Piazza Affari archivia il primo semestre da regina d’Europa, con un progresso vicino al 14% e i massimi dal 2000. In avvio dell’ultima seduta il FTSE MIB sale dello 0,47% a quota 51.403 punti, in un’Europa intonata e sulla scia del deciso rimbalzo di Wall Street. Ma sotto la superficie del dato record si muovono già le crepe: il ridimensionamento della difesa, il nervosismo di fondo sul tech e un calendario fittissimo, dai colloqui USA-Iran a Doha al forum BCE di Sintra, fino al debutto internazionale del nuovo presidente della Fed. La sensazione è che le prossime sedute conteranno più dei numeri appena messi a referto.

Un semestre da incorniciare, ma l’ultima settimana racconta un’altra storia

Il FTSE MIB si presenta all’ultima seduta del semestre con un bilancio che pochi avrebbero scommesso a inizio anno: un rialzo intorno al 14% da gennaio, che con ogni probabilità lo consegna alla storia recente come il miglior listino tra le grandi piazze europee, sui livelli più alti dal 2000. Stamattina l’indice apre in territorio positivo, in area 51.400 punti (+0,47% nei primi scambi), in compagnia di un’Europa ben intonata: Francoforte è la più brillante con il DAX in rialzo di oltre lo 0,7%, mentre Parigi e Zurigo avanzano più caute e Londra resta sostanzialmente piatta. Il motore del semestre, come ricorda anche l’analisi di borse.it sui titoli del mese, è stato quasi interamente domestico: l’improvvisa accelerazione del risiko bancario ha trasformato il comparto finanziario nel vero traino di Milano.

Eppure, proprio nel finale, il quadro si è fatto più ambiguo. Nell’ultima settimana piena il FTSE MIB è stato, secondo Il Sole 24 Ore Radiocor, il peggiore d’Europa con un calo vicino al 3%, appesantito dal brusco ridimensionamento dei titoli della difesa e dal contagio della debolezza tecnologica arrivata da Wall Street. La lettura più onesta, forse, è che il semestre record convive con un cambio di regime in corso: quei due fattori che per mesi hanno spinto il listino, cioè il premio geopolitico sulla difesa e l’ottimismo sui tassi, stanno entrambi venendo meno nello stesso momento.

La seduta di lunedì ha offerto un primo assaggio di rotazione. Stando ai dati riportati da Investing.com, Piazza Affari ha provato a rialzare la testa trainata dal recupero del tech (STM in evidenza con un progresso superiore al 3,7% e Technoprobe poco sotto il 3%) e dall’energia, con Saipem ed Eni in spolvero. Quest’ultima, in particolare, ha annunciato l’avvio del progetto Sabratha Compression in Libia, che dovrebbe aggiungere circa 800 milioni di metri cubi di gas all’anno e rafforzare la sicurezza degli approvvigionamenti verso l’Europa. In controtendenza le banche, in lieve presa di beneficio dopo la corsa, e alcuni casi specifici come Banca Ifis, penalizzata dalla revisione al ribasso della guidance.

Risiko bancario: la vera partita non è oggi, è il 16 luglio

Se c’è un tema che probabilmente continuerà a dettare il passo di Milano anche nella seconda metà dell’anno, è il consolidamento bancario. E il baricentro, oggi, è saldamente a Siena.

Il punto di svolta resta la doppia mossa del 7 giugno: la proposta di “fusione tra pari” lanciata da Banco BPM su Monte dei Paschi, pensata per dare vita al secondo polo bancario italiano (oltre 50 miliardi di capitalizzazione potenziale e circa 6 miliardi di utili a regime), e la contromossa quasi immediata di Intesa Sanpaolo, che ha messo sul tavolo un’Opas da 30,6 miliardi di euro. Lo schema disegnato da Ca’ de Sass, come ricostruito da Reuters e dalla stampa finanziaria, prevede di “spacchettare” il Monte: a Bper andrebbero il marchio MPS, gran parte dei dipendenti e circa 635 filiali, mentre Intesa tratterrebbe per sé Mediobanca, la quota del 13% in Generali e altre 600 filiali. Se l’operazione andasse in porto, Intesa diventerebbe verosimilmente la seconda banca dell’Eurozona per capitalizzazione, intorno ai 126 miliardi.

Nel frattempo MPS continua a costruire la propria casa. Il 22 giugno il consiglio ha approvato i progetti di scissione legati all’integrazione di Mediobanca, con perfezionamento atteso entro il quarto trimestre. Ma la data che gli operatori hanno cerchiato in rosso è un’altra: il 16 luglio, quando il board di Rocca Salimbeni tornerà a valutare nel dettaglio sia la proposta di Banco BPM sia l’Opas di Intesa. Da qui ad allora il mercato sconterà ogni indiscrezione, a partire da quelle, per ora non confermate, su un possibile ruolo di “cavaliere bianco” di Crédit Agricole a fianco di Banco BPM, con i francesi dati da alcuni rumors vicini al 29,9% del capitale della banca milanese, appena sotto la soglia che farebbe scattare l’obbligo di Opa.

La partita, è bene ricordarlo, non è solo finanziaria. In gioco ci sono il controllo del risparmio gestito, il rapporto tra banche e debito pubblico e la capacità del sistema italiano di reggere il confronto con i grandi gruppi europei. Tradotto: anche chi non possiede titoli bancari farebbe bene a seguire il dossier, perché probabilmente ne uscirà ridisegnata buona parte della finanza nazionale.

Petrolio ai minimi pre-guerra: la “tregua” di Hormuz tra sollievo e fragilità

Il secondo grande tema è il petrolio, e il segnale è netto: il greggio è tornato sostanzialmente ai livelli precedenti alla guerra di fine febbraio. Il Brent, secondo i dati di Trading Economics e Investing.com, oscilla in area 72-74 dollari al barile, mentre il WTI viaggia attorno ai 70, dopo aver toccato i minimi degli ultimi mesi. Un mondo di distanza dai picchi oltre i 120 dollari della scorsa primavera.

Dietro questo riprezzamento c’è l’allentamento delle tensioni nello Stretto di Hormuz, il corridoio da cui transita circa un quinto del greggio mondiale. L’intesa interinale tra Stati Uniti e Iran ha permesso una graduale ripresa dei transiti, con l’Arabia Saudita che ha ripreso a caricare le petroliere a Ras Tanura e le esportazioni del Golfo Persico risalite, secondo Trading Economics, verso il 75% dei livelli pre-conflitto.

Qui, però, serve cautela, ed è la parte che molti commentatori tendono a sottovalutare. La tregua appare ancora fragile: nel fine settimana si sono registrati nuovi attacchi incrociati, centinaia di navi restano bloccate nel Golfo e gli armatori si muovono con prudenza. Proprio oggi, martedì, sono attesi a Doha nuovi colloqui tra funzionari statunitensi e iraniani sullo Stretto: un appuntamento che potrebbe spostare il sentiment in una direzione o nell’altra. Société Générale, in una nota citata dai media internazionali, ha osservato che il ritorno alla normalità sarà probabilmente “graduale e non immediato”, anche per i vincoli logistici come lo sminamento delle rotte. La parte a lunga scadenza della curva del Brent, non a caso, resta circa 10 dollari sopra i livelli pre-guerra.

Per Piazza Affari questo significa due cose, di segno opposto. Da un lato il calo del greggio raffredda i timori inflazionistici e dà ossigeno ai consumi. Dall’altro, lo stesso “dividendo di pace” ha sgonfiato il premio di rischio che per mesi aveva sostenuto i titoli della difesa, da Leonardo a Avio, che restano oggi tra i più esposti a un’eventuale normalizzazione.

L’ombra dell’AI: il nervosismo del tech che arriva da oltreoceano

C’è poi un terzo filo, più sottile ma forse il più insidioso, che lega Milano a Wall Street: il ripensamento sulle valutazioni dell’intelligenza artificiale. Le ultime settimane hanno visto una serie di sedute pesanti per i semiconduttori americani, con il Nasdaq reduce da un filotto negativo e cali settimanali significativi (l’indice tecnologico ha lasciato sul terreno oltre il 4% in una sola settimana, secondo CNBC). A pesare, una combinazione di fattori: il timore sulla sostenibilità degli enormi investimenti in infrastrutture AI, le indiscrezioni su un possibile rinvio della quotazione di OpenAI e una guidance prudente arrivata da alcuni protagonisti del settore.

Il finale di mese, però, sembra raccontare il classico ritorno dei “compratori sui ribassi”. La seduta di lunedì a New York si è chiusa con un rimbalzo deciso, guidato proprio dal tech: il Nasdaq 100 ha recuperato oltre il 2%, l’S&P 500 ha guadagnato circa l’1,2% e il Dow Jones ha avanzato di mezzo punto. È principalmente questo recupero, unito al clima più disteso sul fronte geopolitico, a sostenere l’avvio positivo delle borse europee di stamattina, dopo una seduta asiatica anch’essa intonata (Shanghai e Tokyo in lieve progresso).

Il punto, per noi, è che questo nervosismo non è scomparso, si è solo preso una pausa. La componente tech del FTSE MIB, da STMicroelectronics a Technoprobe, tende a muoversi in scia ai chip globali, come si è visto sia nei ribassi delle settimane scorse sia nel rimbalzo di lunedì. La domanda che probabilmente accompagnerà l’estate è semplice da porre e difficile da risolvere: la spesa per l’AI è un investimento destinato a ripagarsi, o il mercato sta iniziando a chiedere conto dei ritorni? Da come verrà data questa risposta dipenderà una fetta non piccola dei prossimi movimenti di Milano.

Sintra e il debutto di Warsh: il vero spartiacque della settimana

Sopra tutto, però, c’è la politica monetaria. E questa settimana il palcoscenico è quello del forum della BCE a Sintra, in corso da lunedì fino al primo luglio, con tema “Shaping Europe’s future: innovation, growth and stability”.

Ad aprire i lavori è stata Christine Lagarde, che ha pronunciato parole che potrebbero rivelarsi più importanti di quanto sembri. La presidente della BCE ha dichiarato la fine di un’era, quella degli strumenti non convenzionali, sostenendo che la politica monetaria è tornata “alle basi” e può di nuovo affidarsi ai tassi come strumento principale. Un messaggio che, letto in controluce, segnala un atteggiamento meno accomodante. Del resto Francoforte ha alzato i tassi a giugno (con il tasso sui depositi al 2,25%) e alcuni esponenti del board, come Isabel Schnabel, non escludono ulteriori rialzi per riportare l’inflazione al 2%.

Il vero market mover, tuttavia, potrebbe arrivare domani, mercoledì, con il panel che vedrà sul palco insieme Lagarde, il governatore della Bank of England Bailey, quello della Bank of Canada Macklem e, soprattutto, il nuovo presidente della Federal Reserve Kevin Warsh, al suo debutto internazionale nel ruolo. I mercati, com’è prevedibile, peseranno ogni parola di Warsh per cogliere indizi sulla traiettoria della Fed, in un contesto in cui il comitato americano appare spaccato sull’opportunità di alzare ancora i tassi entro fine anno. Qualunque accenno a una divergenza tra Stati Uniti ed Europa avrebbe effetti immediati su cambio euro-dollaro e obbligazionario.

A proposito di bond, il termometro italiano resta tranquillo: lo spread BTP-Bund viaggia in area 73-74 punti base, con il rendimento del decennale intorno al 3,59% (dati Il Sole 24 Ore Radiocor e ANSA), non lontano dai minimi pluriennali. Un livello che racconta, almeno per ora, una fiducia degli investitori sul debito italiano che il risiko bancario e la solidità del primo semestre sembrano aver contribuito a consolidare.

I prossimi catalizzatori da tenere d’occhio

Riassumendo, la settimana che porta alla chiusura del semestre è probabilmente più densa di quella appena conclusa. I quattro appuntamenti che, a nostro avviso, faranno la differenza sono:

  • Oggi, i colloqui USA-Iran a Doha sullo Stretto di Hormuz, decisivi per la tenuta della tregua e per la direzione del petrolio.
  • Domani, il panel di Sintra con il debutto di Warsh: il potenziale evento più capace di muovere i mercati di tutta la settimana.
  • Giovedì, il report sull’occupazione USA di giugno, anticipato per via della settimana accorciata dalla festività del 4 luglio. Dopo il dato di maggio sorprendentemente robusto (+172 mila posti), una nuova lettura forte rafforzerebbe l’ipotesi di tassi “più alti più a lungo”.
  • 16 luglio, il consiglio di MPS sui dossier Banco BPM e Intesa: la tappa che probabilmente deciderà la geografia del risiko bancario.

In mezzo, l’incognita permanente del tech e dell’AI, pronta a riaccendere la volatilità a ogni seduta. Il semestre, insomma, si chiude con i numeri dalla parte di Milano. Ma la seconda metà dell’anno, con ogni probabilità, si giocherà su un terreno diverso, fatto più di banchieri centrali e di geopolitica che di record da celebrare.


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