È probabilmente la notizia finanziaria della giornata, forse della settimana: lo Stretto di Hormuz è ufficialmente riaperto a tutte le navi commerciali. L’annuncio è arrivato dal ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi attraverso un post su X, poi confermato anche da Donald Trump sul suo social Truth. “In linea con il cessate il fuoco in Libano, il passaggio per tutte le navi commerciali attraverso lo Stretto di Hormuz è dichiarato completamente aperto per il periodo residuo del cessate il fuoco sulla rotta coordinata”, ha scritto Araghchi, come riportato da Il Sole 24 Ore.
La reazione dei mercati energetici è stata immediata e violenta. Il WTI è crollato dell’11,68% a 83,80 dollari al barile, mentre il Brent ha perso il 10,65% scendendo a 88,95 dollari. Si tratta forse del movimento più significativo degli ultimi mesi su queste commodity, ed è la conferma plastica di quanto la geopolitica stia pesando sui prezzi energetici in questa fase.

Wall Street tra record e il caso Netflix
Sul fronte azionario, Wall Street ha chiuso ieri in rialzo con il Nasdaq a +0,36% e il Dow Jones a +0,24%, confermando il trend che nelle sedute precedenti aveva portato l’S&P 500 a superare quota 7.000 punti per la prima volta nella storia. Oggi l’apertura di Wall Street dovrebbe beneficiare del clima di distensione, anche se il sentiment è inevitabilmente condizionato dal caso Netflix.
Il colosso dello streaming ha pubblicato mercoledì sera i conti del primo trimestre 2026 e, nonostante numeri sostanzialmente in linea con le aspettative (ricavi intorno ai 12,1 miliardi di dollari, EPS tra 0,76 e 0,84 dollari secondo le indicazioni del management), il titolo è crollato di oltre il 10% nell’after-hours, passando da 107,79 a circa 97,02 dollari, secondo i dati di Investing.com.
La spiegazione più plausibile è quella già anticipata alla vigilia dagli analisti di XTB: con un titolo già cresciuto del 18% da inizio anno, limitarsi a confermare le stime probabilmente non bastava. Il mercato si aspettava una revisione al rialzo della guidance dopo il fallimento dell’operazione con Warner Bros. Discovery (che aveva generato una penale da 2,8 miliardi di dollari), e la mancata sorpresa positiva potrebbe aver innescato una ondata di prese di profitto strutturali. Un campanello d’allarme forse per tutto il settore tech, chiamato nelle prossime settimane a giustificare valutazioni molto tirate.
Europa in rialzo, FTSE MIB vicino a quota 48.000
Le borse europee hanno aperto miste ma con un’intonazione prevalentemente positiva. Il FTSE MIB di Piazza Affari viaggia intorno a 48.057 punti (+0,06%), con un progressivo miglioramento nel corso della mattinata fino a toccare +0,26%. Il DAX di Francoforte sale dello 0,17%, il CAC 40 parigino dello 0,21%, mentre il FTSE 100 di Londra cede leggermente dello 0,07%, secondo i dati raccolti da Quotidiano Nazionale.
A Milano i riflettori sono puntati su diversi titoli. Leonardo è in evidenza grazie all’accordo siglato tra Iveco Defence Vehicles e la spagnola Indra, operazione che rafforza il posizionamento del gruppo nel comparto della difesa europea. Eni tratta stabile intorno ai 23,42 euro dopo che il proxy advisor ISS ha invitato gli azionisti a votare contro l’aumento della retribuzione dell’ad Claudio Descalzi, definendo la proposta “eccessiva”. Pirelli cede lo 0,41% a 6 euro dopo aver confermato gli obiettivi 2026, pur avvertendo che l’EBIT adjusted si collocherà probabilmente nella parte bassa del range. OVS brilla invece con un +6,84% a 5,23 euro grazie a conti da record per l’esercizio 2025.
Il vertice di Parigi e il nodo Volenterosi
Nel frattempo, proprio oggi si tiene all’Eliseo la conferenza sulla navigazione marittima nello Stretto di Hormuz, convocata da Macron e Starmer. La presidente del Consiglio Giorgia Meloni è presente insieme al cancelliere tedesco Merz. La cosiddetta “coalizione dei Volenterosi”, che conta oltre 40 Paesi, sta discutendo un piano di sminamento e pattugliamento che potrebbe essere attivato qualora la tregua tra USA e Iran venisse prolungata oltre il 22 aprile.
La tempistica dell’annuncio iraniano sulla riapertura ufficiale sembra una mossa diplomatica calcolata: Teheran dimostra di voler gestire la situazione senza bisogno di intervento esterno, mentre l’Europa cerca comunque di costruire un’architettura di sicurezza per il futuro. Trump, dal canto suo, ha confermato su Truth l’apertura e ha parlato di “progressi” nei negoziati, aggiungendo che secondo indiscrezioni l’Iran sarebbe disponibile a consegnare l’uranio arricchito in cambio dello sblocco di 20 miliardi di dollari di fondi congelati.
Cosa aspettarsi nelle prossime ore
Gli occhi del mercato restano puntati su diversi appuntamenti: alle 16:30 parla la presidente della Vigilanza BCE Claudia Buch, seguita dagli interventi dei membri Fed Barkin (18:15) e Waller (20:00). A mercati chiusi, DBRS Morningstar si esprimerà sul debito sovrano italiano.
In sintesi, una giornata che potrebbe segnare un punto di svolta. Il crollo del petrolio probabilmente innescherà un meccanismo di risk-on sui mercati azionari e un forse graduale alleggerimento delle tensioni inflazionistiche globali. Tuttavia, la sostenibilità del movimento dipenderà da due variabili: il prolungamento della tregua oltre il 22 aprile e la tenuta dei conti del settore tech, messa in discussione dal caso Netflix. Il gas naturale TTF ad Amsterdam, nei giorni successivi al primo accenno di riapertura dell’8 aprile, aveva perso circa il 20% arrivando a 42,5 euro al MWh: un segnale di quanto il premio geopolitico possa essere ora in via di smaltimento.