Le borse del Vecchio Continente chiudono in flessione una giornata di consolidamento dopo i forti rialzi delle sedute precedenti. Wall Street apre piatta sull’S&P 500, mentre Asia e mercati emergenti restano protagonisti. A Milano la stagione delle trimestrali divide il listino tra storie di valore e tonfi clamorosi.

Dopo due sedute di acquisti aggressivi alimentati dalle speranze di un accordo tra Stati Uniti e Iran, il pomeriggio di giovedì 7 maggio 2026 si chiude sui mercati europei con un tono decisamente più cauto. Una pausa fisiologica, probabilmente, più che un’inversione di tendenza: gli investitori sembrano voler vedere le carte prima di alzare ulteriormente la posta.
Europa in rosso, ma è un consolidamento “sano”
Alle 15:55 il quadro europeo è uniformemente negativo, anche se con cali contenuti. Il FTSE MIB cede lo 0,29% a 49.551 punti, il DAX di Francoforte è il peggiore con un -0,53% a 24.788, mentre CAC 40 parigino e SMI svizzero arretrano rispettivamente dello 0,31% e dello 0,41%. Più pesante invece il FTSE 100 londinese, in calo dell’1,08% a 10.325, probabilmente penalizzato dalla discesa dei titoli energetici sulla scia del petrolio in raffreddamento.
Il quadro globale racconta però una storia più complessa: mentre l’Europa fa una pausa, l’MSCI Emerging cresce dell’1,55% a 1.726 e il Topix giapponese guadagna il 3,00% a 3.840. Lo Shanghai Composite avanza dello 0,48%. Sembra quasi una rotazione geografica più che una vera presa di profitto: i flussi forse stanno cercando le aree che hanno corso meno.
Sul fronte tassi, lo spread BTP-Bund resta saldamente sotto i 75 punti base, con il rendimento del decennale italiano che ha sfiorato il 3,75%. L’euro tratta sopra 1,175 contro il dollaro, mentre il bitcoin scivola nuovamente sotto la soglia degli 81.000 dollari.
Wall Street: apertura senza scossoni
Oltreoceano gli indici partono praticamente fermi. L’S&P 500 è invariato a 7.366 punti (+0,01%), il Dow Jones cede uno 0,08% a 49.869, mentre il Nasdaq 100 sale dello 0,28% a 28.678. Una conferma che, dopo i nuovi massimi storici toccati mercoledì, il mercato americano sta probabilmente entrando in una fase di digestione.
Secondo i dati Reuters, le richieste di sussidi di disoccupazione sono salite di 10.000 unità a quota 200.000, sotto le stime di 206.000: un segnale che probabilmente conferma la resilienza del mercato del lavoro USA. Sul fronte trimestrali, McDonald’s ha riportato un utile in crescita del 6% a 1,98 miliardi di dollari, con ricavi a 6,5 miliardi (+9%). Numeri che dovrebbero rassicurare chi guarda ai consumi americani.
Trimestrali a Milano: tre storie da raccontare
La giornata milanese è dominata dai conti del primo trimestre. E i numeri parlano da soli, anche se le reazioni del mercato non sempre seguono la logica.
Poste Italiane (+2,46% a 23,3 euro) è probabilmente la sorpresa più convincente. Il gruppo ha chiuso il trimestre con ricavi e redditività in crescita oltre il consensus, archiviando un EBIT adjusted a 905 milioni (+14%) e un utile netto di 617 milioni. Il management ha rivisto al rialzo la guidance per l’intero esercizio e ha già fissato per luglio l’appuntamento con il nuovo piano industriale 2026-2030. Una combinazione di fattori che probabilmente continuerà a sostenere il titolo nelle prossime sedute.
Campari Group (-12,5% a 5,728 euro) è invece il caso più doloroso. La conferma della guidance non è bastata a tranquillizzare un mercato che evidentemente si attendeva di più dall’andamento dei ricavi trimestrali. Quando un titolo del lusso liquoristico perde oltre il 12% in una sola seduta, raramente si tratta solo di numeri: forse pesano anche dubbi più strutturali sul posizionamento competitivo. Da seguire con attenzione i prossimi commenti degli analisti.
Tenaris (-5,99% a 24,95 euro) chiude il podio negativo nonostante un trimestre con fatturato e redditività in miglioramento. Le indicazioni per il secondo trimestre sembrano aver raffreddato gli entusiasmi, in un settore dove i prezzi del petrolio in calo non aiutano certo le prospettive di investimento dei grandi clienti del comparto energy.
Bene invece NEXI (+1,77% a 4,204 euro), con conti sopra le attese e target confermati, e Azimut, che a metà giornata ha comunicato un utile netto del primo trimestre a 125 milioni (+8%) confermando gli obiettivi 2026.
Il petrolio: il vero termometro della giornata
Il barile resta la variabile chiave. Dopo il crollo di mercoledì — quando il Brent ha bruciato fino al 12% in una singola seduta scendendo fino a 96,73 dollari — giovedì il greggio si è stabilizzato sopra i 101 dollari, in lieve rialzo dello 0,39% a 101,66 secondo le rilevazioni di metà giornata.
La cornice è quella di un memorandum d’intesa di una sola pagina e 14 punti che USA e Iran starebbero negoziando attraverso mediatori pakistani. Teheran ha confermato di star valutando la proposta. Tuttavia, lo stesso presidente Trump ha precisato che dare per scontata l’accettazione da parte iraniana sarebbe “una grossa supposizione”, minacciando la ripresa degli attacchi militari in caso di mancata adesione.
Tradotto: il rischio geopolitico non è affatto archiviato. E i mercati lo sanno, motivo per cui il petrolio fa fatica a scendere ulteriormente nonostante il sentiment positivo. La percezione, probabilmente, è che il trade direzionale richieda ancora prudenza.
Cosa aspettarsi nelle prossime ore
L’agenda macro pomeridiana resta densa: alle 16:00 italiane sono attese le spese per costruzioni USA di marzo. Numeri che, in assenza di sorprese sul fronte iraniano, potrebbero indirizzare le ultime ore di contrattazione.
Il mercato sembra aver già prezzato uno scenario costruttivo. Il rischio principale, forse, non è tanto un dato macro debole quanto un’eventuale frenata diplomatica nelle prossime 48 ore. Per ora, gli investitori sembrano disposti a dare credito alla narrativa di un disgelo, ma la prudenza dell’Europa di oggi suggerisce che nessuno vuole essere l’ultimo a comprare prima di una possibile delusione. Vedremo se Teheran sarà della stessa idea.