confermano un mese di aprile da incorniciare: tanto S&P 500 quanto Nasdaq hanno messo a segno la migliore performance mensile dal 2020.

A trainare il listino è stata soprattutto Apple, in rialzo di oltre il 3% dopo una trimestrale che ha battuto le attese su utili e ricavi, con una guidance per il trimestre in corso giudicata sopra le previsioni dal consensus. Una nota meno brillante arriva dai ricavi iPhone, sotto le attese per la seconda volta in tre trimestri, ma il mercato ha probabilmente preferito guardare al quadro complessivo.

Anche Alphabet merita una menzione: secondo i dati riportati da Yahoo Finance, il titolo ha chiuso aprile con un rialzo vicino al 34%, il miglior mese dal novembre 2004. Circa 1,2 trilioni di dollari di capitalizzazione aggiuntiva, una cifra che da sola spiega perché il cosiddetto “AI trade” continui a essere il motore principale dei listini americani.

Europa, l’Italia stupisce ancora

Sul Vecchio Continente il quadro è altrettanto incoraggiante, forse persino più sorprendente. Lo Stoxx 600 e il DAX tedesco hanno archiviato il miglior aprile dal gennaio 2025, ma il vero protagonista è stato il FTSE MIB di Milano, che ha chiuso il mese con un guadagno vicino al 9%, la performance migliore da gennaio 2023. Un dato che, secondo CNBC, ha fatto di Piazza Affari il listino più brillante d’Europa nel mese.

Sul fronte italiano, le ultime settimane hanno regalato segnali misti dalle trimestrali. Snam ha presentato un bilancio 2025 oltre le attese, con ricavi a 3.885 milioni (+8,9%) e un dividendo in crescita del 4% a 0,3021 euro per azione. Campari ha sorpreso positivamente il mercato con una crescita organica solida che ha permesso una riduzione più rapida del previsto della leva finanziaria; Citi ha confermato il rating buy con target price a 7,50 euro. Più complicata la situazione di Nexi, che secondo Milano Finanza ha visto il titolo crollare anche del 20% dopo conti giudicati sotto le attese, nonostante un dividend yield proposto vicino al 9%.

Petrolio: tregua fragile, ma il prezzo si raffredda

Il vero termometro della crisi geopolitica resta il greggio. Il Brent è tornato verso area 108 dollari al barile, il WTI viaggia poco sopra i 101, in calo per la terza seduta consecutiva secondo Trading Economics. Il movimento è probabilmente legato all’iniziativa “Project Freedom” annunciata da Trump per liberare le navi cargo bloccate nello Stretto di Hormuz e, soprattutto, ai progressi sulla proposta di pace in 14 punti presentata da Teheran.

Va però ricordato il contesto: dall’inizio della guerra il 28 febbraio, i prezzi del petrolio sono saliti di quasi il 60%. La chiusura quasi totale di Hormuz, attraverso cui prima del conflitto transitava circa un quinto del greggio mondiale, è stata definita dall’Agenzia Internazionale dell’Energia come la più grande interruzione di approvvigionamento nella storia del mercato petrolifero. Una tregua tiene formalmente dall’inizio di aprile, ma il traffico marittimo resta ben sotto i livelli pre-conflitto. Il rischio, probabilmente, è che ogni nuovo intoppo diplomatico riporti rapidamente il barile sopra quota 110.

Il nodo dazi: Trump rilancia, l’Europa osserva

A guastare parzialmente la festa di venerdì è arrivato l’annuncio di Trump di dazi al 25% su auto e camion in arrivo dall’Unione Europea, motivato sui suoi canali ufficiali con il presunto mancato rispetto degli accordi commerciali. Le auto prodotte in stabilimenti statunitensi, ha precisato il presidente, saranno escluse. Reazione immediata sui titoli del settore: Volkswagen e Stellantis hanno ceduto oltre l’1,5% nelle quotazioni americane, con Ford e General Motors anch’esse in calo.

L’esperienza del 2025, quando una minaccia simile di dazi al 50% sull’UE venne poi rinviata a luglio dopo i “buoni colloqui” tra le parti, suggerisce prudenza: probabilmente anche stavolta la trattativa avrà spazio. Ma il rischio di un’escalation, soprattutto se l’UE dovesse attivare gli strumenti di difesa commerciale, resta concreto.

Cosa probabilmente guiderà i mercati questa settimana

In sintesi, gli investitori dovranno tenere d’occhio tre fronti: la prosecuzione della stagione delle trimestrali, che finora ha sostenuto i multipli; gli sviluppi del negoziato USA-Iran, da cui dipende il prezzo del greggio e, di riflesso, l’inflazione globale; le reazioni europee sui dazi auto, con possibile impatto su Stellantis, Ferrari, Iveco e l’intero indotto.

Il quadro tecnico resta costruttivo, ma con S&P 500 e Nasdaq sui massimi assoluti il margine per delusioni diventa più sottile. Forse è il momento di ricordare che, storicamente, i mercati ai massimi non sono né un segnale di vendita né di acquisto: sono semplicemente un invito a una maggiore selettività.