Una seduta al cardiopalma quella di oggi sui mercati europei. La giornata è iniziata nel peggiore dei modi, con i listini in forte calo e il petrolio che sfiorava i 101 dollari al barile. Poi, nel giro di poche ore, un colpo di scena: le dichiarazioni di Trump su possibili negoziati con l’Iran hanno ribaltato completamente il sentiment. Il FTSE MIB chiude a +1,36%, il DAX a +1,59%. Una inversione che, però, solleva più domande di quante ne risolva.
Un’apertura da incubo
Le borse europee hanno aperto la settimana in netto calo: Francoforte cedeva il 2%, Londra l’1,43%, Parigi l’1,61%, Milano oltre il 2%. A pesare era l’escalation geopolitica in Medio Oriente, con il conflitto tra USA, Israele e Iran giunto ormai alla quarta settimana. Il prezzo del petrolio Brent aveva toccato quota 109 dollari al barile, e l’oro era crollato a 4.153 dollari l’oncia, segnando un -9,2%.
Lo spread BTP-Bund, dopo aver superato i 100 punti base, si riportava sugli 88 punti, ma la tensione restava alta. I mercati asiatici avevano già dato indicazioni negative nella notte: Tokyo aveva lasciato il 3,48%, Seul il 6,5%, con Giappone e Corea tra i paesi più esposti alle interruzioni delle forniture energetiche globali — come confermano i dati visibili anche dai dati in screenshot con il TOPIX a -3,41% e lo Shanghai Composite a -3,63%.
Il colpo di scena di Trump
Il confronto tra Stati Uniti e Iran è entrato in una fase cruciale: dapprima Trump aveva intimato a Teheran di riaprire lo Stretto di Hormuz entro 48 ore, minacciando attacchi alle infrastrutture energetiche, con l’Iran che aveva risposto ventilando ritorsioni su impianti strategici nel Golfo.
Poi, intorno a metà mattinata, la svolta. Trump ha annunciato su Truth Social progressi nei colloqui con l’Iran, parlando di «conversazioni molto positive e produttive», e ha rinviato eventuali attacchi per cinque giorni, condizionandoli all’esito delle trattative. Un messaggio che ha probabilmente sorpreso molti osservatori, visto il tono aggressivo dei giorni precedenti.
I mercati hanno reagito quasi immediatamente: il prezzo del petrolio Brent è calato del 13%, per poi risalire leggermente. Il WTI è scivolato a 90 dollari (-8,7%) dopo aver toccato un massimo a 100,68 dollari, mentre il Brent si è portato a 104,5 dollari (-7%) dagli iniziali 113,7 dollari al barile.
Il rimbalzo dei listini europei

A Piazza Affari il FTSE MIB era scivolato sotto quota 42.000 punti, ma scavallate le ore 12 il listino ha iniziato a guadagnare fino ad arrivare a +2%. I dati finali, visibili nello screenshot, confermano la chiusura in positivo: FTSE MIB +1,36% a 43.424 punti, DAX +1,59% a 22.737, CAC 40 +1,16% a 7.755.
A Piazza Affari ha guidato il rimbalzo il settore bancario, con tutti i titoli principali che hanno registrato guadagni superiori al 3%. Tra i migliori Mediobanca (+5,23%), Banca MPS (+5,07%), BPER Banca (+5,06%) e UniCredit (+5,02%).
Oltreoceano, Wall Street sembra aver apprezzato la distensione: S&P 500 +1,47% a 6.602, Dow Jones +1,64% a 46.325, NASDAQ 100 +1,62% a 24.285.
Le contraddizioni di Trump e i rischi per i mercati
Vale la pena però non farsi trascinare dall’entusiasmo del rimbalzo. Nelle ultime ore Trump ha fatto dichiarazioni molto contraddittorie: dapprima aveva detto di non voler negoziare un cessate il fuoco con l’Iran, perché «non fai un cessate il fuoco quando stai annientando la parte avversa», alludendo a una vittoria schiacciante. Poco dopo, ha postato su Truth che gli USA stanno valutando di «ridimensionare i propri ingenti sforzi militari».
Sul campo, intanto, la realtà sembra dire il contrario: gli USA stanno inviando nella regione tra 2.200 e 2.500 marines aggiuntivi, oltre a due navi d’assalto anfibio. Un paradosso che rende difficile interpretare le intenzioni reali della Casa Bianca.
Non è ancora arrivata una risposta ufficiale dell’Iran al rinvio dell’ultimatum. Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha dichiarato che Teheran non intende negoziare una semplice sospensione delle ostilità, ma una fine duratura del conflitto.
Cosa aspettarsi nei prossimi giorni
Probabilmente la variabile chiave da monitorare resta lo Stretto di Hormuz. Trump e il premier britannico Starmer si sono sentiti telefonicamente, concordando che la riapertura dello Stretto è essenziale per garantire la stabilità del mercato energetico globale.
Sul fronte energetico, Saudi Aramco ha dichiarato che esporterà circa il 70% delle spedizioni normali di greggio entro pochi giorni, avvertendo però di «conseguenze catastrofiche» se la guerra dovesse continuare a bloccare Hormuz.
È possibile che il rimbalzo odierno sia più il riflesso di un sollievo momentaneo che di una vera svolta diplomatica. I mercati, che detestano l’incertezza sopra ogni altra cosa, hanno probabilmente risposto in modo forse eccessivo a segnali ancora tutti da confermare. Nelle prossime 48-72 ore si capirà se i colloqui USA-Iran hanno davvero una sostanza concreta, o se si tratta dell’ennesima mossa tattica in un conflitto che, a quasi un mese dall’inizio, non sembra ancora vicino a una risoluzione definitiva.
