10 aprile 2026 — Una mattinata sospesa, quella che si apre oggi sulle principali piazze finanziarie. Dopo i rialzi storici di mercoledì e la frenata di ieri, gli indici mostrano variazioni contenute che probabilmente riflettono più l’attesa — quella per i colloqui diplomatici di oggi a Islamabad — che una vera convinzione direzionale.

Il petrolio rimbalza, ma Goldman rivede le stime al ribasso

Dopo il crollo di mercoledì — quando il WTI aveva perso il 16% in una sola seduta scendendo sotto i 95 dollari — il greggio ha tentato un recupero: giovedì il WTI avanzava del 3,3% a 97,5 dollari, con il Brent in rialzo del 2,96% a 97,5 dollari. Un rimbalzo tecnico, più che una vera inversione di tendenza, alimentato dai dubbi sulla riapertura effettiva dello Stretto di Hormuz.

Sul fronte delle previsioni, Goldman Sachs ha corretto le sue stime: la banca d’affari ha ridotto le previsioni per il secondo trimestre 2026 per il Brent e il greggio americano rispettivamente a 90 e 87 dollari al barile, ma ha avvertito che in uno scenario avverso il Brent potrebbe salire fino a 115 dollari nel quarto trimestre. Uno scenario che al momento sembra meno probabile, ma che il mercato probabilmente non esclude del tutto — e questo spiega la volatilità di questi giorni.

BTP in asta: 8 miliardi sul tavolo, focus sul nuovo settennale

La vera notizia domestica di oggi è l’asta del Tesoro. Il MEF collocherà 2,5 miliardi in BTP a 3 anni, 3,75 miliardi in BTP a 7 anni e 1,75 miliardi in BTP a 16 anni, per un totale di 8 miliardi di euro, con regolamento il 15 aprile.

Il titolo più interessante è il nuovo BTP settennale — alla prima emissione, scadenza giugno 2033, cedola al 3,30% — che rappresenta un nuovo benchmark sulla curva italiana. Il Tesoro lo lancia in un contesto non semplice: la domanda istituzionale è storicamente solida su queste scadenze, ma il rendimento del BTP decennale e l’andamento dello spread nelle prossime ore diranno molto sulla fiducia degli investitori verso il debito italiano in questo momento.

Moody’s: crescita rivista, ma i conti pubblici “reggono”

Vale la pena ricordare la fotografia che Moody’s ha scattato sull’Italia a fine marzo, proprio mentre si definisce il costo del funding di oggi. L’agenzia ha rivisto le previsioni di crescita del PIL reale per il 2026 dallo 0,8% allo 0,7%, alzando contestualmente le stime sull’inflazione dall’1,8% al 2,1% per via del conflitto in Medio Oriente.

Il giudizio sul percorso fiscale resta però rassicurante: Moody’s mantiene l’opinione che il graduale risanamento fiscale delineato nel quadro di bilancio a medio termine sia “credibile e realizzabile”. Un punto di supporto non trascurabile per chi oggi partecipa all’asta, anche se l’agenzia ha precisato che le prospettive di crescita restano sensibili a un eventuale prolungamento del conflitto, data l’esposizione italiana alle importazioni energetiche dal Golfo.

Cosa tenere d’occhio

Tre variabili guideranno probabilmente la giornata: l’esito dei negoziati di Islamabad (qualsiasi notizia positiva o negativa potrebbe amplificare i movimenti sull’azionario e sull’energia), il risultato dell’asta BTP — che sarà letto come termometro della fiducia sul debito italiano — e i dati sulla produzione industriale italiana di febbraio, attesi per le ore 10. Un tris di appuntamenti che rende questa giornata più densa di quanto i numeri di apertura lascino intuire.