Per tre anni chi investiva sui semiconduttori ha imparato una regola semplice: più capitale l’industria annunciava di voler spendere, più il titolo saliva. La capex era la prova provata che la domanda esisteva. Mercoledì sera Taiwan Semiconductor ha battuto le attese sugli utili, alzato la guidance e comunicato investimenti per 265 miliardi di dollari negli Stati Uniti, portando la spesa attesa per l’anno da 52-56 a 60-64 miliardi di dollari. Il settore, il giorno dopo, ha perso quasi il 4%.
Questo è il dato che conta di più stamattina, molto più dei numeri sugli indici. Il mercato ha invertito il segno davanti alla stessa notizia. La spesa per l’intelligenza artificiale ha smesso di essere letta come una promessa di ricavi futuri e ha cominciato a essere letta per quello che contabilmente è sempre stata: un costo che erode la cassa. Se la lettura è corretta, e verosimilmente lo scopriremo nelle prossime settimane di trimestrali, la rotazione che si vede in Asia stanotte non è un episodio di nervosismo estivo.
Cosa è successo nella notte asiatica
Le borse asiatiche hanno reagito con violenza. Alle 7:30 italiane il Nikkei 225 cedeva il 5,2%, il Kospi il 6,4%, Hong Kong e Shanghai il 2,3%, con SoftBank giù di circa l’8%, riporta Milano Finanza. I futures sul Nasdaq viaggiavano in calo dell’1,5%.
Il movimento arriva dopo una seduta americana già negativa: secondo Reuters il Dow Jones ha chiuso a 52.552,97 punti (-0,20%), l’S&P 500 a 7.533,77 (-0,51%) e il Nasdaq Composite a 25.881,95 (-1,47%). L’indice dei semiconduttori di Filadelfia ha lasciato sul terreno tra il 3,8% e il 4% a seconda della rilevazione, con Arm, Micron, Amd e Broadcom tutte in calo di oltre il 5%. In after hours Netflix ha perso circa il 9% dopo aver indicato la peggiore crescita attesa dei ricavi da tre anni.
Sul fronte europeo, giovedì Francoforte aveva ceduto lo 0,34% a 24.915 punti, Parigi lo 0,05% a 8.377 e Londra era andata in controtendenza con un +0,54% a 10.572.
Il dettaglio che quasi nessuno sta collegando
Nella stessa manciata di ore in cui il mercato puniva la capex americana, Xi Jinping apriva la World AI Conference di Shanghai. Il presidente cinese ha elogiato i progressi nei modelli a basso costo e ha invocato un ordine tecnologico aperto, ma non ha annunciato nuovi finanziamenti: ha promesso 5.000 corsi di formazione per i Paesi del Sud globale. L’indice Star 50, ricco di titoli tech, ha perso il 3% appena è stato chiaro che i soldi non arrivavano.
Qui la lettura più interessante. Sulla piattaforma OpenRouter la quota di utilizzo dei modelli cinesi da parte di società statunitensi è vicina al record del 60%, riferisce Milano Finanza. Nel 2026 Meta e Microsoft prevedono di destinare insieme circa 725 miliardi di dollari all’intelligenza artificiale. Se la Cina ottiene risultati comparabili con una frazione di quella spesa, la capex americana smette di essere un fossato difensivo e diventa una zavorra competitiva. È plausibile che sia questo, e non la trimestrale di Tsmc in sé, il pensiero che sta togliendo il sonno a chi gestisce denaro sul tech.
Il secondo pilastro che si sta sfilando: i tassi
Le valutazioni lunghe dell’AI reggono su due gambe: capex percepita come investimento e tassi in discesa. Giovedì è arrivata una scossa anche alla seconda. Lorie Logan, presidente della Fed di Dallas, ha sostenuto la necessità di tassi «moderatamente più elevati» per riportare l’inflazione al 2%, ritenendo insufficienti i recenti segnali sui prezzi. Non un rinvio del taglio, ma il ragionamento opposto.
Il contesto dei dati raccontava un’altra storia: vendite al dettaglio Usa a +0,2% mensile a giugno e nuove richieste di sussidi scese a 208.000 contro attese per 216.000. Il Cme FedWatch Tool segnalava una probabilità in calo di un rialzo di 25 punti base alla riunione del 28-29 luglio. Dopo Logan il clima è cambiato, e gli asset più speculativi hanno pagato subito: il Bitcoin è sceso del 2,47% a 63.301 dollari, dopo aver toccato quota 65.000 all’inizio della settimana.
Anche l’oro non ha fatto da rifugio, cedendo lo 0,22% a 3.984 dollari l’oncia. Bank of America avverte che la correzione potrebbe essere solo all’inizio, paragonando la fase agli scenari post 1980 e post 2011 e indicando un’area di accumulo piena solo tra 3.450 e 3.250 dollari. Un avvertimento che merita prudenza, perché costruito su segnali tecnici e non su fondamentali.
Il petrolio aggiunge il terzo strato
Lo Stretto di Hormuz resta la variabile che nessun modello riesce a prezzare. Nella notte sette persone sono morte negli attacchi statunitensi contro ponti e un aeroporto nell’Iran meridionale, nei pressi di Bandar Khamir. Il future sul Wti sale dello 0,98% a 79,72 dollari al barile, il Brent dello 0,82% a 84,92. Sulla settimana il greggio guadagna oltre il 10%, con il Brent sopra l’11%.
Il punto sollevato da Claudio Descalzi in audizione parlamentare merita attenzione: secondo l’ad di Eni il rischio sui flussi energetici mediorientali resterà più elevato di prima anche a pace raggiunta, e l’Europa potrebbe affrontare prezzi del gas elevati a gennaio per l’interruzione delle forniture russe e i bassi stoccaggi. Un petrolio strutturalmente più caro alimenta l’inflazione, che alimenta la linea di Logan, che comprime i multipli. Il cerchio si chiude.
Perché Piazza Affari potrebbe soffrire meno degli altri
Giovedì il Ftse Mib ha chiuso a 52.373 punti, in calo dello 0,07%, sostanzialmente piatto mentre il mondo vendeva tecnologia. Non è stata fortuna. Con Stm come unico vero titolo esposto al ciclo dei chip, l’indice milanese resta il più povero di tech dell’Europa maggiore. Quella che per anni è stata raccontata come arretratezza del listino, oggi somiglia molto a una copertura.
La seduta lo ha mostrato: Fincantieri ha guadagnato il 4,18%, Moncler il 2,68%, Generali il 2,24% e Unicredit l’1,67%, mentre Stm cedeva circa il 5%, Buzzi il 2,47% e Prysmian il 2,27%. Giù anche Poste (-1,88%) e Tim (-1,55%). Fuori dal paniere principale, Sesa ha perso il 12% dopo conti e piano.
Detto questo, il condizionale è d’obbligo. Con il future sull’Eurostoxx 50 in calo di circa l’1% e i futures Usa in flessione tra lo 0,8% e lo 0,9%, Milano dovrebbe aprire in territorio negativo. Un indice difensivo scende meno, non sale.
I titoli da seguire in avvio
Mps, Intesa Sanpaolo e Banco Bpm. Il cda della banca senese, nelle valutazioni preliminari, ha giudicato il premio implicito dell’offerta di Intesa inferiore alla media delle operazioni comparabili e le sinergie annunciate elevate rispetto al perimetro. Al tempo stesso ha lasciato aperta la porta a Banco Bpm, definendo l’ipotesi meritevole di approfondimento come possibile aggregazione industriale. Il risiko bancario italiano continua a essere una storia domestica, largamente scollegata da quello che accade ai chip.
Eni, Saipem e Tenaris. Con il greggio sopra gli 84 dollari e la tensione su Hormuz irrisolta, il comparto oil resta il candidato naturale a fare da contrappeso.
Stm. Difficile immaginare una seduta serena con l’indice di Filadelfia in quello stato.
Moncler, Brunello Cucinelli e Ferragamo. Burberry ha riportato vendite comparabili retail nel primo trimestre fiscale a +5% contro un consenso del 5,22%, con l’area Emeia a -3% per effetto del conflitto in Medio Oriente e della minore spesa dei turisti. Il lusso italiano probabilmente sconterà la lettura, anche se il campione Burberry resta poco rappresentativo del segmento alto.
Stellantis. La Fiom Cgil di Torino ha annunciato altre due giornate di fermo produttivo alla carrozzeria di Mirafiori.
Il quadro macro in breve
L’euro vale circa 1,1435 dollari, con il biglietto verde stabile. Sul fronte italiano, secondo l’Ansa lo spread Btp-Bund ha chiuso giovedì in rialzo a 80,7 punti base, con il rendimento del decennale vicino al 3,94%, mentre in avvio di giornata i ticker di mercato lo indicano in area 83 punti. Un livello che resta storicamente contenuto: il differenziale italiano, per ora, non è il problema di questa fase.
Cosa guardare da qui
La domanda che il mercato si sta ponendo non è se l’intelligenza artificiale funzioni. Sembra piuttosto essere questa: chi paga il conto, e quando torna indietro. Finché la risposta resta vaga, ogni annuncio di capex verrà probabilmente accolto come un’uscita di cassa e non come un ordine acquisito. Per Piazza Affari, forse, il vantaggio relativo di non avere quasi nulla da perdere su quel fronte durerà quanto durerà il dubbio.
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