Wall Street ha chiuso ai massimi storici sull’onda dell’accordo Usa-Iran e della corsa di SpaceX, mentre Milano ha sfondato per la prima volta quota 52.000 punti. Stamattina, però, i future raffreddano l’entusiasmo: l’attenzione si sposta sulla riunione della Federal Reserve di mercoledì, la prima guidata da Kevin Warsh, e su una serie di dubbi che il mercato non ha ancora del tutto archiviato.

Il “dividendo della pace” incassato in un giorno solo

La giornata di lunedì verrà probabilmente ricordata come una delle più euforiche dell’anno. L’annuncio di un’intesa per porre fine alle ostilità tra Stati Uniti e Iran e per riaprire lo Stretto di Hormuz ha acceso un rally che ha attraversato tutti i listini, da Tokyo a New York. La firma ufficiale dell’accordo, secondo quanto riferisce Il Sole 24 Ore, è attesa per venerdì a Ginevra, con un negoziato di sessanta giorni destinato a definire i contorni di una pace più strutturale.

A Wall Street i tre principali indici hanno chiuso in territorio record. Il Dow Jones ha guadagnato lo 0,92% a 51.671 punti, toccando anche un nuovo massimo storico intraday; lo S&P 500 è salito dell’1,65% a 7.554 punti, mentre il Nasdaq Composite ha messo a segno un balzo del 3,07% a 26.684 punti, la sua seduta migliore dalla fine di marzo. Numeri che, come sottolinea la CNBC, raccontano un mercato tornato improvvisamente “risk-on” dopo le tensioni delle settimane precedenti.

Il vero protagonista resta però SpaceX. Al secondo giorno di contrattazioni dopo l’IPO di venerdì, il titolo (ticker SPCX) ha guadagnato un altro 20%, superando i 192 dollari e portando la capitalizzazione oltre i 2.500 miliardi di dollari. Bloomberg stima che la sola seduta di lunedì abbia aggiunto circa 412 miliardi di dollari di valore. Gli analisti, va detto, restano divisi sulla sostenibilità di queste valutazioni: una parte del mercato scommette sull’imminente ingresso del titolo nei principali indici, ma è plausibile che la volatilità resti elevata nei prossimi giorni.

Milano regina d’Europa, sopra 52.000 per la prima volta

Anche il Vecchio Continente ha cavalcato l’onda. Piazza Affari, in particolare, ha aggiornato il proprio record assoluto superando per la prima volta la soglia dei 52.000 punti. A trainare il FTSE MIB sono stati soprattutto i titoli a quattro ruote — Ferrari in rialzo di circa il 4%, sostenuta anche dalla vittoria di Lewis Hamilton nel Gran Premio di Catalogna, e Stellantis intorno al +3,3%, dopo l’annuncio di un piano da 5 miliardi di euro di investimenti in Italia entro il 2030 senza chiusure di stabilimenti.

Bene anche il comparto bancario, sempre al centro del cosiddetto “risiko”: Bper si è messa in evidenza con un progresso superiore al 3%, seguita da Mediolanum, Banco BPM e UniCredit. Proprio su quest’ultima, secondo le indiscrezioni riportate dalla stampa finanziaria, la partecipazione in Commerzbank è salita al 37,99% diretto (e oltre il 41% includendo i derivati). Sul fronte MPS, il ministro Tajani ha chiarito che il governo non interferirà con il golden power, mentre il Corriere della Sera riferisce che l’ad Lovaglio potrebbe presentare contromisure all’offerta di Intesa Sanpaolo in occasione del cda del 22 giugno.

Il crollo del petrolio e il paradosso dei beni rifugio

Il rovescio della medaglia dell’accordo di pace è stato il tonfo delle materie prime energetiche. Con la prospettiva di uno Stretto di Hormuz nuovamente percorribile, il greggio è arretrato in modo deciso: il WTI è scivolato intorno agli 80 dollari al barile. Nell’arco dell’ultimo mese, come evidenzia FIRSTonline, il petrolio ha perso circa un quarto del suo valore, anche se da inizio anno il saldo resta ampiamente positivo (+40% circa per il WTI, +36% per il Brent). In forte calo pure il gas naturale europeo, scivolato sotto i 43 euro per megawattora.

Curioso, e per certi versi controintuitivo in una seduta così euforica, il comportamento dei beni rifugio: l’oro ha guadagnato oltre il 3% portandosi sopra i 4.300 dollari l’oncia, mentre l’argento è tornato sopra quota 70 dollari. Un dato che suggerisce come, sotto la superficie del rally, una parte degli investitori continui forse a coprirsi contro l’incertezza, complici anche i nuovi segnali di debolezza dell’economia americana.

Sotto la festa, qualche crepa

Perché di segnali in chiaroscuro ce ne sono. L’indice manifatturiero Empire State della Fed di New York è crollato a 5,7 a giugno, dai 19,6 del mese precedente, ben al di sotto delle attese. È il tipo di dato che, in un contesto diverso, avrebbe pesato sui listini: lunedì è passato quasi inosservato, ma è probabile che torni a farsi sentire se la serie di indicatori macro dovesse confermare un rallentamento.

Non a caso, stamattina i future su Wall Street indicano un avvio più cauto, in parziale ritirata dopo l’euforia. Sul finale di seduta, del resto, i listini avevano già rallentato il passo: gli investitori, racconta Il Sole 24 Ore, hanno preferito monetizzare parte dei guadagni, frenati dalle nuove minacce di Donald Trump in materia di dazi e dai dubbi sulla riapertura davvero “senza pedaggi” dello Stretto di Hormuz.

Cosa guardare oggi e nei prossimi giorni

La settimana entra ora nel vivo sul fronte delle banche centrali. Il piatto forte è la riunione della Federal Reserve di mercoledì, la prima sotto la presidenza di Kevin Warsh: il consenso degli economisti, riportato da Reuters, è per un mantenimento dei tassi nell’intervallo 3,50%-3,75%. L’attenzione, più che sulla decisione in sé, sarà tutta sulle parole del nuovo presidente e sulle proiezioni economiche aggiornate, per capire se la Fed intenda davvero abbandonare il suo orientamento accomodante.

Sempre questa settimana sono attese le decisioni della Bank of Japan — considerata la più probabile candidata a un rialzo di 25 punti base, in un contesto in cui il petrolio più economico aiuta un Paese importatore netto di energia come il Giappone — e della Bank of England, dalla quale non si attendono invece modifiche. Sullo sfondo restano i nodi italiani: l’evoluzione del risiko bancario in vista del cda MPS del 22 giugno e l’andamento del nuovo BTP Italia, che nel primo giorno di collocamento ha già raccolto ordini per oltre 3,1 miliardi di euro.

In sintesi: il mercato ha incassato in fretta il dividendo della pace, ma ora dovrà dimostrare di saperlo difendere. E molto, verosimilmente, dipenderà da quanto dirà — e da quanto non dirà — Kevin Warsh mercoledì sera.