Inflazione Italia settembre 2026 al 4,2%: è quasi tutta energia, e cambia i conti di chi risparmia

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A settembre i prezzi al consumo in Italia sono saliti del 4,2% su base annua, il dato più alto da settembre 2023, dal 3,3% di agosto. Ma l’inflazione di fondo, quella che esclude energia e alimentari freschi, è ferma all’1,7%. Lo scarto tra i due numeri è il vero tema della giornata: spiega perché la BCE esita, perché i BTP rendono il 4,7% e perché il governo ha scritto a Bruxelles per chiedere flessibilità sui conti. Vediamo cosa cambia per chi ha risparmi e investimenti.

I numeri di settembre in una tabella

Le stime preliminari Istat raccontano un’accelerazione concentrata quasi per intero in una sola voce: l’energia. I beni energetici regolamentati salgono del 25,9% in un anno, quelli non regolamentati del 22,2%. Il gas per uso domestico cresce di circa il 47% e il gasolio del 34%. Tutto il resto si muove poco: il “carrello della spesa” (alimentari, cura della casa e della persona) passa da +0,9% a +1,7%, in linea con l’inflazione di fondo.

VoceSettembre 2026Agosto 2026
Indice NIC, variazione mensile+0,7%n.d.
Indice NIC, variazione annua+4,2%+3,3%
Indice armonizzato IPCA+4,1%+3,2%
Inflazione di fondo (senza energia e alimentari freschi)+1,7%+1,5%
Energia regolamentata+25,9%+18,6%
Energia non regolamentata+22,2%+17,0%
Carrello della spesa+1,7%+0,9%
Inflazione acquisita per il 2026+3,1%n.d.

Nostra elaborazione su stime preliminari Istat, settembre 2026. Variazioni su base annua salvo diversa indicazione.

Perché l’inflazione di fondo resta all’1,7%

La spiegazione è semplice e scomoda: l’Italia non ha un problema di domanda, ha un problema di energia importata. Il petrolio ha chiuso settembre con un rialzo di circa il 14% e resta sopra i 100 dollari al barile, con lo Stretto di Hormuz ancora in una zona di tensione militare. Il gas europeo scambia intorno a 73 euro al megawattora, più del doppio rispetto a inizio anno, e gli stoccaggi europei sono al 71% contro una media stagionale dell’87%. Quando l’energia pesa così tanto, l’indice generale sale anche se i prezzi di tutto il resto restano calmi.

Il dato che rende il quadro più delicato è quello dei salari: le retribuzioni contrattuali crescono di circa il 2,4% all’anno. Con un’inflazione al 4,2% il potere d’acquisto delle famiglie scende, e questo frena i consumi proprio mentre le bollette salgono. È probabilmente il motivo per cui l’inflazione di fondo non accelera: le imprese fanno fatica a trasferire i costi su un consumatore che spende meno.

La lettera di Meloni a Bruxelles e il nodo dei conti pubblici

Nella serata di ieri la presidente del Consiglio ha annunciato una lettera congiunta con la Repubblica Ceca alla presidente della Commissione europea per chiedere “più flessibilità” sulle regole di bilancio, con l’obiettivo di sostenere famiglie e imprese contro il caro energia. Il governo, intanto, conferma la linea sulle tasse: l’aliquota IRPEF del 33% estesa fino a 60 mila euro di reddito e la flat tax al 5% sugli aumenti contrattuali dei giovani. Il Documento programmatico di finanza pubblica è atteso venerdì 2 ottobre.

Il mercato ha già fatto i suoi conti. Il BTP decennale rende in mattinata intorno al 4,7%, il livello più alto dal 2023, e lo spread con il Bund è salito a 106 punti base dai 103 di ieri sera. Ogni punto percentuale in più sui rendimenti vale, a regime, miliardi di interessi aggiuntivi per uno Stato con un debito che resterà sopra il 138% del PIL anche nel 2027. Chiedere flessibilità con l’inflazione in salita e i tassi in rialzo è una scommessa: può funzionare se Bruxelles riconosce lo shock energetico come esogeno, ma rischia di allargare lo spread se viene letta come un allentamento strutturale.

BCE: alzare ancora o aspettare?

Il rialzo italiano non è un caso isolato. A settembre la Spagna è salita al 5%, la Francia al 3,4% e la Germania al 3,3%, tutte sopra le attese; per l’intera area euro il consenso indica un’inflazione al 3,6% dal 3,2% di agosto. La BCE ha già portato il tasso sui depositi al 2,50% con il rialzo del 10 settembre e si riunisce di nuovo il 29 ottobre. I mercati prezzano circa quattro rialzi nei prossimi dodici mesi.

Dentro il Consiglio, però, le posizioni non sono uniformi. Lagarde parla di una risposta “moderata” e non vede ancora effetti di seconda battuta; Schnabel ha osservato che il balzo dei rendimenti globali (il Treasury americano a dieci anni è al 5,3%, massimo dal 2002) sta già facendo una parte del lavoro restrittivo al posto della banca centrale. È il dilemma classico: un’inflazione da costi, se contrastata con tassi più alti, rischia di frenare un’economia che non sta surriscaldandosi. L’euro, intanto, è sceso sotto 1,135 sul dollaro, e un euro debole rende l’energia importata ancora più cara.

Cosa cambia per chi risparmia e investe

La prima conseguenza è sui tassi a breve. Conti deposito, BOT e fondi monetari dovrebbero continuare a offrire rendimenti più alti nei prossimi mesi, e con un’inflazione di fondo all’1,7% il rendimento reale di questi strumenti torna positivo. La seconda è sui titoli lunghi: chi detiene BTP a dieci o più anni comprati nel 2024 o nel 2025 sta vedendo perdite in conto capitale; chi invece compra oggi si assicura cedole che non si vedevano dal 2023. Non è una scelta ovvia: conviene probabilmente scaglionare le scadenze piuttosto che puntare tutto sul tratto lungo.

La terza riguarda la protezione dall’inflazione. I BTP Italia e i BTP indicizzati all’inflazione europea tornano interessanti quando l’indice generale corre più dell’inflazione di fondo: la cedola si aggancia al numero alto, non a quello basso. Sul fronte azionario, il settore energetico beneficia dei prezzi del petrolio, mentre utility, immobiliare e consumi discrezionali tendono a soffrire la combinazione di tassi più alti e famiglie con meno potere d’acquisto.

Infine le bollette. Da oggi Plenitude applica uno sconto del 30% sulla componente energia con prezzo bloccato per due anni, e altri operatori hanno risposto con offerte simili; per i clienti vulnerabili, però, la tariffa regolata dell’elettricità per il quarto trimestre sale di oltre il 37%. Confrontare le offerte in queste settimane può valere quanto un buon investimento.

Tre date da segnare

Nelle prossime ore arriva la stima flash dell’inflazione dell’area euro, che potrebbe confermare il 3,6%. Venerdì 2 ottobre il governo presenta il DPFP, e sarà il primo test della richiesta di flessibilità sul mercato dei BTP. Il 29 ottobre la BCE decide sui tassi: se i dati di settembre si confermano, un nuovo rialzo sembra più probabile di una pausa.

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