Borse in modalità attesa dopo una settimana da incorniciare per gli indici americani. Venerdì di scadenze tecniche a Piazza Affari, con gli investitori che guardano al 22 aprile, quando scadrà il cessate il fuoco tra Washington e Teheran. Brent sotto i 99 dollari, spread BTp-Bund a 77 punti.

Wall Street chiude da record, ma il clima è di attesa
La seduta di giovedì a New York ha consegnato ai mercati un’altra giornata da ricordare. Secondo i dati riportati da Reuters e dal Sole 24 Ore, l’S&P 500 ha chiuso a 7.022,95 punti, il Nasdaq Composite è salito dell’1,59% a 24.016,02 punti, mentre il Dow Jones ha ceduto lo 0,15% a 48.463,72 punti. Entrambi i listini tecnologici hanno aggiornato i massimi storici, un risultato che, considerato lo scenario geopolitico, appare quasi sorprendente.
La lettura prevalente tra gli analisti è che il mercato stia probabilmente scommettendo su una de-escalation rapida della crisi iraniana. Una scommessa, più che una certezza. L’Associated Press, ripresa dalle principali testate finanziarie, parla di un “accordo di principio” tra Stati Uniti e Iran per prolungare la tregua di due settimane che scade il prossimo 22 aprile. Se la proroga dovesse concretizzarsi, è probabile che il risk-on sui listini possa trovare ulteriore carburante. In caso contrario, il rischio di una correzione tornerebbe verosimilmente sul tavolo.
A Wall Street, tra i titoli più brillanti di ieri si segnalano Microsoft (+4,60%), Salesforce (+3,67%), Apple (+2,92%) e Nike (+2,81%). Pesante invece Caterpillar (-3,03%), mentre tra i tecnologici del Nasdaq 100 spiccano le performance di Atlassian (+10,53%), DoorDash (+10,02%) e Datadog (+9,51%).
Tokyo, scattano le prese di profitto dopo i massimi
L’Asia stamattina racconta una storia diversa. Secondo l’Ansa, il Nikkei 225 ha aperto in ribasso dello 0,41% a 59.271 punti, con gli operatori che fanno scattare prese di profitto dopo che l’indice giapponese aveva raggiunto nei giorni scorsi livelli record. Il movimento sembra più tecnico che strutturale: dopo una corsa così intensa, è fisiologico che parte del denaro venga portato a casa. Sul fronte valutario, lo yen si mostra debole sia sul dollaro (159,20) sia sull’euro (187,50).
La settimana per il listino giapponese resta comunque positiva, con un guadagno settimanale che, secondo i dati di Trading Economics, nelle sedute precedenti aveva sfiorato il 7%. Un segnale che probabilmente conferma come l’ottimismo sulla pace in Medio Oriente abbia fatto da carburante ai listini asiatici.
Petrolio in calo, ma Morgan Stanley avverte: ripresa lenta
Sul fronte delle materie prime, il quadro è in via di normalizzazione, anche se con cautela. Il Brent tratta intorno ai 98 dollari al barile, secondo le rilevazioni di Investing.com e del Sole 24 Ore, in calo di circa l’1% sulla seduta. Il WTI segue una traiettoria analoga, sotto la soglia dei 95 dollari.
Attenzione però a chiamare vittoria troppo presto. In una nota ripresa da MarketScreener, Morgan Stanley ha confermato le previsioni sul greggio Brent a 110 dollari al barile per il secondo trimestre del 2026 e 100 dollari per il terzo trimestre, con un rientro verso 80 dollari soltanto nel 2027. La banca americana stima che le catene di approvvigionamento impiegheranno “mesi per normalizzarsi” anche in caso di riapertura piena dello Stretto di Hormuz. Nello scenario base, le esportazioni attraverso lo Stretto dovrebbero recuperare circa il 70% dei volumi persi tra maggio e luglio, per tornare a regime entro ottobre. Una ripresa, quindi, probabile ma non immediata.
Piazza Affari, giornata di scadenze tecniche
Secondo l’agenda economica di Soldionline, oggi a Milano sarà una giornata di scadenze tecniche dei derivati, evento che storicamente tende ad accentuare la volatilità intraday. Il FTSE MIB aveva chiuso ieri in leggero ribasso a 48.026,94 punti (-0,27%), come riportato da Yahoo Finanza, difendendo comunque i livelli record raggiunti nei giorni scorsi.
Sul fronte obbligazionario, lo spread BTp-Bund si è attestato a 77 punti base a fine seduta, con il rendimento del decennale italiano al 3,81%. Numeri che, allo stato attuale, raccontano di un mercato del debito italiano in buona salute, anche se la tenuta resterà probabilmente legata all’evoluzione del quadro geopolitico.
Cosa guardare nelle prossime sedute
Il calendario della prossima settimana è denso di appuntamenti potenzialmente market-mover. Il 22 aprile scade la tregua Iran-USA: l’esito dei negoziati in corso, con un possibile secondo round di colloqui, sarà probabilmente il fattore decisivo per la direzione dei listini. L’FMI, nell’ultimo World Economic Outlook, ha già tagliato le stime di crescita globale per il 2026 al 3,1% dal 3,3% precedente, con un’inflazione attesa al 4,4%, nello scenario base che presuppone un conflitto di breve durata. Se l’ostilità dovesse protrarsi, l’istituto avverte che l’economia mondiale potrebbe avvicinarsi a una zona di recessione entro il 2027.
Il messaggio che arriva dai mercati, per ora, è che gli investitori stanno probabilmente privilegiando lo scenario positivo. È una scommessa che ha pagato finora, ma che andrà verificata seduta dopo seduta.