
Le principali borse europee tentano un rimbalzo nella mattinata di oggi dopo le forti vendite della vigilia, in un contesto che resta comunque dominato dall’incertezza geopolitica. L’escalation della guerra in Iran continua infatti a pesare sul sentiment degli investitori, soprattutto dopo i raid statunitensi su circa 2.000 obiettivi a Teheran.
Il FTSE MIB si muove poco sopra la parità con un rialzo intorno allo 0,5%, mentre il DAX guadagna circa lo 0,7% e il CAC 40 avanza dello 0,4%. Il FTSE 100 di Londra resta leggermente in rialzo con lo 0,1%.
A Piazza Affari la seduta è caratterizzata da movimenti contrastanti tra i titoli principali. Tra i migliori si distingue Leonardo, che beneficia ancora della domanda per il comparto difesa, mentre Stellantis recupera terreno. Sul lato opposto del listino pesa Monte dei Paschi di Siena, che scende di oltre il 4% tra indiscrezioni sulla possibile esclusione dell’amministratore delegato Luigi Lovaglio dalle liste per il rinnovo della governance. Deboli anche alcuni titoli bancari, con Mediobanca, Banco BPM, Intesa Sanpaolo e BPER Banca in territorio negativo.
Tra le altre società sotto osservazione, FinecoBank ha presentato il nuovo piano industriale 2026-2029, che punta a una crescita dei ricavi sostenuta da tutte le aree di business, mentre Italgas ha chiuso il 2025 con ricavi in forte aumento e un dividendo in crescita.
Lo scenario globale resta però fragile. Nella seduta precedente Wall Street ha chiuso in calo: il Dow Jones ha perso lo 0,8%, lo S&P 500 lo 0,9% e il Nasdaq l’1%, riflettendo i timori legati alla situazione geopolitica e all’andamento delle materie prime energetiche.
Le vendite sono state ancora più marcate in Asia. Il Nikkei giapponese ha chiuso in ribasso di circa il 3,7%, mentre l’Hang Seng di Hong Kong ha perso il 2% e lo Shanghai Composite l’1%. La reazione negativa dei mercati asiatici riflette soprattutto il rischio di un allargamento del conflitto in Medio Oriente e le possibili ripercussioni sulle rotte energetiche globali.
Sul mercato delle materie prime il petrolio resta sostenuto dalle tensioni geopolitiche: il Brent scambia sopra gli 84 dollari al barile. L’oro, tradizionale bene rifugio, continua a salire e supera quota 5.180 dollari l’oncia.
Tra gli asset digitali prosegue invece il recupero delle criptovalute. Bitcoin guadagna circa il 5% e si riporta sopra i 71.000 dollari, mentre Ether sale di oltre il 5% intorno ai 2.070 dollari, segnalando un ritorno di interesse degli investitori per il comparto dopo le recenti fasi di volatilità.
L’attenzione degli operatori si sposterà ora sui dati macroeconomici della giornata, tra cui il PIL italiano, il tasso di disoccupazione dell’Eurozona e, nel pomeriggio, gli indici PMI dei servizi negli Stati Uniti, che potrebbero fornire indicazioni più chiare sullo stato dell’economia globale.
Mercati tra rimbalzo tecnico e tensioni geopolitiche
Il movimento della mattinata europea sembra più un rimbalzo tecnico dopo le vendite della vigilia che l’inizio di un vero recupero strutturale. I mercati stanno infatti cercando di stabilizzare i prezzi dopo l’impatto iniziale dell’escalation in Medio Oriente, ma la volatilità resta elevata.
In queste fasi gli investitori tendono a ridurre il rischio sugli asset più ciclici e ad aumentare l’esposizione verso settori difensivi, materie prime e asset alternativi. Non è un caso che petrolio, oro e criptovalute stiano mostrando una maggiore forza relativa rispetto agli indici azionari.
Finché il quadro geopolitico resterà incerto, è probabile che i mercati continuino a muoversi in modo nervoso, con rimbalzi tecnici alternati a nuove fasi di pressione. La vera direzione dei listini dipenderà soprattutto da due fattori: l’evoluzione del conflitto in Medio Oriente e i prossimi dati macroeconomici, che potrebbero influenzare le aspettative sulle politiche monetarie delle principali banche centrali.
Il ruolo della volatilità nelle prossime settimane

Dopo lo shock iniziale legato all’escalation in Medio Oriente, i mercati stanno entrando nella fase in cui diventa centrale l’andamento della volatilità. La prima esplosione di volatilità si è già vista con le vendite delle ultime sedute, ma ora la dinamica dipenderà soprattutto dalla durata dell’incertezza geopolitica.
Se il conflitto dovesse trasformarsi in un fattore di instabilità di medio periodo (3-4 settimane), è probabile che la volatilità resti elevata ancora per qualche tempo. In questi contesti gli investitori tendono infatti ad acquistare coperture sugli indici azionari: il VSTOXX, che misura il costo delle protezioni sull’EuroStoxx 50, riflette proprio questo tipo di domanda.
Al contrario, se il mercato percepirà l’evento come uno shock temporaneo, la volatilità potrebbe rientrare rapidamente. In assenza di timori di medio termine, infatti, gli operatori riducono l’acquisto di coperture e gli indici di volatilità tendono a normalizzarsi nel giro di poche sedute.
Per questo motivo l’evoluzione del VSTOXX nelle prossime settimane potrebbe offrire un segnale importante sulla percezione del rischio da parte degli investitori.