Questa mattina le borse europee aprono con un tono diverso rispetto ai giorni scorsi. Dopo i ribassi della vigilia, i futures europei si muovono verso un avvio in cauto rialzo, complice un parziale raffreddamento delle materie prime energetiche. Non è necessariamente l’inizio di qualcosa di strutturale — probabilmente è più un rimbalzo tecnico dopo una settimana pesante — ma ci sono alcune cose che vale la pena guardare con attenzione, perché raccontano qualcosa di più del semplice movimento intraday.
Il rimbalzo: credibile o illusorio?
La domanda che si stanno facendo molti operatori in queste ore è quella giusta. Secondo diversi analisti, più che l’inizio di una nuova fase rialzista strutturale, quello che stiamo vedendo sembra un rimbalzo credibile ma fragile, che avrà bisogno di essere confermato dai dati macro e dall’evoluzione geopolitica nelle prossime settimane.
La struttura tecnica dei principali indici europei è probabilmente quella che descrive meglio la situazione. Il FTSE MIB, dopo aver aperto in forte gap down lunedì a 42.883 punti, era risalito fino a 45.406 per poi cedere nuovamente, chiudendo la settimana scorsa sotto il bordo inferiore del canale rialzista a 44.316 punti. Il livello chiave da superare per rientrare in zona positiva sarebbe intorno ai 44.700 punti. Siamo lì, in sostanza, su uno spartiacque.
Il giudizio di Fitch arrivato venerdì scorso a mercati chiusi — che ha confermato il rating BBB+ con outlook stabile sull’Italia — potrebbe dare una mano al listino milanese, con scenari che puntano a un possibile ritorno sopra i 45.000 punti.

Il dossier italiano: una storia che forse non segui abbastanza
C’è una dinamica sul debito sovrano italiano che probabilmente merita più attenzione di quanta ne stia ricevendo, soprattutto per chi guarda ai mercati obbligazionari.
Fitch ha confermato il rating BBB+ sull’Italia con outlook stabile il 13 marzo, sottolineando che il giudizio è sostenuto da un’economia ampia, diversificata e ad alto valore aggiunto, nonché dai benefici dell’appartenenza all’Unione europea. I punti di forza sono però controbilanciati da un debito pubblico molto elevato e da prospettive di crescita a medio termine limitate.
Il quadro dei rating italiani è oggi, tutto sommato, tra i più solidi degli ultimi anni. Moody’s assegna all’Italia Baa2 con outlook stabile, S&P BBB+ con outlook positivo, Fitch BBB+ con outlook stabile, DBRS A(low) con trend stabile e Scope BBB+ con outlook stabile. Non è un dettaglio: significa che l’Italia si trova oggi con una valutazione mediamente migliore di quella della Francia su alcune scale — una cosa impensabile fino a pochi anni fa.
Il principale punto critico rimane il debito pubblico, tra i più alti al mondo in rapporto al PIL, intorno al 137%. La buona notizia è che Fitch si aspetta che inizi a scendere a partire dal 2027 — non una svolta epocale, ma un segnale nella direzione giusta.
Detto questo, lo spread BTP-Bund resta probabilmente il termometro più leggibile per chi vuole capire come il mercato stia davvero valutando il rischio Italia in tempo reale. C’è però chi avverte che uno spread intorno ai 70 punti base “non è giustificato dai fondamentali — crescita potenziale debole, margini fiscali limitati, rischio geopolitico non trascurabile”. Eppure i flussi istituzionali continuano a sostenere la domanda di BTP, e alcuni gestori vedono possibile un ulteriore restringimento verso area 50 nel corso del 2026. Due letture opposte dello stesso numero.
La Cina in silenzio: una variabile che pesa
Tra le notizie che passano più sottotraccia c’è il comportamento della banca centrale cinese, che questa settimana ha fatto esattamente quello che fa ormai da mesi: niente.
A marzo la People’s Bank of China ha confermato i tassi di riferimento invariati ai minimi storici per il decimo mese consecutivo. Il tasso sui prestiti a un anno resta al 3,0%, quello a cinque anni al 3,5%. La decisione, in linea con le attese, segnala la preferenza di Pechino per la stabilità rispetto a misure di stimolo più aggressive, in un contesto internazionale complicato. Il target di crescita 2026 è stato fissato al 4,5%-5%, ai minimi dal 1991.
Il punto interessante non è tanto cosa ha fatto la PBoC, ma cosa non ha fatto: nessuno stimolo, nessun taglio, nessun segnale di accelerazione. Per i mercati europei — e in particolare per i settori legati all’export, come il lusso e l’automotive — la domanda cinese resta probabilmente una delle variabili più importanti del secondo semestre 2026. Una Cina che cresce al 4,5% invece che al 5,5% è una Cina che compra meno Maserati, meno abiti Moncler, meno macchinari tedeschi.
Il macro europeo: notizie in chiaroscuro
Il quadro macro dell’Eurozona di queste settimane è probabilmente meno uniforme di quanto i movimenti degli indici lascino intendere.
A gennaio il tasso di disoccupazione dell’Eurozona è sceso al 6,1% rispetto al 6,2% di dicembre 2025 e al 6,3% di gennaio 2025 — il livello più basso da anni, con circa 10,7 milioni di disoccupati nell’area euro. Il Un dato positivo, che suggerisce che il mercato del lavoro regge meglio di quello che i titoli di giornale potrebbero far pensare.
Sul fronte della crescita tedesca la situazione è invece più complicata. Le esportazioni della Germania sono calate del 2,3% a gennaio, con le spedizioni verso i paesi dell’Eurozona in calo del 5,7%. In controtendenza solo le esportazioni verso gli USA, balzate dell’11,7% — un dato che probabilmente dice qualcosa sia sulla forza relativa dell’economia americana sia sull’urgenza di molte aziende tedesche di anticipare possibili rialzi tariffari.
Per i settori europei, secondo Morningstar più della metà dei comparti offrono ancora potenziale di rialzo interessante. Il settore telecom è passato dall’essere tra i più costosi a quello più conveniente in Europa, mentre i finanziari restano il comparto più caro, dopo il forte rialzo del 2025. Francia, Spagna e Germania potrebbero diventare teatro di operazioni di consolidamento nei prossimi mesi.
Cosa guardare oggi e nelle prossime settimane
Questa è l’ultima seduta della settimana, e probabilmente non porterà grandissimi spunti direzionali. Quello che potrebbe muovere i mercati europei nelle prossime settimane è invece un mix di fattori abbastanza preciso: la tenuta del mercato del lavoro USA nei prossimi dati, l’evoluzione della domanda cinese nel secondo trimestre, e — tema spesso ignorato — le prossime scadenze di rating sul debito sovrano europeo.
Per chi guarda a Piazza Affari, il consenso degli analisti vede ancora rendimenti positivi per i mercati azionari nel 2026, anche se le performance degli ultimi anni difficilmente saranno replicabili. Il fattore determinante, secondo Bank of America, sarà la crescita degli utili, con un EPS atteso in aumento del 14%. Un numero che dipende però in larga misura da come andrà la domanda globale — che al momento resta, diciamolo chiaramente, abbastanza incerta.
Il rimbalzo di questa mattina è probabilmente reale. Se diventerà qualcosa di più lo dirà il prossimo mese.