Il debutto record di SpaceX a Wall Street sta ridisegnando le valutazioni dell’intero comparto spaziale: il titolo SPCX viaggia intorno ai 170 dollari, ma diversi concorrenti quotati hanno pagato dazio. In Italia riflettori su Avio. Sullo sfondo, una seduta di euforia: Piazza Affari aggiorna i massimi storici oltre quota 52mila punti, mentre il petrolio crolla dopo l’intesa tra Washington e Teheran.

Lo spazio diventa “grande”, e cambia le regole del gioco

C’è un paradosso che merita attenzione in questo avvio di settimana. Lo sbarco di SpaceX in Borsa, salutato come il momento simbolo di un intero settore, sta producendo un effetto tutt’altro che lineare sui titoli spaziali già quotati.

Andiamo con ordine. La società di Elon Musk ha debuttato venerdì 12 giugno sul Nasdaq con il ticker SPCX, dopo aver fissato il prezzo dell’offerta a 135 dollari. L’azione ha aperto a 150 dollari e ha chiuso la prima seduta a 160,95 dollari, in rialzo di circa il 19%. Numeri che, secondo Reuters e CNBC, fanno di questa la più grande IPO della storia, con una raccolta vicina ai 75 miliardi di dollari e una capitalizzazione che ha superato i 2.000 miliardi, sufficiente — riporta CNBC citando TipRanks — a issare SpaceX al sesto posto tra le società americane più preziose, scavalcando perfino Tesla.

In avvio di settimana la corsa è probabilmente proseguita: secondo Investing.com e Robinhood, lunedì il titolo trattava in area 170 dollari, con scambi nel premarket dati in rialzo di oltre il 5% da TheStreet. Ad alimentare l’entusiasmo anche la notizia, anticipata dal Wall Street Journal, di un investimento superiore al miliardo di dollari da parte della magnate mineraria australiana Gina Rinehart. Un dettaglio che racconta bene la natura di questa quotazione: secondo le stime del presidente del Nasdaq riportate da CNBC, circa 15 miliardi della raccolta sarebbero arrivati dagli investitori retail, una quota insolitamente alta.

Qui, però, scatta il rovescio della medaglia. Per oltre un anno i titoli spaziali “puri” — da Rocket Lab ad AST SpaceMobile, da Planet Labs a Virgin Galactic — erano saliti cavalcando l’attesa per l’IPO di SpaceX, in quello che gli analisti chiamano “halo trade”, l’effetto alone. Con il debutto vero e proprio, quel meccanismo sembra essersi rovesciato. Venerdì, mentre SpaceX volava, i concorrenti hanno incassato vendite pesanti: secondo i dati Reuters ripresi dalla stampa di settore, Rocket Lab e Planet Labs hanno ceduto circa l’8%, Intuitive Machines l’11%, AST SpaceMobile oltre il 12% e Virgin Galactic addirittura il 28%.

La spiegazione più plausibile è che il mercato, avendo finalmente un metro di paragone “in carne e ossa”, stia rivedendo le valutazioni dell’intero comparto. Detto altrimenti: capitali ruotati verso il nome più grande e liquido, a spese dei più piccoli e ancora in perdita. Vale la pena ricordare che si tratta di titoli speculativi, legati a tabelle di marcia industriali ambiziose: Rocket Lab, pur con ricavi trimestrali a 200 milioni (+64% anno su anno) e un portafoglio ordini record da 2,2 miliardi, resta non profittevole e tratta a multipli elevatissimi sulle vendite; AST SpaceMobile ha mancato le attese di fatturato nell’ultimo trimestre, pur confermando una guidance 2026 tra 150 e 200 milioni.

Avio, la “piccola” italiana che cavalca l’onda

Per chi guarda da Piazza Affari, il proxy più diretto del tema spaziale è Avio. Il gruppo di Colleferro, alle porte di Roma, è verosimilmente l’unico operatore europeo a garantire un accesso autonomo allo spazio con la famiglia di lanciatori Vega, e da mesi viaggia in sintonia con l’entusiasmo per il settore.

I numeri raccontano una storia diversa da quella dei concorrenti americani più “narrativi”. Secondo Milano Finanza, nel giorno dello sbarco di SpaceX l’azione ha guadagnato oltre il 5%, sfiorando i 41 euro, e nell’ultimo anno ha messo a segno un progresso vicino al 150%, con la capitalizzazione salita intorno ai 2 miliardi. Ma, a differenza di molti peer, qui ci sono fondamentali solidi a sostegno: il 2025 si è chiuso con ricavi per 541,7 milioni (+22,7%) e utile netto in forte crescita, mentre la guidance 2026 indica un fatturato tra 560 e 590 milioni e un portafoglio ordini stabile attorno ai 2,1 miliardi. Gli analisti di Intermonte, riferisce sempre Milano Finanza, mantengono una raccomandazione Outperform con target a 42 euro.

A completare il quadro tricolore c’è Leonardo, che del comparto spazio rappresenta il regista industriale: controlla il 33% di Thales Alenia Space e circa il 19% della stessa Avio, e nel 2025 la sua divisione spaziale ha contribuito con un miliardo di euro al fatturato. È probabile, quindi, che il filone “space economy” resti uno dei più seguiti a Milano anche nelle prossime settimane, complice la spinta strutturale alla spesa per difesa e spazio in Europa.

Borse in festa: Piazza Affari al record, petrolio in caduta

Tutto questo si innesta in una giornata di chiaro segno “risk-on”. Il motore è geopolitico: nella notte il presidente americano Donald Trump ha annunciato che l’intesa con l’Iran è ormai conclusa, con la firma ufficiale attesa venerdì 19 giugno a Ginevra e la prospettiva di riapertura dello Stretto di Hormuz, attraverso cui transita circa il 20% del greggio mondiale. La notizia, riportata da Reuters, CNBC e Il Sole 24 Ore, ha acceso i listini di mezzo mondo: in Asia, secondo Al Jazeera, Nikkei e Kospi hanno chiuso con rialzi superiori al 5%.

In Europa la seduta è partita in deciso progresso. Stando ai dati di Milano Finanza e Il Sole 24 Ore, il FTSE MIB ha superato per la prima volta quota 52mila punti — nuovo massimo storico — con Francoforte (+1,7%), Parigi (+1,6%) e Londra in scia. A Piazza Affari hanno corso soprattutto i settori più sensibili al calo dell’energia e al miglioramento del quadro macro: bene le banche, in evidenza il lusso e l’auto, con Stellantis sopra il +5% e Ferrari oltre il +4% (sostenuta anche dalla prima vittoria di Lewis Hamilton con la Rossa e da una promozione di Morgan Stanley). In coda, com’era prevedibile, gli energetici Eni, Tenaris e Saipem, penalizzati dal tonfo del greggio.

Già, il petrolio: il Brent è scivolato in area 83 dollari e il WTI verso gli 80, con cali che in mattinata sfioravano il 4-5% anche sul gas, secondo Il Sole 24 Ore. Un movimento che allenta le tensioni sull’inflazione e che ha favorito anche i titoli di Stato: lo spread tra BTP e Bund è sceso fino a 71 punti base.

Un dettaglio che merita di non passare inosservato riguarda i metalli preziosi. Pur in una giornata di propensione al rischio, oro e argento risultavano in rialzo (rispettivamente intorno al +2,8% e al +4%, secondo i dati TheStreet), una divergenza forse legata a un dollaro più debole e a flussi di copertura che, in una fase così euforica, vale la pena tenere d’occhio.

Cosa guardare nei prossimi giorni

L’agenda resta fitta e potenzialmente market-moving. Il primo appuntamento è la firma formale dell’accordo USA-Iran, in calendario venerdì: un esito positivo consoliderebbe il calo del greggio, mentre un eventuale intoppo riporterebbe rapidamente la volatilità. A metà settimana l’attenzione si sposterà sulla Federal Reserve, attesa con una nuova riunione di politica monetaria che probabilmente offrirà indicazioni sul percorso dei tassi americani.

Sul fronte spaziale, i catalizzatori non mancano: AST SpaceMobile dovrebbe lanciare mercoledì 17 giugno i satelliti BlueBird 8-10 su un razzo Falcon 9, mentre Rocket Lab è attesa nell’indice Nasdaq-100 a partire da lunedì 22 giugno. Per SpaceX, infine, il primo vero banco di prova “contabile” sarà la trimestrale, in programma a inizio settembre. Fino ad allora, è plausibile che il titolo resti volatile: diversi operatori, citati da Yahoo Finance, mettono in conto oscillazioni marcate nelle prossime sedute, anche perché il prezzo attuale si colloca già sopra il target medio degli analisti.