Cosa è successo sui mercati nella mattinata di lunedì
La settimana si è aperta con un euro in netto calo, sceso tra 1,11 e 1,12 dollari a seconda dell’orario di rilevazione. È il punto più basso da diciassette mesi a questa parte. Le Borse europee hanno reagito in ordine sparso: Parigi ha aperto invariata ed è rimasta la piazza più debole del continente, mentre Francoforte e Londra si sono mosse in lieve rialzo.
Sul fronte obbligazionario lo spread tra BTP e Bund ha avuto una mattinata nervosa. Dopo un’apertura poco sopra i 113 punti base, il differenziale è risalito fino all’area 120-122 punti dopo l’annuncio arrivato da Madrid, con il rendimento del decennale italiano tra il 4,63% e il 4,66%.
| Indicatore | Livello | Cosa ci dice |
|---|---|---|
| Euro/dollaro | 1,11-1,12 | Minimi da maggio 2025 |
| Spread BTP-Bund | 114-122 punti base | In risalita dopo l’annuncio spagnolo |
| Rendimento BTP 10 anni | 4,63%-4,66% | Sotto il decennale francese |
| Spread OAT-Bund | Oltre 150 punti base (venerdì) | La Francia paga un premio superiore all’Italia |
| Petrolio Brent | Circa 101-102 dollari | Rincaro amplificato dal cambio debole |
| Dollar Index | Area 102 | Vicino ai massimi da aprile 2025 |
Scorri la tabella orizzontalmente per vedere tutte le colonne.
Spagna, il governo cade sulla casa e si vota il 29 novembre
Il detonatore della mattinata è arrivato da Madrid. Pedro Sánchez ha annunciato dal Palazzo della Moncloa lo scioglimento delle Cortes e la convocazione di elezioni anticipate per domenica 29 novembre, circa nove mesi prima della scadenza naturale della legislatura.
La crisi nasce dalla bocciatura in Parlamento di due decreti sull’emergenza abitativa, un tema che in Spagna da settimane porta in piazza migliaia di persone. Sui provvedimenti sono mancati i voti decisivi di Junts, il partito indipendentista catalano, dopo il no già annunciato da Partito popolare e Vox. Nel suo discorso il premier ha anche rivendicato il rifiuto di portare la spesa militare al 5% richiesto in ambito Nato, un passaggio che probabilmente diventerà centrale in campagna elettorale.
Per i mercati la Spagna è stata negli ultimi anni una delle economie più dinamiche dell’area euro. Proprio per questo l’incertezza politica a Madrid pesa più del solito: un esito elettorale frammentato potrebbe rallentare riforme e conti pubblici in una fase in cui gli investitori sono già molto sensibili al rischio sovrano.
Francia, lo spread oltre 150 punti che spaventa i gestori
Se la Spagna è la notizia del giorno, la Francia è con ogni probabilità il problema di fondo. Venerdì il differenziale tra titoli di Stato francesi e Bund tedeschi a dieci anni ha superato i 150 punti base, alimentando i timori di un contagio sul resto del mercato obbligazionario europeo.
Alla base ci sono un debito pubblico elevato e uno stallo politico che si trascina in vista delle presidenziali del prossimo anno. Nelle ultime sedute diversi gestori hanno ridotto l’esposizione ai titoli francesi a favore dei Bund, un movimento che spiega in buona parte la debolezza relativa della Borsa di Parigi.
BTP sotto l’OAT: per una volta l’Italia non sembra l’anello debole
È forse il dato più interessante per un investitore italiano. Nella seduta di venerdì il decennale francese viaggiava appena sotto il 4,9%, mentre il BTP di pari scadenza si fermava al 4,64%. In altre parole, il mercato chiede oggi più rendimento per prestare denaro a Parigi che a Roma.
Questo non significa che i rischi sull’Italia siano scomparsi. Lo spread BTP-Bund resta sensibile a ogni scossa europea, come dimostra il rialzo di stamattina, e il debito italiano rimane tra i più alti dell’area. Ma il baricentro delle preoccupazioni sembra essersi spostato: in questa fase gli investitori guardano probabilmente più all’asse Parigi-Madrid che a Roma.
Non è solo una questione europea: dollaro forte, Fed e petrolio
La debolezza dell’euro ha anche una componente americana. Il 16 settembre la Federal Reserve ha alzato i tassi portandoli al 3,75%-4,00%, e a fine settembre il rendimento del Treasury decennale ha toccato il livello di chiusura più alto dal luglio 2007. Il Dollar Index si muove in area 102, vicino ai massimi da aprile 2025.
Venerdì però è arrivato un segnale in direzione opposta. Il rapporto sul lavoro di settembre ha mostrato soli 29.000 nuovi occupati, contro attese superiori a 80.000, con revisioni al ribasso di circa 60.000 posti sui due mesi precedenti. Le probabilità di un nuovo rialzo della Fed a fine ottobre sono scese sotto il 20%, anche se il mercato continua a prezzare una stretta entro dicembre.
È proprio questo il punto: se la spinta del dollaro tende ad attenuarsi e l’euro continua comunque a scendere, è plausibile che la causa principale sia il rischio politico interno all’Eurozona.
Cosa può cambiare per chi investe in euro
Un euro debole non ha effetti uguali per tutti. Ecco i tre aspetti che, con buona probabilità, meritano più attenzione nelle prossime settimane.
Investimenti in dollari
Chi detiene azioni o ETF americani senza copertura valutaria beneficia in questa fase dell’effetto cambio: lo stesso titolo, convertito in euro, vale di più. Chi invece ha scelto strumenti con copertura dal rischio di cambio non ottiene questo vantaggio, ma resta protetto nel caso di un recupero della moneta unica. La scelta tra le due soluzioni dipende soprattutto dall’orizzonte temporale e dal peso complessivo del dollaro nel portafoglio.
Energia e inflazione importata
Il petrolio si paga in dollari. Con il Brent intorno ai 101-102 dollari al barile e un euro più debole, il costo dell’energia per le economie europee sale due volte. È un fattore che potrebbe tenere alta l’inflazione nell’area euro e complicare il lavoro della Banca centrale europea nei prossimi mesi.
Obbligazioni governative europee
Con le elezioni spagnole fissate a fine novembre e la tensione sui conti francesi, è ragionevole attendersi una volatilità maggiore sugli spread dei Paesi periferici e semi periferici. Per chi investe in titoli di Stato, la diversificazione tra emittenti e scadenze diventa forse ancora più importante del solito, così come la verifica della duration complessiva del portafoglio.
Come affrontiamo noi questi scenari
Fasi come questa, in cui cambio, tassi e politica si intrecciano, sono quelle in cui un metodo chiaro fa la differenza rispetto alle reazioni impulsive. Nei nostri Portafogli Modello in ETF trovi composizioni pronte, con esposizione valutaria e performance sempre aggiornate. Nei nostri webinar di formazione affrontiamo proprio questi temi, dalla gestione del rischio di cambio alla scelta delle obbligazioni, e con i nostri strumenti di finanza personale puoi monitorare come le tue scelte reagiscono ai movimenti di mercato.
Le informazioni contenute in questo articolo hanno finalità esclusivamente informative e divulgative e non costituiscono consulenza finanziaria, sollecitazione al pubblico risparmio o raccomandazione di investimento. I dati di mercato si riferiscono al momento della redazione e possono variare. Prima di prendere decisioni di investimento è opportuno valutare la propria situazione personale e, se necessario, rivolgersi a un professionista abilitato.