Il crollo del greggio sui minimi precedenti al conflitto con l’Iran sta togliendo ossigeno proprio ai due settori che hanno trainato Milano nel 2026 — difesa ed energia. Nella notte, però, la trimestrale monstre di Micron riaccende il comparto dei semiconduttori e prepara una possibile rotazione. Sullo sfondo, il dato che conta davvero arriva oggi: l’inflazione PCE americana.


Il paradosso del “dividendo della pace”

C’è un filo che lega quasi tutto quello che si è mosso sui mercati nelle ultime sedute, ed è il prezzo del petrolio. Dopo l’accordo di pace tra Stati Uniti e Iran e la riapertura dello Stretto di Hormuz, il greggio è scivolato sui livelli che non si vedevano dall’inizio del conflitto. Mercoledì il Brent ha chiuso in calo di oltre il 4% a circa 73,7 dollari al barile, il valore più basso da prima dei raid di fine febbraio, mentre il WTI americano ha perso quasi il 4% fermandosi attorno ai 70 dollari (dati Reuters e CNBC).

Per i consumatori e per chi guarda all’inflazione è probabilmente una buona notizia. Per Piazza Affari, però, l’effetto è più ambiguo di quanto sembri. Il motivo è semplice: due dei comparti che hanno spinto il FTSE MIB verso i massimi pluridecennali del 2026 — la difesa e l’energia — sono anche i più esposti a uno scenario di distensione geopolitica e di greggio debole. Ed è esattamente lì che ieri si sono concentrate le vendite.

Non è quindi tanto un mercato in fuga dal rischio, quanto un mercato che sta ruotando via dai propri titoli vincenti. Una differenza che conta, perché racconta una Borsa che resta strutturalmente solida ma che fatica a trovare una nuova guida.

Milano resta sotto quota 52mila: a pesare sono difesa ed energia

Nella seduta di mercoledì 24 giugno il FTSE MIB ha ceduto lo 0,74% chiudendo a 51.639 punti, dopo essersi mosso in una forbice tra 51.485 e 52.062 punti (fonte Soldionline). L’indice principale resta così bloccato poco sotto la soglia psicologica dei 52mila, che negli ultimi giorni si è rivelata un tetto più ostico del previsto. Segno meno anche per il FTSE Italia All Share (-0,71%), il Mid Cap (-0,35%) e lo Star (-0,43%), con scambi in calo a 3,75 miliardi di euro.

A guidare i ribassi è stata la difesa. Leonardo ha lasciato sul terreno il 4,76% a 48,03 euro, peggior titolo del paniere principale, mentre AVIO è arretrata del 3,69% a 30,5 euro dopo aver toccato cali anche più marcati in giornata. È plausibile che si tratti in buona parte di prese di beneficio fisiologiche su un comparto che nel 2026 ha corso tantissimo: quando la prospettiva di un cessate il fuoco diventa concreta, i titoli legati alla spesa militare tendono storicamente a rifiatare. Sul fronte energia, ENI ha perso l’1,19% a 21,245 euro seguendo il greggio, mentre Saipem ha vissuto una seduta nervosa (in chiusura attorno alla parità) dopo aver annunciato la cessione dell’intera quota nella controllata saudita Saudi Arabian Saipem per 285 milioni di dollari.

In controtendenza, qualche spunto interessante. Poste Italiane è salita di oltre il 2% dopo che Barclays ha alzato il target price da 21,6 a 35,2 euro, migliorando il giudizio a “Overweight” (fonte Soldionline). E soprattutto STMicroelectronics ha provato a rimbalzare (+1,3% circa) dopo la pesante correzione dei giorni precedenti: un dettaglio che, alla luce di quanto accaduto nella notte, potrebbe non essere casuale.

Wall Street a due velocità, ma la vera notizia arriva dopo la campana

Oltreoceano la seduta di mercoledì è stata tutt’altro che lineare. Il Dow Jones ha guadagnato lo 0,35% a 51.848,90 punti, sostenuto dalla rotazione verso i titoli più tradizionali, mentre lo S&P 500 ha limato lo 0,10% a 7.358,22 e il Nasdaq Composite ha ceduto lo 0,43% a quota 25.476, frenato ancora dal comparto tecnologico (dati CNBC e TheStreet). Il settore tech è stato il peggiore della giornata con un calo di oltre il 3,6%, in scia a una settimana già difficile per i semiconduttori. Da segnalare anche il calo dei rendimenti dei Treasury, con il decennale americano sceso sotto il 4,5%, mosso proprio dal ribasso del petrolio.

Ma la notizia destinata a pesare di più sulla giornata di oggi è arrivata a mercati chiusi. Micron, colosso delle memorie e termometro della domanda legata all’intelligenza artificiale, ha pubblicato una trimestrale che ha probabilmente sorpreso anche gli ottimisti: ricavi per circa 41,5 miliardi di dollari contro i 35,7 attesi, utile per azione a 25,11 dollari contro stime intorno ai 20,5 e — soprattutto — una guidance sul trimestre in corso da circa 50 miliardi di ricavi, ben oltre il consenso (dati Investing.com e CNBC). Il titolo ha reagito con un balzo di oltre il 13% nelle contrattazioni after-hours.

Il segnale è importante e va oltre la singola azienda: se la domanda di memorie per l’AI è davvero così robusta, è plausibile che il violento storno sui chip delle ultime sedute fosse più un riassestamento delle aspettative che un cambio di scenario. E qui torna in gioco STMicroelectronics, che a Milano potrebbe raccogliere parte di questo rinnovato ottimismo, fungendo da possibile contrappeso alle vendite su difesa ed energia.

L’incognita che muove tutto: oggi tocca all’inflazione PCE

Il vero spartiacque della giornata, però, non è un titolo ma un dato macro. Oggi, giovedì 25 giugno, è in calendario la lettura dell’indice dei prezzi PCE di maggio, la misura di inflazione preferita dalla Federal Reserve. Le attese parlano di una componente headline in rialzo, anche perché gli effetti dei mesi di greggio elevato non si esauriscono in poche settimane (fonte Kiplinger, Investing.com).

Il contesto rende il dato ancora più delicato. La Fed guidata da Kevin Warsh ha mantenuto i tassi fermi, ha sorprendentemente abbandonato la forward guidance e ha lasciato sul tavolo persino l’ipotesi — insolita di questi tempi — di un possibile rialzo nel 2026. Il mercato obbligazionario lo ha recepito, con il biennale americano salito di recente sui massimi da inizio 2025. In altre parole: un PCE più caldo del previsto rischierebbe di rafforzare le scommesse sui tassi alti più a lungo, raffreddando l’entusiasmo che la trimestrale di Micron sta cercando di alimentare. Un dato sotto le attese, al contrario, potrebbe dare ossigeno a chip e tecnologici.

Sul fronte domestico, lo spread BTP-Bund resta poco sopra i 70 punti base con il rendimento del decennale italiano attorno al 3,6%, mentre l’euro è tornato in area 1,135 dollari (dati Soldionline). Quadro nel complesso ordinato, che lascia agli investitori la libertà di concentrarsi sui temi di mercato più che sul rischio Paese.

Cosa aspettarsi dalla seduta di oggi

La giornata si apre con una probabile tensione tra due forze opposte. Da un lato, la spinta positiva che arriva dai semiconduttori dopo i conti di Micron, che potrebbe favorire STMicroelectronics e il comparto tech europeo. Dall’altro, la zavorra su difesa ed energia legata al petrolio debole e alla distensione geopolitica, che continua a togliere brillantezza ai titoli-simbolo del rally italiano.

In mezzo, l’appuntamento con il PCE americano, che con ogni probabilità detterà il tono della seconda parte di seduta e potrebbe amplificare i movimenti in una direzione o nell’altra. È plausibile che, fino a quel dato, Piazza Affari si muova con prudenza attorno alla soglia dei 52mila punti, in attesa di capire se sarà la rotazione sui chip o la cautela sui tassi a prendere il sopravvento.

Da monitorare, oltre a STM, Leonardo e AVIO (per capire se le vendite sulla difesa proseguono o si esauriscono), anche ENI e gli altri petroliferi, particolarmente sensibili a ogni ulteriore movimento del greggio.


Questo articolo ha finalità esclusivamente informative e non costituisce in alcun modo consulenza finanziaria né sollecitazione al pubblico risparmio. I dati riportati, raccolti da fonti ritenute attendibili (tra cui Reuters, CNBC, Investing.com, Soldionline, Teleborsa, Kiplinger), possono contenere imprecisioni o essere soggetti a variazioni. Prima di qualsiasi decisione di investimento si raccomanda di valutare attentamente la propria situazione e, se necessario, di rivolgersi a un consulente abilitato.