In una giornata complessivamente in rosso per i listini europei, con il FTSE MIB che cede oltre l’1,4% e i tecnologici sotto pressione, qualcosa di interessante succede ai piani alti del settore difesa. Mentre il comparto continua a digerire una correzione che dura ormai da settimane, Leonardo si stacca dal gruppo e guida i rialzi del listino milanese con un progresso intorno all’1% in area 50,40 euro. Un movimento isolato, certo, ma che apre una domanda che oggi divide gli operatori: la sbornia del riarmo è davvero finita, oppure il mercato sta semplicemente respirando prima della prossima accelerazione?

Da rally storico a correzione: cosa è successo davvero
Per capire il momento attuale conviene fare un passo indietro. Il 2025 è stato per la difesa europea un anno forse irripetibile: l’indice Stoxx Targeted Defence ha chiuso con un guadagno superiore al 60% e ha continuato a correre nelle prime settimane del 2026, con un balzo aggiuntivo a doppia cifra entro marzo. Poi qualcosa si è inceppato.
Da inizio anno, secondo i dati riportati da Investing, Rheinmetall — il titolo simbolo del comparto — perde circa il 25%, scivolando intorno ai 1.150 euro e toccando i minimi da 52 settimane. Leonardo ha visto i suoi 66 euro di marzo ridursi progressivamente fino a un minimo a 49,12 toccato il 12 maggio, prima del rimbalzo odierno. L’intero comparto, secondo le rilevazioni di MarketScreener, ha ceduto in media oltre il 10% dai picchi.
Le ragioni di questa frenata non sono univoche. Pesa probabilmente la combinazione di alcuni fattori: trimestrali sotto le attese di Rheinmetall, il riposizionamento di alcuni grandi fondi tematici dopo guadagni straordinari, l’attesa di accordi diplomatici (vertice Trump-Xi a Pechino, dossier Iran) e qualche dichiarazione politica controcorrente — come quella di Papa Leone, che giovedì alla Sapienza ha definito il riarmo europeo un “tradimento” della diplomazia. Una retorica che, sebbene non muova fondamentali, può forse incidere sul sentiment di mercato.
Il quadro fondamentale resta solido (e qui sta il punto)
Eppure, guardando ai numeri strutturali, lo scenario sembra ancora favorevole. Secondo i dati pubblicati dal Consiglio europeo, la spesa militare degli Stati membri UE ha raggiunto 343 miliardi di euro nel 2024 e dovrebbe toccare 381 miliardi nel 2025, in crescita dell’11% anno su anno. Lo strumento SAFE da 150 miliardi di prestiti per acquisti comuni resta operativo, e diversi governi continuano ad alzare l’asticella: la Germania punta dichiaratamente al 5% del PIL, ogni punto percentuale aggiuntivo vale all’incirca 45 miliardi di nuova spesa.
Sul fronte italiano, Morningstar DBRS stima che Leonardo possa intercettare tra il 30% e il 50% degli appalti pubblici aggiuntivi previsti per la difesa nazionale, mentre il piano industriale 2026-2030 atteso nei prossimi mesi potrebbe rappresentare un catalizzatore importante. La trimestrale appena diffusa, secondo le analisi raccolte da Websim, ha mostrato ordini e redditività sostenuti dalle divisioni Electronics Europe e Aeronautics, con guidance annuale confermata.
Cosa dicono gli analisti adesso
Qui le opinioni divergono, e probabilmente è proprio questa la fase più interessante per chi guarda al settore. Secondo quanto riportato da Investing, Barclays ha emesso questa settimana un rating Buy su Rheinmetall, mentre Warburg Research ha promosso il titolo a Buy da Hold, definendo il sell-off “eccessivo”. Jefferies, in una nota citata da diverse testate finanziarie, ha confermato Leonardo e Rheinmetall come top pick del comparto.
Sull’altro fronte, JPMorgan è più cauta: gli analisti guidati da David Perry hanno tagliato le stime di EPS di Rheinmetall per il periodo 2027-2030, sottolineando che la società ha “mancato” gli obiettivi in quattro trimestri su sei. Tradotto: il rischio di revisioni al ribasso esiste, anche se la banca americana resta complessivamente ottimista sul ciclo della spesa tedesca per almeno cinque anni.
L’indicazione che emerge — ed è qui che il giudizio diventa probabilistico — è che probabilmente il mercato sta attraversando una fase di assestamento dopo eccessi di entusiasmo, non un’inversione strutturale. Ma è una distinzione che, sul breve periodo, può fare la differenza tra entrare ora o aspettare.
Perché il movimento di Leonardo oggi può dire qualcosa
Il fatto che Leonardo guidi i rialzi proprio nella giornata in cui Wall Street apre in calo, il tech europeo crolla (STM -5%) e i bancari arretrano, potrebbe non essere un caso isolato. Il titolo, secondo i dati del Sole 24 Ore, ha toccato un massimo intraday di 50,25 euro contro un minimo di 49,41 e mostra una performance a 12 mesi ancora positiva (+9,6%). Il consenso degli analisti, secondo i dati di Reuters, resta orientato all’acquisto con target medi sopra i livelli attuali.
Resta da capire se siamo davanti a un classico rimbalzo tecnico dopo aver testato la zona di supporto di area 49 euro, oppure all’inizio di un movimento più sostenuto, magari in vista del piano strategico atteso. La risposta probabilmente arriverà nelle prossime settimane, ma il setup tecnico — un titolo che regge mentre tutto il resto scende — è un segnale che vale la pena monitorare.
Cosa guardare adesso
Tre elementi meritano attenzione nei prossimi giorni: l’evoluzione del dossier Iran e le possibili escalation nello Stretto di Hormuz (che potrebbero riaccendere il sentiment difesa), il pronunciamento di S&P sull’Italia atteso in serata e gli sviluppi sull’asse Berlino-Bruxelles in tema di spesa militare. Sul piano dei singoli titoli, oltre a Leonardo, vale la pena seguire Fincantieri (in attesa di commesse navali) e i nomi mid-cap del comparto, oltre agli ETF specializzati che hanno subito flussi in uscita nelle ultime settimane.
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