Le speranze di pace nel Golfo riscrivono la seduta del 15 giugno: il FTSE MIB punta a un nuovo record, il Brent cede quasi il 5% e l’Asia chiude la notte sui massimi storici. Ma sotto l’euforia restano due nodi irrisolti — la BCE tornata “falco” e un risiko bancario che non conosce pause.

Un lunedì che profuma di tregua

I mercati avevano bisogno di una buona notizia, e nella notte di domenica l’hanno trovata. L’annuncio di un accordo tra Stati Uniti e Iran — con la promessa di riaprire lo Stretto di Hormuz e una firma ufficiale attesa a Ginevra venerdì 19 giugno — ha innescato quella che ha tutta l’aria di essere una delle sedute più convinte degli ultimi mesi.

A dare per primo la notizia è stato il premier pakistano Shahbaz Sharif, prima che fosse lo stesso presidente americano Donald Trump a confermare: «L’accordo con l’Iran è ormai concluso». Una distensione tutt’altro che scontata, considerando le tensioni delle settimane precedenti, e che la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ha accolto sottolineando come priorità la riapertura “senza pedaggi” della rotta da cui transita circa un quinto del greggio mondiale.

Il mercato ha reagito nell’unico modo possibile in queste circostanze: comprando azioni e vendendo petrolio.

Piazza Affari a caccia di un nuovo primato

Dopo aver già aggiornato il proprio massimo storico in chiusura venerdì, il FTSE MIB si è spinto questa mattina verso quota 52.000 punti, un livello che fino a poche settimane fa sembrava lontano. Per dare la misura del momento: l’indice milanese aveva ritoccato il proprio record del marzo 2000 — quello della bolla dot-com — soltanto a fine maggio, e da allora la corsa non si è praticamente mai fermata.

Il traino, come da copione recente, arriva da un doppio motore. Da un lato l’euforia geopolitica che sostiene l’intero comparto ciclico; dall’altro il sempre vivace risiko bancario, che continua a tenere i riflettori puntati sui titoli del credito. Venerdì 12 giugno il listino aveva già chiuso con un robusto progresso vicino al 2%, con Mediobanca, STMicroelectronics e Intesa Sanpaolo tra i protagonisti, secondo i dati riportati da QuiFinanza.

Brillanti anche le altre piazze europee. Secondo le rilevazioni di Investing.com, lo STOXX 600 paneuropeo viaggiava in rialzo di circa un punto percentuale sui massimi delle ultime settimane, con Francoforte (DAX) in progresso intorno all’1,5% e Parigi (CAC 40) attorno all’1,2%.

Il petrolio paga il conto della pace

Se c’è un mercato che racconta meglio di ogni altro la giornata, è quello dell’energia. Il future sul Brent è arretrato di circa il 4,5% verso gli 83 dollari al barile, mentre il WTI ha ceduto quasi il 5% scendendo in area 80 dollari, stando ai dati di Il Sole 24 Ore e Investing.com. Un movimento speculare a quello visto durante le fasi di escalation dei mesi scorsi, quando il greggio era schizzato ben oltre i 90 dollari sulla paura di un blocco prolungato di Hormuz.

La logica è lineare: la riapertura dello Stretto, se confermata, alleggerirebbe in modo significativo la pressione sulle catene di approvvigionamento e ridurrebbe il rischio di uno shock inflazionistico da materie prime. Per i petroliferi di Piazza Affari — Eni, Saipem, Tenaris — il rovescio della medaglia è probabilmente una giornata complicata, com’è tipico quando il barile corregge con questa intensità.

L’Asia ha aperto le danze

Il rally di stamattina affonda le radici nella seduta notturna asiatica, dove l’entusiasmo è stato persino più marcato. Il Nikkei 225 giapponese è arrivato a guadagnare fino al 5,4% superando per la prima volta quota 69.000 punti (69.558 il massimo di seduta), mentre il più ampio Topix ha messo a segno un +3,9%, anch’esso a livelli record, riporta Il Sole 24 Ore. Sul fronte coreano, il Kospi è salito fino al 5,9%, ai vertici da inizio giugno. Positivi anche i listini di Cina continentale e Hong Kong.

Un punto merita attenzione, e va segnalato senza enfasi: movimenti così ampi e concentrati in poche ore tendono spesso a riassorbirsi in parte una volta che l’euforia iniziale si sgonfia. È plausibile, insomma, che parte di questi guadagni venga messa alla prova nelle prossime sedute, soprattutto se i dettagli dell’intesa di Ginevra dovessero rivelarsi meno netti dell’annuncio.

Wall Street parte da una base solida

Oltreoceano, gli indici americani arrivano a questo lunedì con il vento in poppa. Venerdì 12 giugno l’S&P 500 aveva chiuso in rialzo dello 0,5% a 7.431 punti, il Nasdaq Composite dello 0,31% a 25.888 e il Dow Jones dello 0,70% a 51.202, sostenuti — secondo Trading Economics e Yahoo Finance — sia dal clamoroso debutto in Borsa di SpaceX sia proprio dalle prime aspettative di un’intesa con Teheran.

Resta sullo sfondo la ferita ancora fresca del comparto semiconduttori, che a inizio giugno aveva vissuto sedute pesantissime dopo la deludente guidance di Broadcom, con il Nasdaq capace di perdere oltre il 4% in una singola giornata. Un promemoria del fatto che il sentiment, in questa fase, può cambiare direzione molto rapidamente.

STMicroelectronics, il termometro tech di Milano

Tra i singoli titoli, lo sguardo resta puntato su STMicroelectronics, il principale proxy italiano del settore chip. Il titolo ha messo a segno un progresso superiore al 180% da inizio anno, pur avendo corretto dai massimi recenti in scia alla debolezza globale del comparto, come ricostruito da Borse.it. A sostenere le aspettative restano la domanda legata all’intelligenza artificiale e i primi segnali di ripresa nei chip per auto e industria, due mercati storicamente cruciali per il gruppo. È verosimile che STM continui a muoversi in sintonia con l’umore del Nasdaq più che con quello di Piazza Affari.

I due nodi che l’euforia non scioglie

Dietro la festa di oggi restano due questioni che meritano freddezza.

Il primo nodo è la BCE. L’11 giugno l’Eurotower ha alzato i tassi di 25 punti base, il primo rialzo dal 2023 dopo una lunga serie di tagli, motivandolo con i rischi inflazionistici legati proprio al caro-energia del conflitto in Medio Oriente. La presidente Christine Lagarde ha mantenuto un approccio “riunione per riunione”, e qui sta il paradosso: se la tregua con l’Iran fa davvero crollare il petrolio, una parte della giustificazione per ulteriori strette verrebbe meno. È probabile, dunque, che il mercato inizi a riprezzare le attese sulle prossime mosse di Francoforte — un sondaggio Assiom Forex citato da Il Sole 24 Ore indicava già una netta prevalenza di chi si aspetta un solo rialzo prima dell’estate, senza interventi a luglio.

Il secondo nodo è il risiko bancario, che procede su binari propri. L’OPAS di Intesa Sanpaolo su MPS, i movimenti attorno a Mediobanca, le proposte di aggregazione che coinvolgono Banco BPM, oltre alle posizioni del Tesoro sulla quota residua in MPS ribadite dal ministro Giorgetti: il consolidamento del credito italiano è un tema che ha mostrato di saper muovere il listino indipendentemente dal contesto globale. Anche oggi, con ogni probabilità, sarà tra i fattori più osservati.

Cosa guardare nelle prossime ore

La parola chiave della settimana è una sola: conferma. L’euforia di oggi si regge interamente sulla solidità dell’accordo annunciato, e la firma di Ginevra del 19 giugno sarà il vero banco di prova. Ogni segnale di rallentamento o di ambiguità nei dettagli potrebbe raffreddare rapidamente l’entusiasmo.

Sul fronte macro, l’attenzione resta sulla traiettoria del petrolio — un Brent che si stabilizzasse stabilmente sotto i 85 dollari cambierebbe lo scenario inflazionistico europeo — e sulle indicazioni che arriveranno dalla Federal Reserve. Da seguire anche il collocamento del BTP Italia, in corso fino al 19 giugno, in una settimana che per i risparmiatori italiani si annuncia particolarmente densa.

Per ora il mercato ha scelto di brindare. La prudenza, però, suggerisce di non confondere un rally di sollievo con un cambio strutturale di scenario.