I listini europei aprono con cautela nell’attesa della Federal Reserve. La volatilità c’è, ma chi ha memoria sa che questi momenti si sono già visti — e superati.
Mercoledì mattina. I mercati europei aprono, i ticker scorrono, e la sensazione — ormai familiare da settimane — è quella di chi aspetta qualcosa. Quel qualcosa, oggi, ha un nome preciso: il FOMC della Federal Reserve, riunito per decidere sui tassi. Quasi certamente non farà nulla. E, a mio avviso, fa bene.
La Fed e il coraggio di aspettare
Secondo il consensus, oggi la Fed non taglierà i tassi, e anche la BCE — attesa per domani — dovrebbe restare ferma. Il mercato lo sa, lo ha già prezzato, e guarderà soprattutto alle parole di Powell in conferenza stampa: tono, sfumature, indicazioni sul futuro.
C’è chi critica questa immobilità come debolezza. Io la leggo diversamente. Con il petrolio che potrebbe restare sopra i 100 dollari e l’inflazione che tende a risalire, tagliare ora vorrebbe dire mandare un segnale sbagliato — e soprattutto peggiorare la vita al cittadino medio, già alle prese con bollette e prezzi energetici in rialzo. La credibilità di una banca centrale si costruisce in anni e si distrugge in settimane: Powell, in questo contesto, fa bene ad aspettare.
“La Fed è considerata da alcuni analisti intrappolata in una spirale stagflazionistica” — ma mettere a rischio la propria credibilità tagliando i tassi con l’inflazione in risalita sarebbe, secondo diverse voci del settore, un errore peggiore.
Piazza Affari: tono positivo, qualche titolo da seguire
Il FTSE MIB ieri ha chiuso intorno a 44.887, con un rialzo di circa l’1,2% trainato dai titoli energetici. Stamattina l’apertura sembra confermare il tono: Cucinelli e Mediobanca tra i più tonici, UniCredit monitorata per la vicenda Commerzbank. Eni invece arretra, probabilmente in risposta ai movimenti del greggio nelle ultime ore.
Niente di drammatico. I mercati stanno digerendo l’incertezza meglio di quanto certi titoli di giornale lascino intendere.

Il petrolio e la geopolitica: rumore o rischio vero?
Il conflitto in Medio Oriente è ormai alla terza settimana e, secondo alcune fonti, starebbe contribuendo a tenere il Brent sopra i 100 dollari al barile, con il WTI che potrebbe attestarsi intorno ai 95 dollari. Il gas ad Amsterdam si muoverebbe nell’area dei 51 euro al megawattora.
Detto questo — e qui esprimo una mia opinione personale — non credo che si stia andando verso un’escalation devastante e irreversibile. La storia dei mercati è piena di crisi geopolitiche che sembravano catastrofiche e che invece si sono risolte, spesso prima del previsto. Il rischio va monitorato, certo. Ma il panico non è mai stato un buon consulente finanziario, e vendere sull’emozione raramente porta dove si pensa.
Beni rifugio e cripto: dove si nasconde la paura
In momenti come questi vale sempre la pena guardare dove si sposta il denaro nervoso. L’oro regge bene — la sua tenuta nelle ultime settimane suggerisce che una parte degli investitori preferisce stare alla larga dalla volatilità azionaria. Il VIX si troverebbe intorno ai 26,5 punti, un livello storicamente elevato — nel 90° percentile, secondo alcune stime. Questo tende a precedere, e non a seguire, i momenti di svolta al rialzo.
Sul fronte cripto, Bitcoin e i principali asset digitali si muovono in modo ambivalente: subiscono la pressione generale del risk-off, ma continuano ad attrarre chi cerca esposizione ad asset alternativi. I dati precisi cambiano di ora in ora, quindi vi rimando a fonti in tempo reale — quello che si può dire è che la volatilità, anche qui, è fisiologica e non necessariamente segnale di rottura strutturale.
Il quadro macro italiano
Lo spread BTP/Bund si attesterebbe intorno ai 78 punti base — un livello gestibile, senza segnali di allarme. L’inflazione italiana a febbraio sarebbe salita all’1,5%, trainata principalmente dai servizi. L’euro sembra reggersi bene contro il dollaro, con il cambio che potrebbe girare attorno a 1,16.
La mia lettura: il periodo di incertezza probabilmente finirà, nel breve
Volatilità, geopolitica, banche centrali in stallo. Sembra tutto nuovo, ma non lo è. Chi investe da qualche anno — o studia la storia dei mercati — ha già visto questo film. Di solito finisce con i mercati che trovano una direzione, e con il senno di poi che suggerisce che il momento peggiore era esattamente quello giusto per non farsi prendere dal panico.
Non ho la sfera di cristallo. Ma la mia lettura, in questo momento, è che l’escalation più temuta non si materializzerà, e che la volatilità attuale è più rumore che segnale strutturale. Chi ha un orizzonte temporale adeguato e un portafoglio costruito con criterio ha, probabilmente, più da guadagnare dalla pazienza che dall’azione impulsiva.
Oggi pomeriggio Powell parlerà. Sarà interessante, ma difficilmente cambierà il quadro di fondo. La vera notizia è che, nonostante tutto, i mercati tengono. E questo dice già qualcosa.