Piazza Affari avanza in area 52.200 punti ma resta indietro rispetto a Francoforte, frenata dal peso di Eni. Il ribasso del greggio, oltre a spingere i listini, ridimensiona lo scenario che due giorni fa preoccupava di più i mercati: un rialzo dei tassi americani mercoledì.
La lettura più immediata della seduta di lunedì 27 luglio è quella di un classico rally da distensione geopolitica. Stati Uniti e Iran hanno sospeso gli attacchi per la seconda notte consecutiva, il petrolio arretra di circa sei punti percentuali, le Borse salgono. È una lettura corretta ma incompleta, perché il movimento più rilevante della giornata probabilmente non è avvenuto sull’azionario. È avvenuto sui futures sui Fed funds, a quarantotto ore da una riunione della Federal Reserve che fino a venerdì il mercato aveva iniziato a temere.

Un rialzo che nasce fuori da Piazza Affari
Il punto di partenza è il fine settimana. Teheran ha comunicato di aver interrotto le operazioni di rappresaglia dopo la sospensione dei raid americani, mentre le due parti hanno avviato contatti su una possibile ripresa dei negoziati per un cessate il fuoco provvisorio. Un alto funzionario iraniano ha descritto a Reuters la logica come strettamente reciproca, attacco per attacco: una formulazione che dice molto sulla fragilità dell’equilibrio raggiunto. In parallelo, rappresentanti iraniani stanno discutendo con la mediazione dell’Oman la questione del traffico marittimo nello Stretto di Hormuz, che resta il nodo irrisolto della vicenda.
La reazione delle materie prime è stata immediata. Secondo Il Sole 24 Ore Radiocor il Wti cedeva oltre il 6% in area 83-84 dollari al barile, con il Brent in flessione di circa il 6,5% intorno ai 90-91 dollari. Bloomberg ha segnalato un minimo intraday del Brent inferiore ai 90 dollari, con un arretramento che ha toccato il 7,4% prima di un recupero parziale. Le rilevazioni differiscono di qualche decimale a seconda della fonte e dell’orario, ma la direzione è univoca. Ancora più marcato il movimento sul gas europeo: il Ttf di Amsterdam perdeva circa l’8-9% attestandosi vicino ai 58 euro per megawattora.
Va però tenuto presente un dato di contesto che raffredda gli entusiasmi. Nonostante il ribasso odierno, il Brent resta in guadagno di oltre il 50% da inizio anno secondo i calcoli di Bloomberg. La tregua, per ora, ha cancellato l’ultima fiammata, non il premio al rischio accumulato in sei mesi di conflitto.
Perché Milano corre meno di Francoforte
Il confronto tra i listini europei racconta una storia poco intuitiva. Nel pomeriggio il Ftse Mib si muoveva intorno ai 52.200 punti con un progresso vicino allo 0,8%, dopo aver oscillato tra un minimo di 51.862 e un massimo di 52.255 punti rilevato da SoldiOnline alle 13.50. Nello stesso arco di tempo il Dax guadagnava oltre l’1,6%, il Cac 40 poco più dello 0,8%, il Ftse 100 lo 0,6%. I dati intraday di Piazza Affari scontano il consueto ritardo di circa venti minuti e vanno considerati provvisori.
Il divario con Francoforte non è casuale e verosimilmente si spiega con la composizione dei panieri. Un crollo simultaneo di petrolio e gas è un trasferimento di ricchezza dai produttori ai trasformatori: premia l’industria manifatturiera ad alta intensità energetica, molto rappresentata sul listino tedesco, e penalizza chi il greggio lo estrae e lo vende. Milano si trova dalla parte sbagliata di questa equazione più di quanto non lo siano gli altri mercati continentali.
I numeri di apertura riportati da QuiFinanza lo mostrano con chiarezza. Eni cedeva il 4,62% risultando il peggior titolo del paniere, seguita da Tenaris, Snam, Saipem, Terna, A2a e Italgas. Saipem, in particolare, è rimasta debole nonostante l’annuncio di due nuovi contratti assegnati proprio da Eni per un valore complessivo intorno agli 800 milioni di euro: uno offshore per la Fase 3 del progetto Baleine in Costa d’Avorio, l’altro un contratto EPC di Enilive per una nuova unità di deossigenazione nella bioraffineria di Porto Marghera. Quando il mercato riprezza un intero settore, le notizie societarie positive tendono a passare in secondo piano.
Sul fronte opposto, gli acquisti si sono concentrati su Amplifon, in progresso di oltre il 4% dopo che JPMorgan ha alzato la raccomandazione a Overweight da Neutral confermando un target price di 16,70 euro. Bene anche Buzzi e Brunello Cucinelli, con il lusso europeo che attende in serata i conti di Lvmh. In evidenza Ferrari, Campari, Lottomatica, Leonardo e Telecom Italia. Stmicroelectronics ha tentato un rimbalzo dopo la correzione pesante della scorsa settimana, seguita alla guidance sul terzo trimestre inferiore alle attese.
Il vero movimento è sui tassi americani
Qui sta il passaggio che rischia di sfuggire. Nelle ultime due settimane la corsa del greggio oltre i 100 dollari aveva riacceso in modo rapido le scommesse su una stretta della Federal Reserve. Secondo il CME FedWatch, la probabilità implicita di un rialzo dei tassi il 29 luglio era passata dal 10,7% del 15 luglio al 34,7% del 22 luglio, per salire intorno al 38% nelle rilevazioni di venerdì riportate da CBS News. Il consenso degli economisti interpellati da FactSet resta orientato su un mantenimento nell’intervallo 3,50-3,75%, ma la distanza tra consenso e prezzi di mercato si era fatta sottile.
Il canale di trasmissione era diretto: energia più cara, inflazione più persistente, spazio di manovra ridotto per un presidente della Fed come Kevin Warsh, che ha scelto di comunicare meno indicazioni prospettiche dei suoi predecessori e che a giugno non ha nemmeno presentato proiezioni individuali. Un ribasso del greggio di sei o sette punti percentuali agisce esattamente in senso contrario. È plausibile che il mercato stia riportando le probabilità di un rialzo verso i livelli di metà mese, e questo probabilmente conta più, per le valutazioni azionarie, del sollievo geopolitico in sé.
Un segnale però invita alla prudenza. In una giornata di ritorno al rischio l’oro non è arretrato: al contrario si è riportato in area 4.090-4.100 dollari l’oncia insieme agli altri metalli preziosi, mentre il dollaro perdeva terreno e l’euro risaliva sopra 1,14 dollari, intorno a 1,1409. Anche i titoli di Stato hanno guadagnato terreno. Un rialzo simultaneo di azioni, obbligazioni e oro sembra descrivere un mercato che compra la distensione ma non chiude le coperture. Non è il comportamento tipico di chi considera la pace un fatto acquisito.
Sul comparto obbligazionario domestico il quadro resta favorevole: lo spread Btp-Bund è sceso intorno agli 80 punti base, due in meno rispetto alla chiusura di venerdì, con il rendimento del decennale italiano in arretramento verso il 3,93-3,95%.
Risiko bancario, la partita tedesca entra nella fase finale
Sotto le prime pagine dedicate al petrolio si è mossa quella che per il mercato italiano potrebbe rivelarsi la notizia più consistente della settimana. Venerdì 24 luglio Jens Weidmann, presidente del consiglio di sorveglianza di Commerzbank ed ex numero uno della Bundesbank, ha invitato UniCredit ad aprire un confronto sui termini di una possibile integrazione, abbandonando la resistenza mantenuta per mesi. Riporta Reuters che Weidmann ha riconosciuto come i rapporti di forza alla prossima assemblea siano ormai definiti, dopo che l’istituto italiano ha accumulato una quota intorno al 48%, sufficiente a determinare le delibere assembleari.
La postura tedesca si è spostata dalla difesa alla negoziazione delle garanzie: mantenimento delle funzioni di sede a Francoforte, tutela dell’occupazione, continuità del credito alle imprese di media dimensione. Andrea Orcel, dal canto suo, ha indicato il quarto trimestre come orizzonte per la finalizzazione e ha chiesto l’avvio del piano industriale a partire da gennaio 2027. Restano i passaggi regolatori, con la Bce attesa a esprimersi su ulteriori incrementi della partecipazione.
Il titolo UniCredit si è mosso in rialzo, sostenuto anche dai report di Morgan Stanley e JPMorgan, quest’ultima con target price portato a 94 euro e giudizio Overweight confermato. Sullo sfondo restano le ipotesi di riassetto che riguardano Banco Bpm e Mps, a conferma che il consolidamento bancario italiano non ha ancora trovato una configurazione stabile.
Wall Street e Asia confermano il segno
Nelle prime battute della seduta americana i principali indici si muovevano in territorio positivo, con il Dow Jones che sembrava sovraperformare rispetto al Nasdaq: una rotazione coerente con un contesto in cui a beneficiare del calo del greggio sono soprattutto compagnie aeree, trasporti e industriali. Si tratta di prezzi delle prime fasi di contrattazione, da trattare come indicazioni direzionali e non come chiusure. Come riferimento, venerdì l’S&P 500 aveva terminato a 7.411,98 punti in progresso dello 0,05%, il Dow Jones a 51.947,25 in rialzo dello 0,46% e il Nasdaq Composite a 24.975,82 in calo dello 0,64%, secondo i dati CNBC.
In Asia il tono era già positivo: il Nikkei ha chiuso in progresso dello 0,66% a 65.038 punti, trainato da compagnie aeree e automotive, mentre Shanghai e il Topix hanno guadagnato oltre l’1%. A Shanghai ha attirato l’attenzione il debutto di ChangXin Memory Technologies, principale produttore cinese di chip di memoria, con un balzo iniziale intorno al 500% rispetto al prezzo di collocamento e una raccolta di circa 8,6 miliardi di dollari. Sul fronte macro, gli utili industriali cinesi di giugno sono saliti del 15,1% su base annua pur rallentando per il secondo mese consecutivo, mentre Singapore ha inasprito la politica monetaria in anticipo rispetto a possibili pressioni sui prezzi dell’energia.
Cosa osservare nelle prossime sedute
La settimana concentra un numero insolito di appuntamenti potenzialmente in grado di spostare i prezzi. Mercoledì 29 luglio arriva la decisione della Federal Reserve, con la conferenza stampa di Warsh a seguire. Sul fronte societario, dopo Lvmh in serata, negli Stati Uniti sono attesi i conti di Microsoft, Meta, Amazon e Apple, quest’ultima giovedì a mercati chiusi: il mercato guarderà meno ai risultati trimestrali e più ai piani di investimento sull’intelligenza artificiale, dopo le recenti prese di beneficio sui semiconduttori.
Il rischio principale resta però quello di partenza. La sospensione degli attacchi è una tregua di fatto, non un accordo formale, e la questione del transito nello Stretto di Hormuz è ancora sul tavolo dei mediatori. Un ritorno delle tensioni riporterebbe rapidamente il greggio al centro della scena e, con esso, il tema del rialzo dei tassi. Per gli investitori italiani la sensibilità è duplice: al ribasso il listino paga il peso del comparto energetico, al rialzo torna a soffrire il canale inflazionistico. È una simmetria scomoda, e probabilmente spiega perché Piazza Affari, anche in una giornata favorevole, si sia mossa con più cautela dei mercati vicini.
Le informazioni contenute in questo articolo hanno finalità esclusivamente informative e non costituiscono consulenza finanziaria né sollecitazione all’investimento. I dati intraday citati sono provvisori e soggetti a variazione. Ogni decisione di investimento comporta rischi, inclusa la possibile perdita del capitale, e dovrebbe essere assunta previa valutazione della propria situazione personale, eventualmente con il supporto di un consulente abilitato.