Piazza Affari prosegue in area 52.800 punti, sostenuta ancora una volta dalla difesa e dall’industria. Oltreoceano i futures raccontano però una storia diversa: il Nasdaq corre, il Dow resta al palo. E domani un ingresso “meccanico” nel Nasdaq-100 potrebbe spostare miliardi di dollari senza che nessun gestore lo abbia deciso.

Milano regge vicino ai record, la difesa fa da traino

Nel primo pomeriggio il FTSE MIB si muove in territorio positivo, in area 52.800 punti con un progresso attorno allo 0,7%, non lontano dai massimi storici toccati nelle settimane scorse. È verosimilmente la terza seduta consecutiva di guadagni, e Milano si conferma probabilmente il listino più tonico del Vecchio Continente, con il DAX di Francoforte anch’esso in rialzo di circa lo 0,8% e lo Stoxx 600 poco sopra i 653 punti.

Il motore, ancora una volta, sembra essere il comparto della difesa e dell’industria pesante. La protagonista assoluta di giornata è Fincantieri, che secondo i dati riportati da Soldionline arriva a guadagnare oltre l’11% nelle prime ore di contrattazione. Alla base del balzo c’è l’annuncio di un piano di investimenti da circa 600 milioni di euro destinato all’acquisizione di quattro società attive nel settore subacqueo (Next Geosolutions, WSense, Graal Tech e Defcomm). L’obiettivo dichiarato è costruire un campione globale nell’underwater, un’area che unisce difesa navale, esplorazione marina e tecnologie a elevato contenuto strategico. Il mercato sembra leggere l’operazione come un rafforzamento del posizionamento del gruppo nei settori a maggiore valore aggiunto, più che come un semplice ampliamento del perimetro.

Bene anche gli altri nomi del settore, con Leonardo e Avio che accompagnano il movimento. Il tema, del resto, non è nuovo: il riposizionamento europeo sulla spesa per la difesa continua a fornire un sostegno di fondo a Piazza Affari, dove la componente industriale pesa più che in altri listini.

Titoli sotto la lente: Saipem, Ferrari e il risiko delle banche

Fuori dal perimetro della difesa, l’attenzione resta alta su alcuni titoli specifici.

Saipem prosegue la fase favorevole: la società ha da poco incassato il via libera antitrust in Brasile per la fusione con Subsea 7 e, secondo quanto riportato da Milano Finanza, di recente si è aggiudicata anche un contratto infrastrutturale in Romania per circa 700 milioni di euro complessivi, di cui una quota di 245 milioni di competenza del gruppo. BNP Paribas, riporta la stessa fonte, ha ripristinato la copertura con giudizio “outperform” e prezzo obiettivo a 5,3 euro. Elementi che, presi insieme, contribuiscono probabilmente a spiegare la buona intonazione del titolo.

Su Ferrari gli acquisti sembrano legati alla presentazione di un nuovo modello in edizione limitata dedicato ai collezionisti, con motore dodici cilindri e cambio manuale. Un’operazione di immagine che il mercato pare aver apprezzato, con il titolo in progresso di oltre due punti percentuali secondo i dati di Investing.

Sul fronte bancario resta sullo sfondo il cosiddetto risiko. Riflettori in particolare su Banco BPM: secondo indiscrezioni riportate da Investing, Crédit Agricole si starebbe avvicinando alla soglia del 30% del capitale, mossa che in teoria potrebbe preludere al lancio di un’offerta sull’intero istituto. Va detto con chiarezza: si tratta al momento di scenari e ipotesi, non di operazioni annunciate, e vanno maneggiati con la dovuta prudenza.

Discorso a parte per STMicroelectronics. In apertura il titolo era indicato in area debole da alcune fonti, ma nel corso della mattinata sembra aver recuperato, con la quotazione sul listino di Parigi che nel primo pomeriggio si attesta attorno ai 62,7 euro, in progresso di circa un punto e mezzo secondo i dati de Il Sole 24 Ore. Il possibile traino, in questo caso, arriva probabilmente da oltreoceano, dove il comparto dei semiconduttori mostra segnali di ripresa (ne parliamo qui sotto). Sul titolo restano peraltro numerose revisioni al rialzo dei target price da parte delle principali case d’investimento, a testimonianza di aspettative ancora elevate sul fronte dei chip per data center e intelligenza artificiale.

Futures americani: il Nasdaq corre, il Dow resta fermo

A poche ore dall’apertura di Wall Street, che riapre oggi dopo la chiusura di venerdì per la festività dell’Independence Day, i futures statunitensi raccontano una fotografia interessante e forse più sfumata di quanto sembri.

Secondo i dati di CNBC, il future sul Nasdaq-100 avanza di circa l’1,1%, quello sull’S&P 500 dello 0,4% circa, mentre il future sul Dow Jones viaggia sostanzialmente attorno alla parità. In altre parole, la spinta arriva quasi tutta dalla tecnologia, mentre gli indici più legati all’economia tradizionale restano al palo. Il Dow, va ricordato, ha chiuso la scorsa settimana su nuovi massimi storici e resta a poca distanza dalla soglia psicologica dei 53.000 punti mai raggiunta prima.

Il vero protagonista del pre-mercato sembra essere il comparto dei semiconduttori, reduce da una fase di debolezza. Sempre secondo CNBC, i titoli del settore mostrano rialzi diffusi: Lam Research, Applied Materials e KLA salgono di circa quattro punti percentuali dopo che Morgan Stanley ne ha alzato i prezzi obiettivo, mentre ASML avanza di circa il 4% grazie a un netto rialzo del target da parte di Bernstein. In premarket si muovono bene anche Western Digital, Teradyne, Marvell e Oracle. Un contesto che, con ogni probabilità, sta fornendo un sostegno anche ai nomi europei del settore, STM inclusa.

Tra i movimenti che meritano attenzione, TheStreet e CNBC segnalano un balzo di oltre il 16% in premarket per TeraWulf, dopo la firma di un accordo ventennale con Anthropic per l’utilizzo di un data center in Kentucky, per una capacità di circa 400 megawatt e ricavi stimati superiori ai 19 miliardi di dollari nell’arco dell’intero contratto. Un’operazione che si inserisce nel filone, ormai ricorrente, degli accordi legati alla potenza di calcolo per l’intelligenza artificiale.

Il caso SpaceX: l’ingresso nel Nasdaq-100 e i miliardi di acquisti “obbligati”

C’è un appuntamento che rischia di passare sotto traccia rispetto ai dati macro, ma che potrebbe rivelarsi il catalizzatore più concreto delle prossime due sedute: l’ingresso di SpaceX (ticker SPCX) nel Nasdaq-100, che secondo quanto annunciato da Nasdaq scatterà prima dell’apertura di domani, martedì 7 luglio, a poco più di venti giorni di distanza dalla quotazione record del 12 giugno.

Il punto interessante è di natura tecnica. L’inclusione nell’indice obbliga i fondi passivi e gli ETF che lo replicano ad acquistare il titolo, a prescindere da qualsiasi valutazione sui fondamentali. Le stime riportate da Seeking Alpha, The Motley Fool ed ETF.com parlano di circa 4,3 miliardi di dollari di acquisti dal solo QQQ e, considerando anche i fondi legati agli indici Russell, di una cifra che potrebbe arrivare fino a 27 miliardi. Il tutto, va sottolineato, su un titolo il cui flottante effettivo è stimato tra il 3% e il 5% del capitale: una domanda meccanica molto elevata a fronte di un’offerta ridotta.

Buona parte di questi acquisti dovrebbe concentrarsi proprio a ridosso dell’evento, tra oggi e domani. Attenzione però a non dare per scontato l’esito sul prezzo. Un’analisi storica pubblicata da Seeking Alpha ricorda che le nuove entrate nel Nasdaq-100 non hanno affatto un percorso garantito: nella maggioranza dei casi analizzati il titolo tende a perdere terreno nei primi giorni da membro dell’indice, con la domanda passiva che spesso “anticipa” i movimenti anziché sostenerli. In altre parole, il flusso di acquisti obbligati non si traduce automaticamente in un rialzo duraturo. A complicare il quadro, dal 6 agosto, in occasione della prima trimestrale, si aprirà probabilmente anche la prima finestra di vendita per gli insider, con una parte delle azioni vincolate che tornerà progressivamente sul mercato.

Per l’investitore italiano il tema non è così lontano come potrebbe sembrare. SpaceX compare già come sottostante in alcuni certificati distribuiti sul mercato domestico, accanto a nomi come Leonardo e la stessa STM, segno di un interesse crescente verso il settore spaziale anche a Piazza Affari.

Petrolio, spread e valute: il contesto di fondo

Sul fronte delle materie prime, il petrolio resta lontano dai picchi delle settimane più tese. Il Brent tratta in area 72-73 dollari al barile, dopo la decisione dell’Opec+ di aumentare la produzione da agosto e in un clima reso più disteso dall’allentamento delle tensioni tra Stati Uniti e Iran. UBS, secondo quanto riportato da Milano Finanza, ha di recente rivisto al ribasso le proprie stime, portando il prezzo medio atteso del Brent a 84 dollari per il 2026.

Sul valutario, l’euro-dollaro si mantiene poco sopra 1,145, mentre lo yen resta debolissimo, con il cambio dollaro-yen su livelli che diverse fonti indicano vicini ai minimi da decenni. Un elemento, quest’ultimo, da tenere d’occhio per le possibili ricadute sui flussi globali.

Capitolo spread. Il differenziale tra BTP e Bund decennali resta su livelli contenuti, in area 77-78 punti base, con il rendimento del decennale italiano attorno al 3,7%. È forse il dato meno raccontato di questa fase: mentre l’attenzione si concentra sui record dell’indice, la compressione dello spread verso i minimi degli ultimi anni descrive un miglioramento strutturale della percezione del rischio Italia che, verosimilmente, contribuisce a sostenere anche i corsi azionari.

Cosa aspettarsi da qui a fine giornata

Con Wall Street ancora chiusa nel momento in cui scriviamo, gran parte della seduta europea si giocherà probabilmente sull’intonazione dell’apertura americana e sulla tenuta del comparto tecnologico. Se la spinta dei semiconduttori dovesse confermarsi anche a mercati aperti, è plausibile che i titoli europei del settore, STM in testa, ne traggano beneficio nel finale.

Sul fronte interno, l’attenzione resterà concentrata sulla difesa e sulle evoluzioni del risiko bancario, due temi che continuano a fare la differenza a Piazza Affari. Nei prossimi giorni, poi, l’ingresso di SpaceX nel Nasdaq-100 e l’avvicinarsi della stagione delle trimestrali americane offriranno nuovi spunti. Come sempre, sarà utile distinguere tra i movimenti guidati da flussi tecnici e meccanici, come nel caso dell’inclusione negli indici, e quelli sostenuti da fattori realmente fondamentali.


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