Piazza Affari recupera parte del terreno perso nella vigilia e torna in area 52.300 punti, sostenuta dal rimbalzo di STMicroelectronics e dei bancari. Eppure la notizia che forse conta di più non è nei listini azionari: nonostante il secondo giorno di attacchi statunitensi e la quasi paralisi dello Stretto di Hormuz, il greggio si muove in modo sorprendentemente ordinato. Un dettaglio che, con ogni probabilità, dice sul sentiment degli investitori più di quanto non facciano i numeri di Milano.

Un rimbalzo che arriva nel momento meno prevedibile

Nel primo pomeriggio del 9 luglio il FTSE MIB si muove in progresso di poco inferiore all’uno per cento, riportandosi in area 52.300 punti dopo la seduta di realizzi della vigilia, che aveva riportato l’indice sotto la soglia psicologica dei 52mila punti. Il recupero appare piuttosto solido nella misura in cui matura in una giornata tutt’altro che serena sul piano geopolitico: come riferito da ANSA e da QuiFinanza, l’esercito statunitense avrebbe colpito nella notte circa novanta obiettivi militari in Iran, in quella che Washington descrive come un’operazione mirata a ridurre la capacità di Teheran di minacciare le navi mercantili.

Il quadro europeo resta disomogeneo e questo, probabilmente, invita alla prudenza prima di parlare di ritrovato ottimismo generalizzato. Francoforte e Parigi accompagnano Milano in territorio positivo, mentre Londra si muove in controtendenza, appesantita dalla componente energetica e dai titoli più esposti al ciclo delle materie prime. È un rimbalzo, insomma, che sembra più selettivo che euforico, guidato da settori ben precisi piuttosto che da un’ondata di acquisti indiscriminata.

STMicroelectronics riporta in alto i semiconduttori

Il vero motore della giornata milanese è STMicroelectronics. Il titolo del gruppo dei semiconduttori avanza di oltre tre punti percentuali, riportandosi sopra quota 60 euro dopo il sell-off che nella vigilia aveva colpito l’intero comparto tecnologico. Trattandosi di uno dei pesi massimi del listino, il suo recupero contribuisce in misura rilevante alla performance complessiva dell’indice, come segnalano sia ANSA sia SoldiOnline.

Vale la pena ricordare che le quotazioni intraday del titolo sul mercato domestico tendono a essere più volatili rispetto al riferimento parigino, dove STM è anch’essa quotata: è verosimile che il dato preciso oscilli nel corso della seduta, ma la direzione appare chiara. Accanto a STM si mette in luce anche Prysmian, in rialzo di oltre due punti, confermandosi tra i titoli più tonici sui cavi per energia e telecomunicazioni. Il messaggio implicito è che gli investitori, almeno per oggi, sembrano disposti a tornare sul comparto tech dopo averlo penalizzato solo ventiquattro ore prima.

Le banche accompagnano, gli industriali frenano

Il comparto bancario, uno dei più rappresentati a Piazza Affari, offre un contributo importante al recupero. Secondo le rilevazioni riportate da QuiFinanza e ANSA, avanzano Mediobanca, FinecoBank, Banca Monte dei Paschi di Siena, Intesa Sanpaolo e UniCredit, la maggior parte in progresso attorno all’uno per cento. Il settore resta al centro dell’attenzione anche per il consolidamento in corso nel sistema creditizio italiano, un tema che con ogni probabilità continuerà a orientare i flussi nelle prossime settimane.

Non tutto il listino, però, partecipa alla festa, e questo conferma la natura selettiva della seduta. Avio cede terreno, penalizzata dall’annuncio di un aumento di capitale a servizio di piani di incentivazione e dall’operazione riservata ad Advent International, che comporta un effetto diluitivo sugli azionisti esistenti. In flessione anche Saipem, Eni e Ferrari, mentre Leonardo si muove poco distante dalla parità. La divergenza tra titoli industriali ed energetici, da un lato, e tech e finanza dall’altro, sembra la fotografia più fedele di un mercato che sta ruotando i portafogli più che cambiare umore.

Il segnale che passa in secondo piano: il petrolio resta calmo

Qui si trova, forse, la chiave di lettura più utile della giornata. In una logica lineare, un secondo giorno di raid statunitensi e una situazione di traffico quasi azzerato nello Stretto di Hormuz avrebbero dovuto far volare le quotazioni dell’energia. È accaduto il contrario. Come documentato da SoldiOnline, il Brent si muove poco sotto i 78 dollari al barile in leggero ribasso, mentre il WTI resta in area 73 dollari, entrambi sotto i massimi toccati nella vigilia. Anche il gas europeo arretra, con i future sul TTF di Amsterdam intorno ai 49 euro per megawattora.

La spiegazione più plausibile è duplice. Da un lato, gli analisti, tra cui quelli di Deutsche Bank citati da Investing.com, osservano che i prezzi sono tornati sui livelli precedenti al conflitto anche se lo Stretto vede ancora solo una frazione del traffico abituale, segno che il mercato considera il rischio in larga parte già scontato. Dall’altro, la prospettiva di un aumento dell’offerta concordato in ambito OPEC+ a partire da agosto agisce da contrappeso. Il risultato è un mercato energetico che sembra essersi in parte assuefatto all’escalation: una condizione che, se dovesse consolidarsi, alleggerirebbe i timori di una nuova ondata di inflazione da shock energetico e toglierebbe pressione alle banche centrali. È bene però non abbassare la guardia, perché qualsiasi incidente serio lungo la rotta potrebbe riportare la volatilità sui mercati nel giro di poche ore.

Spread in calo, BTP in recupero e euro in leggero rialzo

Il clima più disteso si riflette anche sul reddito fisso. Lo spread tra BTP e Bund si muove in area 80 punti base, in calo rispetto alla chiusura tesa della vigilia, mentre il rendimento del decennale italiano scende verso il 3,86%, secondo le rilevazioni riportate da SoldiOnline. È un movimento coerente con il recupero dei titoli di Stato e con il ritorno di appetito per gli asset percepiti come meno rischiosi, oro compreso. Sul fronte valutario l’euro guadagna leggermente terreno sul dollaro, scambiando in area 1,143, in una fase in cui il biglietto verde resta indebolito dopo la pubblicazione dei verbali della Federal Reserve.

Wall Street parte cauta, i riflettori si spostano già su domani

Con l’apertura di Wall Street, avvenuta da poco, i principali indici americani si muovono in territorio moderatamente positivo, con il comparto tecnologico che sembra guidare i rialzi, in linea con il rimbalzo dei semiconduttori visto in Europa. Si tratta però di valori del tutto iniziali, ancora poco significativi: la seduta statunitense entrerà nel vivo solo nelle prossime ore ed è prudente non attribuire troppo peso ai primi scambi.

L’attenzione degli operatori, in realtà, sembra già proiettata oltre. I verbali dell’ultima riunione della Federal Reserve, relativi al meeting di giugno presieduto per la prima volta da Kevin Warsh, hanno mostrato un comitato diviso sulla direzione dei tassi, pur avendo lasciato il costo del denaro invariato nell’intervallo compreso tra il 3,5% e il 3,75%. In questo contesto, il dato più atteso è quello sull’occupazione statunitense in uscita domani: un mercato del lavoro più solido delle attese potrebbe raffreddare le speranze di nuovi tagli, mentre una lettura più debole riaprirebbe il dibattito su una politica monetaria più accomodante. È verosimile che proprio quel numero, più delle notizie provenienti dal Golfo Persico, indirizzi il tono dei mercati nella seconda parte della settimana.

Nel complesso, la giornata di Piazza Affari racconta di un mercato che ha imparato a convivere con il rischio geopolitico e che sembra oggi più preoccupato dalle prossime mosse delle banche centrali che dalle tensioni in Medio Oriente. Un equilibrio, va detto, che resta fragile e che potrebbe cambiare rapidamente.


Il presente articolo ha finalità puramente informative e non costituisce in alcun modo consulenza finanziaria né sollecitazione all’investimento. I dati riportati sono rilevazioni intraday soggette a continuo aggiornamento e possono differire dai valori di chiusura. Ogni decisione di investimento resta di esclusiva responsabilità del lettore.